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La politica agricola Ue alla base della questione-trattori. Testimonianze

Il nodo-trattori in vista delle elezioni europee. Le proteste degli agricoltori “certamente esprimono un disagio e una difficoltà che il mondo dell’agricoltura vive in questo momento. Pongono delle questioni che l’Europa e in parte il Governo dovrebbero ascoltare. Io penso che il governo dovrebbe ripristinare l’esenzione Irpef per l’agricoltura, in questo momento di particolare difficoltà, dovrebbe esentare dall’obbligo di assicurazione i mezzi che non circolano, sento parlare di una proroga di sei mesi, ma ovviamente non può bastare”, afferma l’assessore regionale all’agricoltura della Toscana, Stefania Saccardi. Per Saccardi “serve una politica europea che sia più attenta alla qualità della produzione piuttosto che spingere verso politiche che cercano di annullare la produzione e l’agricoltura a favore di un ambientalismo che non rispetta nemmeno l’ambiente”. “Sono convinta – ha concluso – che sia l’agricoltura che aiuta l’ambiente e non che lo danneggia“. 

Foto di Zoe Schaeffer su Unsplash

Dialogo necessario

“Le proteste degli agricoltori sono condivisibili perché ci sono una serie di problematiche che appartengono non solo ai singoli stati ma anche alle politiche europee che stanno rendendo sempre più difficile il mestiere di produrre e allevare. L’Europa ha sempre considerato gli agricoltori gli inquinatori del mondo ma in realtà non è così. Hanno bisogno di essere considerati al centro delle politiche agricole e non più considerati come i cattivi di turno”, evidenzia Salvatore De Meo, presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento Europeo. L’esponente azzurro è intervenuto al Cnpr forum “La grande crisi del settore agroalimentare: l’Italia e l’Europa sotto assedio dei trattori”. Evento  promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. “Parliamo di un settore strategico per l’Italia e dobbiamo riaprire al dialogo come la presidente Ursula Von der Leyen sta facendo nelle ultime settimane- puntualizza De Meo -. L’Europa mette a disposizione una parte importante di risorse economiche, quasi un terzo delle risorse complessive, oltre 50 miliardi di euro in sette anni permettendo il miglioramento delle qualità produttive. Dobbiamo incoraggiare gli agricoltori ad applicare procedure di sostenibilità senza incidere sulla produttività in modo da non mettere a rischio il nostro sistema di sicurezza alimentare“.

Foto di Kurt Bouda da Pixabay

Protagonisti e trattori

Di dialogo con gli agricoltori ha parlato anche Paolo De Castro (eurodeputato del Pd in Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale a Strasburgo): “Si sono accumulati diversi problemi nel settore dell’agricoltura. Da due anni in Parlamento europeo abbiamo sottolineato come si stesse procedendo sul terreno del new green deal e sulla transizione ecologica senza coinvolgere gli agricoltori che si sono così sentiti imputati e non protagonisti. L’Europa ha il tasso di emissioni più basso rispetto agli altri continenti, è stato ridotto l’uso di antibiotici e di fitofarmaci, ma ora serve un progetto che li coinvolga. Gli agricoltori non sono il problema ma parte della soluzione. In più si sono aggiunti una serie di mal di pancia sull’eliminazione degli aiuti per il gasolio in Germania e il piano di abbattimento dei capi in Olanda e la situazione è diventata difficile”. Dobbiamo chiederci – ha sostenuto De Castro – come accompagnare gli agricoltori con alternative concrete alla limitazione della chimica in agricoltura, ad esempio con l’uso della genetica. In Italia siamo leader in questo settore per la vitivinicoltura. Innovando le tecniche meccaniche e il precision farming potremmo ottenere ottimi risultati“.

Foto di Gayatri Malhotra su Unsplash

Priorità

Fare chiarezza con l’Europa è la priorità per Calogero Pisano (Noi Moderati), segretario della Commissione Politiche dell’Unione Europea alla Camera dei Deputati: “Gli agricoltori non ce la fanno più. Con questo governo sono state introdotte politiche per aiutarli tutelando i prodotti italiani ma servono regole chiare in Europa soprattutto nei confronti dei paesi extraeuropei. Tra il caro benzina e il costo dei prodotti a prezzi bassissimi nel Nord Africa che arrivano sui nostri mercati a prezzi molto più competitivi, c’è il serio rischio di fallimento per le nostre realtà agricole. Il nostro mercato agroalimentare, che è collegato anche al settore del turismo enogastronomico impone la salvaguardia dei nostri prodotti, dei nostri cibi, della nostra cucina. Abbiamo votato la non adozione delle carni sintetiche che è un primo passo importante per lanciare un segnale chiaro all’Europa che abbiamo bisogno di salvaguardare i nostri allevamenti e il made in Italy. Il governo sta lavorando bene su questo punto aiutando gli agricoltori a essere competitivi su questi mercati. Dobbiamo recuperare un gap importante – ha precisato Pisano – in termini di peso politico nell’UE e tornare a salvaguardare i nostri interessi“.

Foto di Diego Gómez Tejedor su Unsplash

Critiche

Critico nei confronti del governo Alessandro Caramiello (deputato del M5s in Commissione Agricoltura a Montecitorio): “Gli agricoltori sono scesi in piazza per far sentire la loro voce protestando contro le politiche europee e quelle dei singoli paesi. Nel nostro caso stanno manifestando per i costi della produzione e per il mancato rinnovo dell’esonero Irpef da parte di questo governo che implicherà un pagamento di circa 250 ml di euro in più. Cancellate le decontribuzioni per i giovani imprenditori agricoli e tagliato il credito d’imposta da noi introdotto con agricoltura 4.0. Alcune politiche green vanno rinegoziate in Europa, come quelle relative al 4% dei terreni a riposo. Penso anche ai fondi dalle armi per l’Ucraina che potrebbero invece essere dirottati sull’agricoltura. Anche in Italia – ha rimarcato Caramiello – gli agricoltori vanno ascoltati senza ipocrisie, ricordando al ministro Lollobrigida che molti di loro non si sentono rappresentati. Oggi alcuni partiti cercano di intestarsi questa battaglia ma io chiedo dove fossero Salvini e Giorgetti mentre il Consiglio dei Ministri eliminava l’esonero dell’irpef?”. 

Foto di Ralf Bitzer da Pixabay

Professionisti

Il punto di vista dei professionisti Antonio Moltelo (commercialista dell’Odcec di Nola): ”Gli agricoltori sono in rivolta in tutta Europa e protestano contro le politiche europee del green deal. Trattori in strada, arresti, bandiere Ue bruciate. Scene che probabilmente potevano essere evitate se solo si fossero ascoltate le loro esigenze in sede di approvazione delle norme sul green deal. La cosa auspicabile è che l’Europa e l’Italia aprano subito un dialogo con gli agricoltori per sostenere il settore dell’agroalimentare che vale miliardi di euro. E rappresenta uno dei fiori all’occhiello del made in Italy”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni (consigliere dell’Istituto Nazionale Esperti Contabili): “Gli agricoltori protestano in tutta Europa e in Italia sono tutti d’accordo con loro. Ci sarebbe allora da chiedersi come mai protestano. La verità è che tutte le decisioni in materia di agricoltura passano attraverso Bruxelles e non Roma. L’agricoltura stessa è ritenuta la figlia povera all’interno del comparto della produzione. Se consideriamo però anche il settore agroalimentare l’incidenza sul pil sale al 16%. I prodotti agricoli scontano sul campo tutta una serie di passaggi soprattutto nei confronti della grande distribuzione dove sono contraenti deboli. Quindi bisogna favorire tutta una serie di aggregazioni tra compagini agricole per consentirgli di avere maggior peso contrattuale rispetto agli acquirenti e agli intermediari”. E conclude: “L’agricoltura da sempre gode di una serie di agevolazioni notevoli con dei vantaggi competitivi importanti ed è abituato a sentirsi un soggetto privilegiato. Quando i privilegi vengono messi in discussione ecco che scatta la protesta. Nella redazione del green deal è stato un errore gravissimo non sentire gli agricoltori. Alcune di queste misure andavano mediate consentendo di salvaguardare entrambi gli interessi. Speriamo che dal confronto e dal dialogo vengano fuori soluzioni condivise“.

Foto di Gayatri Malhotra su Unsplash

Incontri

“Giudichiamo molto importante e costruttivo quanto avvenuto durante l’ultimo incontro con il ministro Francesco Lollobrigida in merito alla condivisione dei principali punti programmatici che Riscatto Agricolo ha depositato venerdì scorso nelle sue mani”. A sostenerlo sono i rappresentanti del movimento Riscatto Agricolo. “Siamo molto soddisfatti del fatto che, attraverso questi incontri, Riscatto Agricolo è riconosciuto istituzionalmente nelle rappresentanze agricole, nei confronti del governo e del Parlamento – sottolineano -. Rapporti che coltiveremo con grande professionalità e dedizione, per giungere quanto prima a definire le necessità urgenti del nostro Paese in risposta alle difficoltà che il mondo agricolo sta vivendo”. E aggiungono: “Saremo altresì determinati a sostenere, in condivisione con il governo, le azioni finalizzate alla difesa del ‘Made in Italy’ in Italia e in Europa. Abbiamo consegnato nelle mani del ministro l’elenco dei soci fondatori del movimento Riscatto Agricolo che adesso si doterà di un sistema organizzato di rappresentanza nazionale. Sistema che verrà comunicato nei prossimi giorni a tutte le istituzioni”. I soci fondatori sono Andrea Papa di Brescia, Salvatore Fais di Livorno, Maurizio Senigagliesi di Pisa, Alessandro Zucca di Siena.

Foto di Zachary Musser su Unsplash

Nodo-trattori

Incrementare l’esenzione Irpef – sopra i 10 mila euro -, approvare il controllo dei prezzi e costi di produzione, accelerare i provvedimenti per limitare i danni provocati dalla fauna selvatica. Sono alcune delle proposte della Lega emerse durante il vertice presieduto dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Nell’occasione, la Lega ha confermato la netta contrarietà ai negoziati dell’Europa con il Sudamerica. L’intesa con i Paesi del Mercosur, a cui sta lavorando ancora Bruxelles senza vere garanzie sul rispetto degli standard simili ai nostri, fa sapere la Lega, “rappresenterebbe un pericolo per i produttori italiani con l’arrivo sulle nostre tavole di prodotti che non danno le nostre stesse garanzie. E poi manca ancora una valutazione complessiva dell’impatto di queste misure sul nostro mercato”. Per la Lega si tratta dell’ennesimo tentativo di favorire le multinazionali danneggiando il made in Italy. “Vogliamo coinvolgere un numero sempre maggiore di imprenditori agricoli, aggiungendo altre risorse rispetto a quanto già ipotizzato” spiega Salvini a proposito della questione-Irpef.

Foto di ErikaWittlieb da Pixabay

Testimonianze

“Non sono d’accordo – dichiara a In Terris Antonio Massacci, esponente del terzo settore-. Non sono d’accordo Europa e non perché hai preso provvedimenti restrittivi ma perché li hai ritirati. Se quei provvedimenti erano necessari. E lo erano per il bene di tutto e tutti. Ritirandoli, oltre che a denigrare te stessa e il tuo prestigio, invalidi i tuoi studi, le tue culture, le tue politiche e su tutto, quel ruolo di guida e di insegnamento che i tuoi popoli ti hanno assegnato, verso te stessa e verso l’intero pianeta e, si potrebbe anche dire, oltre. Quel bene comune che ti aveva indotto a provvedere con precise norme volte ad indicare la strada giusta, andava perseguito esigendone il rispetto assoluto da parte di tutti coloro che producono, importano e commercializzano su l’intero territorio dell’unione”. Prosegue Massacci: “Non sono d’accordo Italia, perché chiedendo la rimozione delle norme europee, perdi credito e rispetto quando invece dovresti cercare di aumentarlo, anche a difesa di quell’immenso patrimonio naturale che la latitudine e la longitudine e i mari e i monti che ci circondano danno alla nostra terra e ai popoli che la abitano e la lavorano avvalendosi della cultura acquisita nei millenni rendendola speciale”.

Foto di Julia Koblitz su Unsplash

Consapevolezza

Per questo Massacci ritiene “doveroso agire a tutela del comparto agroalimentare, ma non tornando indietro, bensì perseguendo rigoroso rispetto da parte di chi produce in Italia, certamente, ma anche e soprattutto da parte di chi, in Italia, importa e commercializza prodotti provenienti da altrove”. Sostiene: “Siamo ben consapevoli dei danni che derivano dall’utilizzo di sostanze tossiche e non solo, e non tanto per gli umani quanto per l’intero ecosistema. Non sono d’accordo cari allevatori/agricoltori, non solo perché invitate a consumare italiano a bordo di dei vostri mezzi che, perlopiù, proprio italiani non sono. Non sono d’accordo perché esigere di fare come ‘gli altri” vi squalifica, vi declassa, ci danneggia“. Massacci puntualizza di non essere d’accordo “perché scimmiottando i vostri colleghi e spesso competitori sleali di altri paesi, sfilando, manifestando a bordo delle vostre potenti e costose macchine agricole, vi riporta indietro. E vi fa perdere quel prestigio che avevate/avevamo acquisito nel tempo e che fanno della nostra agricoltura, molto spesso, qualcosa di unico, da difendere, da preservare nel tempo attraverso la qualità. Questi sono vantaggi che dobbiamo preservare e se possibile incrementare”.

Foto di Megan Thomas su Unsplash

Trattori e ambiente

“Il vostro futuro non è uccidere, far morire- afferma Massacci-. Il vostro futuro è nutrire, far vivere. La vostra azione che comunque coinvolge un intero popolo, dovrebbe essere quella di esigere il rispetto assoluto, proprio di quelle norme che l’Europa aveva promulgato, cosi tanto per avere, sul mercato, solo concorrenza leale. Poter perseguire il mantenimento delle nostre eccellenze. La cura dell’ambiente che è casa nostra ma anche di quell’insetti, a cominciare dalle api, non per mangiarle ma per consentire loro di svolgere quei compiti per cui esistono. Per valorizzare il vostro lavoro e darci quell’aiuto senza il quale probabilmente non potremmo vivere“.

Giacomo Galeazzi

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