GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2017, 17:48, IN TERRIS

Omicidio a Locri, avvocato penalista ucciso a colpi di pistola. Confessa lo zio

Il legale freddato con almeno 6 proiettili. Alla base del gesto, ci sarebbero dissidi per questioni di vicinato.

REDAZIONE
Omicidio a Locri, avvocato penalista ucciso a colpi di pistola. Confessa lo zio
Omicidio a Locri, avvocato penalista ucciso a colpi di pistola. Confessa lo zio
E' stato ucciso a colpi di pistola nei pressi della sua abitazione, a Locri, l'avvocato trentacinquenne Francesco Filippone, freddato da numerosi proiettili esplosi da distanza ravvicinata. Secondo quanto riportato, il penalista è spirato poco dopo il ricovero presso l'ospedale locale, a causa della gravità delle ferite riportate, alcune delle quali alla testa. Le indagini degli inquirenti, scattate immediatamente dopo l'omicidio, hanno portato al fermo di uno zio del giovane legale, il sessantottenne Antonio Sgrò, ora interrogato dal procuratore di Locri, Luigi D'Alessio. L'uomo avrebbe confermato il gesto compiuto, ponendo alla base dell'uccisione delle motivazioni personali, legate soprattutto a dissidi di vicinato. Nel frattempo, è stata recuperata la pistola usata per il delitto, a quanto pare regolarmente detenuta.

L'omicidio


La tragedia si è consumata nel centro città, in via Marconi, quando erano passate da poco le 13 del 23 febbraio. Il killer avrebbe avvicinato Filippone a poca distanza dalla sua casa esplodendo contro di lui almeno sei colpi d'arma da fuoco, mentre nei dintorni scorreva il traffico dell'ora di punta. L'assassino si è poi dileguato, lasciando sul terreno il corpo agonizzante dell'avvocato, le cui condizioni sono apparse da subito gravissime. Sul posto sono giunti immediatamente i soccorsi, con i sanitari del 118 che hanno recuperato Filippone (morto poco dopo l'arrivo nel presidio ospedaliero) e gli agenti del Commissariato di Polizia di Siderno ad effettuare i primi rilevamenti.

Dissidi da vicinato


Secondo quanto riferito da quotidiani locali, lo zio della vittima si sarebbe consegnato spontaneamente alle Forze dell'ordine. Al Procuratore avrebbe raccontato di aver commesso il delitto al termine dell'ennesima lite per questioni di vicinato: i due, infatti, abitavano sullo stesso piano del medesimo stabile, al quale si accedeva da un ingresso in comune. A quanto sembra, i diverbi sarebbero andati avanti per diverso tempo, protraendosi fino alla tragedia: dopo un nuovo scontro verbale, lo zio avrebbe esploso sei-sette colpi contro il nipote, premendo il grilletto di una pistola calibro 7.65.
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