Quando c’è la crisi economica non si può pensare alla decrescita felice

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I commenti su quanto stiamo vivendo dalla esplosione del Covid variano a seconda della propria condizione di lavoro e di vita. In chi è garantito, perché pensionato o perché con un impiego a tempo indeterminato, prevale l’analisi filosofica del tipo “Nulla sarà come prima” , per chi vive una situazione non garantita invece prevale l’analisi delle conseguenze pesanti sulla economia e sul lavoro del lungo Lockdown e degli effetti psicologici lasciati da un virus cattivo e dalla assenza del vaccino….
Quando si dice che quest’anno perderemo 12-15 punti di Pil si dimentica di dire che la maggior parte di questa perdita si è già verificata ed è già stata pagata da milioni di cassaintegrati, che percepiscono uno stipendio ridotto del 30%, dalla perdita centinaia di migliaia di posti di lavoro a tempo determinato, dalla chiusura di decine di migliaia di aziende. Ecco che il “Nulla sarà come prima” per ora è un cambiamento in peggio che sta colpendo tutti i settori , settori che ora hanno una prospettiva difficile come commercio, bar e ristorazione… Ci vuole coraggio a dire a questi mondi nulla sarà più come prima, cercati un nuovo lavoro, non dobbiamo puntare solo sulla crescita.
Ma la crisi si sta abbattendo anche sui settori che stavano andando meglio come il settore del traffico aereo. A parte le difficoltà della Alitalia, negli ultimi anni il settore aveva un ritmo di crescita superiore alla media della crescita del PIL mondiale che pure era già doppio rispetta alla crescita della Europa e quadruplo rispetto alla striminzita crescita italiana. Il settore ha retto al blocco dei voli durato quasi 5 mesi ma ora iniziano a cadere le prime società di gestione degli aeroporti vedi il fallimento a Bruxelles.
La misura adottata dai governi di prolungare la Concessione di altri due anni per alcuni non è sufficiente. E la ripresa non sembra vicina. Fiumicino nell’ultimo mese ha avuto 25.000 passeggeri contro i 140.000 dell’ultimo anno. La attenzione spasmodica sul numero dei positivi fornita ogni giorno da tutti i media, accompagnata dai racconti dei sopravvissuti o dei medici ingenera ancora una paura rispetto all’utilizzo del mezzo aereo. Molti, laddove è possibile, privilegiano l’uso del treno o dei traghetti che offrono la possibilità di portare con se la propria auto. Occorrono nuove strategie perché il trasporto aereo è essenziale per il turismo internazionale di cui il nostro Paese oltre che primo beneficiario ha assoluto bisogno.
Ecco perché la tesi di chi scrive è che la prima preoccupazione per un governante deve essere quella di far ripartire le aziende che operavano la sera della proclamazione del lockdown, unico e migliore dei modi per garantire posti di lavoro, rimandando a una seconda fase la ricerca del nuovo.
La battuta della vice Ministra Castelli oltre che essere sbagliata denotava prima di tutto una carenza di sensibilità e di umanità cui l’Italia non era abituata. La cultura della decrescita può piacere solo a chi è garantito o a chi è stato fortunato nella vita, agli ultimi e ai tanti senza lavoro, la crescita è il modo più sicuro per la creazione di nuove opportunità di lavoro. I Parroci nel dopoguerra, quando i nostri genitori soffrivano la fame, benedicevano gli imprenditori che sapevano creare nuove opportunità di lavoro.

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