La missione papale di portare al mondo la luce di Cristo

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Papa Francesco nella sala Clementina

Sulle orme dei suoi predecessori Francesco esorta “pastori e fedeli laici a portare al mondo la luce di Cristo“. Ogni papa ha una sua personalità e un suo stile irripetibile. Jorge Mario Bergoglio arriva al cuore per il suo modo di presentarsi e di comunicare. Molto semplice e spontaneo. E per l’attenzione all’aspetto pastorale di una Chiesa missionaria. Capace di uscire incontro alla gente. Così Francesco ha ricreato molto dell’atmosfera di entusiasmo d’inizio Concilio. Una Chiesa si mette in movimento. Abbandonando atteggiamenti ingessati nei secoli. Con la fiducia in una Ecclesia che sa rinnovarsi come avvenuto al Vaticano II. Un visione non pessimista sulla Chiesa in Europa. Forse meno creativa e vivace di quelle dei continenti nuovi. Ma carica di senso.missione
E’ perenne l’idea che l’erba nel giardino del vicino sia sempre più alta e più verde. Ma anche la Chiesa europea presenta aspetti affascinanti. Non a caso molti sacerdoti
di altri continenti vengono in Europa per studi. E poi non vogliono più ripartirne. Le Chiese latinoamericane e africane, comunque, hanno un evidente dinamismo. Una caratterista che nel vecchio continente sembra essere andata perduto. L’Europa ha solide strutture. Create pazientemente nei secoli. Quelle che molti cattolici temono di perdere. Mentre hanno perso molto dello slancio missionario. Le Chiese nuove, infatti, hanno poco da perdere. Spesso conoscono direttamente la persecuzione. E il martirio, come all’inizio del cristianesimo. Sono molto più creative. Espressione di continenti in costruzione.Papa Francesco
In Europa le Chiese sono spesso sulla difensiva. Sembrano preservare l’esistente. Appaiono meno fiduciose sull’opera di Dio nella storia. Al contrario Francesco è simbolo della vitalità e dello spirito latinoamericano. Costante è il suo impegno per una  traduzione in azione della fede Le opere come testimonianza del messaggio evangelico. Il programma di ogni papa è dato dal Vangelo e dalla sua interpretazione. Così come si è configurata nella tradizione. Vivendo in un determinato momento storico, ciascun papa è chiamato a “leggere i segni dei tempi“. E’ la lezione conciliare. Opera di tutto l’episcopato mondiale che ne ha approvato i documenti quasi all’unanimità. E che tutti i papi hanno preso come punto di riferimento.  Francesco non ha partecipato al Concilio. Per lui il Vaticano II è un dato di fatto che egli dà per acquisito. Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si sono posti tutti nella linea conciliare. Nel tentativo di attuarne le novità. I dialogo come missione e stella polare.

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Papa Francesco (Fonte: Vatican News)

La canonizzazione di Giovanni XXIII che aprì il Concilio. E di Giovanni Paolo II che l’ha vissuto intensamente. Ai quali si è aggiunta quella di Paolo VI. Il Pontefice che ha chiuso degnamente il Vaticano II. E che più ha sofferto per farlo realmente recepire. Di fatto Francesco ha “santificato” il Concilio. Anche elevando agli onori degli altari i suo predecessori che ne furono protagonisti. Salda è anche la fedeltà al Vaticano II di Benedetto XVI. A prescindere dalle riserve di Joseph Ratzinger. Su alcune conseguenze non desiderate del Concilio, come in fatto di liturgia. Ciò non modifica una linea di fedeltà al Vaticano II. Quindi non si può dire che un papa sia più conciliare dell’altro. Ciascuno, in questi sei decenni, ha portato un suo stile e una sua sensibilità. Ma sempre nella scia conciliare. Giovanni Paolo II,er esempio, è stato un grande missionario. Un evangelizzatore a livello mondiale. Simbolo di una Chiesa che, nello smarrimento del mondo moderno, ha certezze da dare. E splende come un faro nella notte. Trasformandosi in fiaccola che va a portare luce nei suoi viaggi. E nei suoi infiniti contatti. Con la stessa apertura sui problemi sociali della Chiesa in uscita di Francesco. E’ la missione come vocazione.

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