DOMENICA 02 DICEMBRE 2018, 00:02, IN TERRIS

Come pregare durante l'Avvento

GIOVANNI CHIFARI
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Corona dell'Avvento
Corona dell'Avvento
I

nizia oggi il tempo di Avvento. Un tempo di silenzio ed attesa, di preghiera e di purificazione del cuore. La Chiesa ci accompagna in questo itinerario che conduce al Natale, con la Parola e i sacramenti. Tuttavia la Parola di Dio viene dal silenzio e si accoglie nel silenzio, solo così potrà essere custodita e potrà far germogliare nel cuore del credente i pensieri e i sentimenti di Dio. Per iniziare questo cammino di Avvento sarà allora necessario riscoprire una buona e sana antropologia dell’ascolto.

Per cercare di coinvolgere i lettori in un itinerario di ricerca ed esperienza di Dio compiuta attraverso la mediazione della Parola e della Liturgia e per far emergere i temi dei tempi di Avvento e Natale è da poco stato pubblicato un volume dal titolo: “La Celebrazione di Cristo”. Avvento e Natale. Anno C (Ed. Elledici).

Mi piace definirlo un “quaderno biblico”, operativo, che può consentire al lettore di studiare e pregare. Per questo il sottotitolo del volume recita: “La Parola letta e meditata nella liturgia della Chiesa”. Il volume si compone di parti fisse - antifone, preghiere e liturgia della Parola di ogni domenica di Avvento e Natale - e di altre più interattive verso il lettore, domande per la riflessione e delle righe lasciate in bianco per lasciare che egli scriva quelle che ritiene le parole chiave della domenica, degli appunti o anche la preghiera che sente sgorgare dal cuore dopo aver partecipato alla divina liturgia. Anche i sacerdoti che devono preparare l’omelia potrebbero trovare un utile riferimento in questo testo.

L’altra novità del libro riguarda la ricerca della tessitura biblica presente in ogni messa. Le antifone e le orazioni sono infatti intrise di Parola di Dio e si legano con la liturgia della Parola della messa.

Nella prima parte, quella introduttiva, si presenta uno sguardo sintetico sui temi di questi “due” tempi, procedendo attraverso una veloce rassegna degli inni presenti nella liturgia delle Ore. In più ci si sofferma sull’uso liturgico dei Vangeli in Avvento e Natale, per cercare d’intercettare l’intelligenza delle Scritture che ci dona la Chiesa, la sua sapienza e il suo discernimento nel donarci una tessitura di parole della Bibbia.

I temi dell’Avvento, secondo l’itinerario che suggerisce la tessitura di Parola, che la Chiesa ci dona, sono dunque il silenzio, l’attesa, la vigilanza, la preghiera, ma anche la conversione, il tutto nella gioia.

Nel Tempo di Natale si riflette sulla bellezza di un Dio che ha scelto di scendere e abitare con l’uomo. Si guarda con fede e stupore alla famiglia di Nazaret, modello di ogni famiglia, che prolunga nella storia la gioia del Natale. Si tratta ancora di una gioia umile e discreta, dolce e soave che diverrà esuberante e cosmica solo nell’Epifania del Signore.

Pregando e studiando questi testi che la Chiesa ci dona, ho compreso che la storia di Dio si nasconde con quella degli uomini e che il Signore prepara sempre le cose da lontano.           

Sempre con Elledici è uscito in questi mesi il testo "I Gruppi di Preghiera di Padre Pio. Origine, spiritualità e servizio". Partendo da questo spunto possiamo offrire alcune linee su come Padre Pio viveva i tempi di Avvento e Natale. Quest’ultima era la festa che amava di più. Riteneva fosse un tempo ricco di "celesti consolazioni" (Ep. I,208; 321). In questo periodo raddoppiava e centuplicava le sue veglie, orazioni ed intercessioni,  "importunando – come scriveva – il divino Infante perche possa con la sua grazia esaudirne i desideri" (cf. I, 325). Vedeva cioè il Natale come un’effusione d’amore divino ed auspicava cuori che si lasciassero trasformare, divenendo, scriveva ancora "la Sua culla fiorita, nella quale Egli possa adagiarsi senza incomodo alcuno e nulla risentire del suo essere uscito dal Padre per venire nel mondo (cf. Gv 16,28)" (cf. I, 1106-1007). Trascorreva la beata e felicissima notte di Natale "in piedi", in una veglia di preghiera, vegliando cioè come i pastori, per vedere quella Gloria di Dio che intende rischiarare le tenebre del mondo. Da buon intercessore invocava, insieme alle consolazioni, tutti i carismi e le virtù della vita cristiana, fra questi quello della fede, della speranza e della carità (cf. Ep. II,274; 281).  

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