Opinione

Perché l’ecoansia è legata al nostro amore per la vita

L’ecoansia consiste in un nuovo disagio sempre più diffuso, in particolare tra i giovani, legato alla preoccupazione per la distruzione della Terra. Tra le nuove problematiche spicca anche la solastalgia, ovvero l’angoscia che colpisce chi assiste alla degradazione del territorio in cui vive provocata da un disastro ambientale. Tuttavia, l’ecoansia è differente perché è legata a eventi che devono ancora verificarsi.

L’ecoansia, quando non è eccessiva, può anche essere costruttiva, perché serve ad attivarci e a trovare l’energia giusta per cambiare i nostri comportamenti. È noto come l’essere umano si muova solo quando a muoversi sono le emozioni. L’ansia è un’emozione fisiologica che può anche essere di aiuto e fungere da prevenzione rispetto ad alcuni rischi; tuttavia, se si intreccia con altri fattori personali, può divenire patologica fino a paralizzarci. Secondo l’approccio ecopsicologico, l’ecoansia quindi non va considerata alla stregua delle altre ansie, come un disturbo da curare, ma va ascoltata come un campanello d’allarme che passa attraverso chi è più percettivo. Si tratterebbe di un meccanismo legato alla nostra biofilia, l’amore per la vita. 

Un esempio attuale della mia esperienza professionale è legato ad Iris (nome fittizio, per la privacy), mia paziente, la quale spesso mi chiede di poter spegnere la luce durante le sedute in cui la luce solare è sufficiente perché in tal modo possiamo contribuire all’ambiente: “Non ce la posso fa’. Se facessimo tutti così, staremmo meglio. Me prende a male dottò ‘sto spreco se la teniamo accesa. Le dispiace se la spegniamo?”. È o non è questo amore per l’ambiente e per la vita? Senz’altro sì. Barbiero, biologo e autore del libro Ecologia affettiva, sostiene che quando non agiamo secondo giusti criteri di rispetto per l’ambiente e questo “viene violato, la nostra biofilia ne soffre e l’ecoansia è il segnale d’allarme”. Avere consapevolezza di ciò, così come dei cambiamenti climatici, senza acquisire gli strumenti per far fronte alle emozioni che accompagnano questa conoscenza può portare alla disperazione. Una preoccupazione per il futuro del pianeta conduce al pessimismo, a volte alla paura, alla rabbia, a uno stato generale di ansia o addirittura a veri e propri attacchi di panico.

Genitori, insegnanti ed educatori hanno un ruolo significativo nel plasmare il rapporto dei ragazzi con i cambiamenti climatici oggi sempre più frequenti. Taylor e Murray (2020) danno questi suggerimenti su come discutere e affrontare l’argomento con i propri figli in modo da minimizzare il rischio che sviluppino forme di malessere psicologico:

1) dare loro l’opportunità di condividere apertamente le loro emozioni e preoccupazioni;
2) convalidarne le emozioni e i sentimenti senza minimizzarli;
3) bilanciare le informazioni negative con quelle positive; più nello specifico, per ogni informazione negativa proporne tre positive;
4) quando si coinvolgono i bambini più piccoli, focalizzarsi sulla dimensione locale e su gesti tangibili;
5) trovare obiettivi raggiungibili e completarli come famiglia.

Diversi autori entrano nello specifico proponendo addirittura quali azioni suggerire ai ragazzi, ad esempio andare in bicicletta a scuola, acquistare etichette ecologiche e prodotti biodegradabili. Tuttavia, secondo Pinto e Grove-White (2020), questi comportamenti virtuosi dovrebbero essere formulati dagli studenti stessi. Si consiglia infine agli insegnanti di mettere l’accento sull’importanza dell’azione collettiva, piuttosto che individuale e di improntare le discussioni in aula alla ricerca di una soluzione. Allo stesso tempo, si sconsiglia di adottare un punto di vista tecno-centrico, ossia basato sull’idea che i problemi ambientali possono essere risolti solo ed esclusivamente attraverso l’uso di nuove tecnologie.

L’ansia climatica può avere effetti sulla salute mentale delle persone, contribuendo a vissuti di depressione, ansia e panico. Alcuni possono sentire di non avere il controllo sulla situazione e possono provare un senso di disperazione riguardo al futuro. Tuttavia, è importante ricordare che ogni individuo può fare la differenza nella lotta contro il cambiamento climatico, attraverso azioni quotidiane come ridurre le emissioni di carbonio e promuovere pratiche sostenibili. Per affrontare l’ansia climatica, molte persone cercano il sostegno di amici, familiari e gruppi di attivisti ambientali. Altre strategie utili possono includere la meditazione, l’esercizio fisico, la riduzione dell’accesso a notizie negative e la partecipazione ad azioni di attivismo climatico.

L’ecoansia si può fronteggiare. Non è un disturbo mentale; può condurre, se ben fronteggiata, ad una migliore soluzione dei problemi ambientali, nei casi in cui si riesce a gestire la situazione e ad autoregolarsi emotivamente. Non dimentichiamo, inoltre, l’appoggio e il supporto delle persone che amiamo e che possono aiutarci a farci vivere meglio questa situazione. È opportuno ricordare che alcuni gesti e scelte nelle nostre vite quotidiane hanno un impatto sul nostro pianeta. Una sana eco-ansia aiuta a non rimanere indifferenti nei confronti delle condizioni del nostro pianeta.

Ma se però i sintomi di ansia associati ai temi ambientali arrivano a paralizzare la vita di una persona o diventare un’ossessione che assorbe totalmente tempo ed energie, è fondamentale parlarne in famiglia o con gli amici, ridurre l’esposizione ai media durante la giornata e rivolgersi ad un esperto.

Certamente un modo per prevenire l’ecoansia invalidante è iniziare ad essere meno individui e più comunità. Per farlo bisogna aprire le porte all’altro da sé in un’interazione che non implica scambi superficiali ma che contempla la condivisione delle problematiche quali quelle relative al pianeta comune chiamato terra. In questi momenti, la parola ecoansia suona quasi come positiva perché “permette” incontro, ascolto, dialogo con le persone e con l’ambiente. In tal modo l’ecoansia assumerà una nuova connotazione e l’unica eco riscontrabile sarà quella di un pianeta che verrà “visto” e rispettato. Allora sì che ecoansia e biofilia diventano integrabili verso un unico fine: il desiderio di continuare ad amare il nostro pianeta, la nostra vita.

Prof. Alfredo Altomonte

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