Editoriale

L’importanza di porgere l’orecchio del cuore alle parole del Maestro

Quanto è importante ascoltare! Quanto è importante percepire la voce! Anche se siamo dominati dalle immagini, ciò che è più importante, più intimo tra le persone avviene col messaggio acustico portato dalla voce. Allora non sono tanto le parole a contare, ma la qualità della voce: il suo timbro, la sua forza, la sua tonalità. Chiunque abbia amato qualcuno nella propria vita lo sa: oltre a vedere e toccare, l’udito è molto importante. Comunica l’interiorità dell’altra persona. Apre all’incontro e alle sue possibili conseguenze.

Scoprire questa verità è sempre più importante oggi, nell’era della comunicazione virtuale. Non sorprende, quindi, che nel Vangelo di oggi il Signore Gesù parli della voce: della sua voce, ma anche dell’importanza del legame che si forma attraverso di essa. Non si tratta solo di una natura puramente razionale. Non è il risultato di una comunicazione. È l’inizio di un legame, di una fiducia, di un sentimento intuitivo. Il bassorilievo sulla porta del tabernacolo nella chiesa del collegio benedettino di Sant’Anselmo all’Aventino lo suggerisce opportunamente: Raffigura infatti un pastore, vestito con un elegante cappello ed un abito mentre suona un flauto. Ai suoi piedi, alcune pecore radunate presso una sorgente che sgorga dalla roccia alzano la testa attirate dalla musica e dal suonatore di flauto. Tutto è avvolto in un’atmosfera bucolica di pace e sicurezza.

Il motivo di Cristo come pastore musicale può essere collegato alla rappresentazione classica di Gesù come un mitico Orfeo che delizia e seduce le creature terrestri con la sua musica. Infatti, all’ingresso dello stesso Collegio di Sant’Anselmo, c’è un antico mosaico proprio con questa immagine di Orfeo che suona l’arpa; egli può essere identificato col Signore Gesù grazie ad un’iscrizione sottostante, aggiunta dai benedettini e tratta dalla Regola di San Benedetto, che parla di porgere gentilmente e volentieri l’orecchio del cuore alle parole del Maestro. In questo momento iniziale, non importa ciò che si dice. L’importante è che siano parole buone, che danno vita, generano fiducia e portino un buon effetto. È interessante notare che quando San Benedetto parla dell’insegnamento dell’abate, usa anch’egli una metafora che comunica l’atmosfera e la qualità della relazione di ascolto piuttosto che il suo contenuto: “ il suo comando e il suo insegnamento devono infondere nelle anime dei discepoli il fermento della santità (RB, II, 5)”.

Quindi non è importante cosa viene detto, ma come? Sembrerebbe di sì. Tuttavia, nel nostro tempo, in cui contano così tanto le emozioni, questo tipo di approccio alla comunicazione umana potrebbe sembrare rischioso. Non è forse facile manipolare qualcuno con parole dolci e promesse illusorie? Il Signore Gesù parla di persone malvagie che cercano di sedurre le pecore. Tuttavia, non ci riescono. Le pecore non riconoscono la loro voce. Oggi siamo davvero al sicuro da questo punto di vista? Sappiamo distinguere la voce portatrice di vita del Signore Gesù dalle promesse illusorie e dolci?

Non è una questione semplice. Si riferisce al tema più ampio cioè quello del discernimento. In fondo, la musica può aiutare a capirlo bene: la tonalità, il timbro della voce che colpisce le emozioni e quindi il cuore dell’ascoltatore non è qualcosa di soggettivo, ma una configurazione dei parametri acustici rilevanti. Siamo stati creati in modo tale che la nostra percezione musicale sia orientata (per non dire “sintonizzata”) a consonanze armoniche. Lo sapeva già Pitagora, come i filosofi medievali che scrivevano della musica dell’uomo e della musica del mondo. Trovare questa sintonia in se stessi, utilizzarla, permette di godere della musica. Se non la attiviamo in noi stessi, non solo non godremo appieno della musica, ma saremo costantemente stanchi di cercare falsi stimoli pseudo-musicali che non ci soddisferanno mai appieno.

Lo stesso vale per la nostra sintonia spirituale: il suo sistema è iscritto nel nostro cuore sotto forma di coscienza. Dobbiamo custodirlo e curarlo. Allora sarà facile riconoscere ciò che ci viene dal Signore Dio – la voce di suo Figlio – e rifiutare ciò che manca dell’armonia pacificatrice di Dio: varie voci false e stonate che pretendono di risultare in armonia.

padre Bernard Sawicki

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