Intervento

La cometa che ci indica la via della speranza

In questi giorni, pensando al Santo Natale e al nuovo anno, il pensiero che maggiormente stringe il cuore non può che essere la terribile guerra che sta mietendo tante vittime innocenti. La follia della guerra – il “trionfo di Satana”, come la definì Pio XII nel 1940 – sta a dirci che quando si intraprendono strade politico-culturali che violano il dovuto, assoluto rispetto di ogni vita umana, fin dal suo nascere, apre le porte ad ogni baratro di violenza ed ingiustizia. Il Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo – ove si dichiara solennemente che il riconoscimento del valore e della “dignità di ogni membro della famiglia umana, costituisce la base della libertà, giustizia e pace nel mondo” – è, purtroppo, solo un pezzo di carta ove alla nobiltà delle affermazioni non segue per nulla la concretezza dell’agire storico e politico.

Quando una donna viene uccisa perché non indossa correttamente il velo, quando si nega il diritto alla vita del bimbo nel grembo perché la mamma è indigente o perché non è perfetto, quando si plaude all’accompagnamento di una persona malata al suicidio, come una “luminosa” conquista della modernità, quando si investono capitali enormi negli armamenti e si nega di fatto (e in alcuni Paesi, anche di diritto) l’accesso a cure gratuite per poveri e indigenti, quando al giusto dolore per le vittime del Covid (circa 4 milioni di morti nel mondo, nel biennio pandemico) non corrisponde un altrettanto giusto dolore per i 72 milioni di bimbi cui è stato negato di nascere nel 2021, vuol dire che il senso dell’umano che abita in ciascuno di noi è gravemente malato e, di conseguenza, tutto ciò che è “anti-umano” non solo diventa possibile, ma addirittura diventa “diritto”. Se questo è lo statuto del “nuovo umanesimo” e del “nuovo ordine mondiale”, il male e l’ingiustizia non avranno limiti e l’aggressione agli innocenti – popoli, nazioni, etnie, singoli cittadini, uomini e donne – diventeranno “ordinaria amministrazione”, giustificata dall’ideologia del potente di turno.

Comunque sia – rifuggendo da irenistiche dichiarazioni di vuoto ottimismo di facciata – pur rimanendo con i piedi saldamente ancorati alla terra, dobbiamo puntare gli occhi dritti al Cielo: anche quest’anno la cometa ci indicherà la via della speranza. Il Natale non è la festa delle renne, di Babbo Natale e dei fiocchi di neve. E’ la memoria dell’unico, vero fatto storico che ha cambiato il corso della storia: anche chi non crede che quel bimbo di Betlemme è Dio fatto uomo, non può non riconoscere che in quella grotta è nato il più grande “rivoluzionario” dell’umanità, il cui messaggio sulla dignità assoluta di ogni uomo – dall’imperatore all’ultimo schiavo – ha fondato la giustizia, la libertà e la pace. Come scrisse Walter Schubart, avvocato e filosofo del Novecento, studioso di Dostoevskij e Nietzsche: “La fede non è un dovere, è una grazia; non avere fede non è una colpa, è una disgrazia”. Questa “grazia” ci faccia guardare al Natale e al Nuovo Anno con gli occhi della Speranza.

Massimo Gandolfini

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