VENERDÌ 06 SETTEMBRE 2019, 00:02, IN TERRIS

"Con...te" partirò

ENRICO PAOLI
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Il premier Giuseppe Conte durante la cerimonia della campana
Il premier Giuseppe Conte durante la cerimonia della campana
E

 dunque il governo Conte due (la vendetta) è già nel pieno delle sue funzioni. Giuramento fatto, con tutti i riti e i miti da primo giorno di scuola, primo Consiglio dei ministri cotto e mangiato, passaggi di consegne e foto di rito consegnati alla cronaca e alla storia. E ora tocca alla realtà. Non del tutto aderente a quanto viene dato a vedere agli elettori. Perché questo governo politico, altro che tecnici e competenti, sorretto dalla maggioranza giallorossa, ha riportato indietro l’orologio della storia. In pochi se ne sono accorti, ma dovendo fare largo uso di paraventi, di specchi deformanti per distogliere l’attenzione degli elettori, ministri e leader sono tornati ad usare il lessico della prima Repubblica. Quel politichese tanto odiato quanto odioso. Un evidente accordo di palazzo, gioco di potere allo stato puro, viene spacciato per supremo interesse del paese. Per dire. Quante volte avete sentito dire a Nicola Zingaretti che serve discontinuità? Parola inutile quanto vacua.

Il Conte bis è la perfetta prosecuzione del Conte uno, il passaggio della campanella dalla mano sinistra alla destra ne è la dimostrazione plastica, solo con metodi diversi. Se l’esecutivo gialloverde aveva tentato la strada del populismo, ovvero dar voce al popolo, questa formazione darà corpo all’elitarismo europeo. Prendete il ministro dell’Economia. Tutti lì a spiegarci come il ritorno di un politico puro al dicastero di via Venti Settembre sia il segno tangibile di come il primato della cosa pubblica sia tornato a sovrastare la tecnica algida dei numeri. In realtà le cose non stanno affatto così. Al di là della persona, sulla quale sospendiamo il giudizio in attesa dei suoi primi atti formali, contano le persone che stanno intorno a lui. Di fatto saranno i leader del Movimento 5Stelle e del Pd a dettare la prossima manovra economia, in nome e per conto dell’interesse elettorale, non certo quello degli italiani. Tanto per esser chiari prendete Stefano Fassina, deputato di Leu, e tutto sarà più chiaro. “Roberto Gualtieri conosce molto bene gli effetti del vincolo esterno, delle regole, dei trattati, dell'agenda di Bruxelles”, sostiene l’esponente del partito di Bersani, al governo con Roberto Speranza alla Sanità, “vediamo se saprà interpretarlo con maggiore autonomia”. Traducendo dal politichese basta bracci di ferro, avanti tutta con il dialogo e l’accettazione pedissequa dei diktat europei. Cosa che può fare solo un governo politico, che di tecnico non ha nulla.

A voler essere onesti questo Conte due è un’onesta squadra di operai, da metà classifica, non certo in grado di vincere il campionato. Certo, c’è pure qualche nome forte, come Dario Franceschini, ma la loro cifra stilistica è quella di giocare in proprio mai per la squadra. Un dato però, è evidente. Proprio perché il livellamento è stato fatto verso il basso, Paolo Gentiloni che va in Europa è la dimostrazione evidente di dove si giocherà davvero la partita, questo esecutivo è destinato a durare sino al termine della legislatura.

Pd e 5 Stelle hanno un forte interesse comune, cambiare la legge elettorale in senso proporzionalista. Per farlo ci vuole tempo. E il tempo se lo sono preso cosi. Con un prefetto di ferro, fatto fuori da Salvini quando guidava la piazza di Milano, al Viminale e un premier cerchiobottista, disposto a smussare e assecondare pur di galleggiare. Sia chiaro, non è tornata la Dc, la balena bianca è una storia irripetibile, ma sono tornati riti e miti della Prima Repubblica, quelli che mettono da parte gli elettori per far correre gli eletti. A ruota libera e senza freni.

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