La Corte conferma 30 anni a Veronica Panarello

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:38

La Corte d'Assise d'appello di Catania ha confermato la condanna a trent'anni per Veronica Panarello, accusata dell'omicidio del figlioletto Loris di 8 anni, e dell'occultamento del suo cadavere. I giudici, accogliendo la richiesta dell'accusa, il pg Maria Aschettino e il pm Marco Rota, hanno confermato la decisione di primo grado del 17 ottobre 2016, emessa dal gup di Ragusa, Andrea Reale, al termine di un processo con rito abbreviato. Presente in aula anche il padre del bimbo, Davide Stival: “La conferma della condanna di Veronica non mi ridarà mio figlio. Ma Loris un minimo di giustizia doveva averla. Mio figlio rimane sempre nel mio cuore”. Una sentenza alla quale la donna ha reagito insultando e minacciando suo suocero colpevole, a suo dire, della morte di suo figlio: “E' colpa tua – ha gridato in aula -. Sei contento adesso?”. E ancora, prima di essere portata via: “Quando esco ti ammazzo con le mie mani”.

La vicenda

Il caso del piccolo Loris aveva destato scalpore quando, il 29 novembre del 2014, il corpo del piccolo era stato ritrovato in un canalone alla periferia di Santa Croce Camerina, in provincia di Catania, dopo che sua madre Veronica ne aveva denunciato la scomparsa qualche ora prima. Particolarmente impresse nella memoria collettiva sono le immagini che ritraggono la donna allontanarsi dal luogo del ritrovamento, scortata dai Carabinieri dopo aver appurato che il corpo era proprio quello di suo figlio. La successiva autopsia appurò che il bimbo era morto per soffocamento dovuto a delle fascette di plastica. Nel frattempo, gli inquirenti avevano concentrato la loro attenzione proprio su Veronica Panarello che, poco dopo, venne tratta in arresto e accusata di omicidio e occultamento di cadavere.

Il legale: “Valuteremo il ricorso”

La donna, nel corso dei due anni intercorsi fra l'omicidio e la prima udienza, ha fornito più versioni, fra le quali la teoria che fosse stato il suocero a uccidere il piccolo, dopo che questi si era accorto di una relazione clandestina fra i due. Il nonno del bambino ha sempre respinto le accuse della nuora definendole calunnie. Sulle minacce rivolte in aula all'uomo si è espresso il legale di Panarello: “Da quello che abbiamo potuto capire ce l'aveva col suocero, che ritiene responsabile dell'omicidio del figlio. Dopo mi ha detto questa frase: 'Da adesso sconti non ce ne saranno più per nessuno, dato che non ho avuto giustizia, la giustizia me la farò da sola e quando uscirò dal carcere lo ucciderò'. Sono delle frasi che in un momento di sconforto ci possono stare anche se non si possono giustificare. Dobbiamo comprendere il suo stato d'animo”. E valuta un eventuale ricorso in Cassazione: “Sarà interessante leggere le motivazioni e in particolar modo per vedere perché non hanno concesso le circostanze attenuanti generiche una sorta di semi infermità e di non dovere rifare la perizia psichiatrica e il confronto con il suocero”.

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