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Sospensione Rdc, prof. Becchetti: “Ecco i problemi a cui si potrebbe andare incontro”

Domanda di Reddito di cittadinanza sospesa come previsto dall’articolo 48 del decreto legge 20/23 in attesa eventuale presa in carico dei Servizi sociali”. Con questo sms inviato dall’Inps, per centinaia di migliaia di famiglie nella giornata di venerdì 28 luglio finisce un’era: quella del Redditto di Cittadinanza. Il sussidio come prevedono le norme introdotte dal governo Meloni, è stato revocato a chiunque non abbia all’interno del proprio nucleo familiare componenti disabili, minori o over 65. Queste categorie continueranno a percepire il reddito dino a dicembre 2023 compreso. Per tutti gli altri, l’ultima rata erogata è stata quella del 27 luglio.

Le due strade tracciate dal Governo

Abolendo il reddito di cittadinanza, il governo ha creato due percorsi distinti. Il primo riguarda le famiglie composte da almeno una persona over 60, con figli minorenni o con un disabile che continueranno a ricevere il sussidio. Gli “occupabili“, con reddito Isee inferiore a 6 mila euro, con età tra i 18 e i 59 anni, potranno accedere al programma di supporto e formazione del lavoro che parte da settembre, di pari passo con la partecipazione obbligatoria ad attività di formazione.

Assegno unico: non cessa l’erogazione

L’Inps ha fatto sapere che “per i nuclei familiari sospesi dalla fruizione del Reddito di cittadinanza non cesserà l’Assegno unico e universale per i figli a carico, di cui viene garantita la continuità fino al compimento dei 21 anni se sussistono i requisiti previsti dalla legge”. Lo comunica l’Inps in una nota, spiegando che, “per le mensilità non coperte da una nuova domanda, la fruizione dell’assegno è garantita in misura piena con accredito sulla carta Rdc e il pagamento avverrà sulla carta per tutte le rate spettanti fino a febbraio 2024”. “Nell’ipotesi di presentazione di una nuova domanda di Assegno unico il pagamento avverrà con le modalità prescelte a decorrere dal mese successivo a quello della domanda”, si legge.

L’intervista

E mentre le proteste per l’abolizione del Reddito di cittadinanza infiammano le strade delle città italiane, nei palazzi della politica è scontro tra maggioranza e opposizione. Ma cosa succederà a dicembre, quando l’erogazione del Reddito di cittadinanza verrà abolita del tutto? Cosa succederà alle persone? Interris.it ha intervistato l’economista e professore ordinario di economia politica all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata Leonardo Becchetti.

Professore, con un messaggio sul cellulare, centinaia di migliaia di famiglie o singoli hanno saputo che non avrebbero più percepito il reddito di cittadinanza. A cosa si rischia di andare incontro? 

“Si sono in realtà creati due canali. Quello dei ‘non occupabili’ che mantengono di fatto la vecchia misura in alcuni casi rafforzata (nuovo Assegno di inclusione (Adi)). Quello degli “occupabili” che hanno un’erogazione ridotta a 350 euro fino a dicembre condizionata alla partecipazione a corsi di formazione e all’accettazione di proposte di lavoro (Sostegno per la formazione e il lavoro (Sfl). In molti casi il reddito di cittadinanza a cui aveva diritto questo secondo gruppo non era superiore ai 350 euro mensili. I criteri utilizzati per la divisione tra non occupabili ed occupabili dovrebbero essere sottoposti a verifica e valutazione. Un altro problema è che l’efficacia delle opportunità di formazione varia molto a livello territoriale e dunque gli ‘occupabili’ in aree meno fortunate rischiano di avere poche opportunità ed iniziative attivate da questo punto di vista”.

I servizi sociali riusciranno ad aiutare tutte le persone che si rivolgeranno a loro? 

“Vale quello che affermavo sopra. Purtroppo la qualità dei servizi sociali è maggiore nelle zone più ricche del paese mentre è la qualità scende dove ce ne sarebbe maggiormente bisogno”.

Tutto questo, potrebbe avere ripercussioni sull’economia del nostro Paese?

“Le probabili ripercussioni sono una parziale riduzione di potere d’acquisto e di consumi accompagnata da un aumento di accettazione di offerte di lavoro (quindi un aumento del tasso di occupazione). Da verificare se si tratta di lavori di qualità o lavori poveri e sottopagati”.

C’è il rischio che si creino dei nuovi poveri? 

“La povertà è un fenomeno multidimensionale nel quale l’insufficiente disponibilità di risorse monetarie è solo la parte emersa di un iceberg. Le parti sommerse sono la carenza formativa e di competenze, la solitudine e la povertà di relazioni, la mancanza di autostima e di generatività (intesa come capacità di contribuzione sociale). E’ tornando a sentirsi inserito in una trama di diritti e doveri, di dare ed avere che si riacquista dignità. Per questi motivi il contrasto alla povertà, alla marginalità e all’esclusione per essere efficace deve affiancare all’intervento economico un’azione efficace sulle dimensioni sommerse. La soluzione sufficiente ad un problema così complesso non è dunque soltanto l’erogazione monetaria (che rappresenta un supporto peraltro fondamentale), quanto piuttosto la capacità di un insieme di fattori di attivare la capacità ‘contributiva’ (sempre intesa in senso di generatività sociale) del beneficiario alla società restituendogli dignità”.

Manuela Petrini

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