La Procura accusa la Regione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:09

Fu la Regione Abruzzo,secondo la Procura di Pescara, a “determinare le condizioni per il totale isolamento dell'Hotel Rigopiano”, mentre gli indagati “attivavano tardivamente” il Comitato Emergenze. E' questo uno dei principali passaggi delle accuse formulate a carico della Giunta regionale abruzzese Luciano D'Alfonso, del sottosegretario alla Protezione civile, Mario Mazzocca, del responsabile della sala operativa dei Protezione civile, Silvio Liberatore, e del dirigente del servizio programmazione attività Protezione civile, Antonio Iovino, in relazione alla gestione dell'emergenza maltempo, di proporzioni eccezionali nel Centro Italia nel mese di gennaio del 2017. Le abbondanti nevicate portarono al cedimento del costone montano alle spalle del Rigopiano, provocando la slavina che sommerse la struttura uccidendo 29 persone.

La linea della Procura

Come scritto dai magistrati, le condizioni dell'Hotel erano “comunque tali da impedire che la strada provinciale dall'hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell'albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio”. A questo, precisa la Procura pescarese, va ad aggiungersi l'attivazione tardiva del “Comitato operativo regionale per le emergenze” nonostante, come evidenziato dai magistrati, “gli indagati fossero consapevoli dell'emergenza neve riguardante l'Abruzzo” e, in particolare, dell'area montana del pescarese, sia sulla base di previsioni meteo che di segnalazioni e richieste d'intervento. In effetti, negli avvisi di garanzia consegnati nell'ambito dell'inchiesta sulla tragedia, si fa riferimento “agli avvisi di condizioni meteorologiche avverse” del Centro funzionale Abruzzo, sia ai “bollettini valanghe” di Meteomont.

I bollettini meteorologici

Proprio su questo punto si concentra buona parte dell'accusa, in quanto nell'ultimo bollettino emesso dal servizio del Comando dei Carabinieri, datato 17 gennaio (ore 14), il pericolo valanghe era evidenziato di grado 3-4 per quella giornata e di 4 per i tre giorni a venire, ovvero una soglia di rischio molto elevata. A supporto della linea dell'accusa, sono stati citati due differenti note, la prima delle quali inoltrata dal capo di gabinetto della prefettura di Pescara, Leonardo Bianco, a “presidenza del Consiglio dei ministri, ministro dell'Interno e Regione Abruzzo”, datata 16 gennaio 2017. Il secondo, un “messaggio multiplo inviato nel pomeriggio del 17 gennaio, alle 19.29, dal sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, al presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, al sottosegretario Mario Mazzocca e al presidente della Provincia, Antonio Di Marco”. La richiesta, urgente, riguardava l'invio di “mezzi spazzaneve per la mattina del 18 gennaio per “liberare contrade già isolate”.

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