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Monteduro (ACS): “Il ruolo chiave dei cristiani perseguitati nel mondo”

Oggi, 22 agosto, si celebra la Giornata Internazionale di Commemorazione delle vittime degli atti di violenza su base religiosa o di credo, istituita dall’ONU nel 2019.

Milioni di persone ogni anno vengono discriminate, perseguitate, imprigionate, torturate e perfino uccise a causa della loro fede. Non solo cristiani, ma fedeli di tutte le confessioni religiose, specie se appartenenti a gruppi minoritari. La giornata odierna offre l’occasione di richiamare l’attenzione sulla loro situazione: Interris.it ha intervistato Alessandro Monteduro, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS Italia), per comprendere le cause dell’odio verso i credenti da parte di governi, regimi, gruppi fondamentalisti in tante Nazioni del mondo.

Alessandro Monteduro, Direttore ACS Italia (Foto: @acs_italia)

L’intervista ad Alessandro Monteduro di ACS Italia

Perché una Giornata dedicata alla commemorazione delle vittime degli atti di violenza su base religiosa o di credo?

“Il motivo è purtroppo semplice: le violenze su base religiosa sono presenti in molte Nazioni del mondo e, rispetto agli anni passati, sono in crescita. Secondo l’ultimo Rapporto 2023 sulla libertà religiosa nel mondo, presentato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre lo scorso giugno e che copre il periodo compreso tra gennaio 2021 e dicembre 2022, nel mondo in un 1 Paese su 3 il diritto alla libertà religiosa non è pienamente rispettato. Si tratta di 4,9 miliardi di persone, pari al 62% della popolazione mondiale. Negli ultimi due anni, inoltre, la libertà religiosa delle comunità delle fedi più diffuse è in discussione in sempre più parti del Globo, anche in Nazioni ‘insospettabili’ come – novità dell’edizione 2023 del Rapporto – il Nicaragua”.

Come è possibile un così alto numero di persone, quasi 5 miliardi?

“Perché tra le Nazioni dove non è garantita la libertà religiosa, vi sono Paesi con una popolazione molto cospicua: la Cina e l’India, quasi un miliardo e mezzo di abitanti ciascuna; il Pakistan (240 milioni); la Nigeria, lo Stato più popolato d’Africa (223 milioni); il Bangladesh (172 milioni). Ma le Nazioni sono molte di più: 61 su 196, il 31%. Ben venga dunque da parte dell’Onu l’aver istituito questa Giornata. Nonostante ciò, l’indifferenza generale contro le persecuzioni a sfondo religioso, comprese quelle numerosissime contro i cristiani, permane in larghe fasce della società anche Occidentale”.

Quanti sono i cristiani perseguitati nel mondo?

“Secondo l’ultimo rapporto, il totale dei cristiani che vivono in terre di persecuzione è pari a oltre 307 milioni di fedeli”.

Quali sono i Paesi dove le violenze anticristiane sono più feroci?

“Sono quelle Nazioni dove i totalitarismi, o i nazionalismi o i fondamentalismi religiosi sono particolarmente pervasivi e presenti. Il fondamentalismo islamico è particolarmente aggressivo nell’area africana del Sahel occidentale: Mali, Ciad, Camerun, Burkina Faso, Niger e Nigeria, Nazione in cui i cristiani rappresentano oltre la metà della popolazione locale, ma che sono sotto attacco da anni nel silenzio generale. Attaccati i cristiani anche in zone del Mozambico e del Congo. L’estremismo islamista uccide anche in Asia: in Pakistan e in Bangladesh. Non c’è però solo l’estremismo islamista a minacciare le comunità cristiane”.

Quali altre minacce ci sono per i cristiani?

“I nazionalismi religiosi, come il nazionalismo induista. In India cristiani e musulmani subiscono ferocemente il nazionalismo e la campagna di conversione verso l’induismo, religione praticata dal 70% del miliardo e 425 milioni di abitanti. I cristiani sono una piccolissima minoranza, il 2,5% del totale, quasi 40 milioni di persone. Eppure, vengono osteggiati. Perché tutti coloro che non sono induisti vengono percepiti come ‘corpi estranei’, ‘attentatori’ dell’unità nazionale. In 12 dei 36 Stati che compongono l’India sono approvate le leggi anti conversione: se un induista si converte al cristianesimo o all’Islam rischia fino a 10 anni di carcere. Al contrario, se un cristiano o un mussulmano si convertono all’induismo, non solo non vengono sanzionati, ma vengono addirittura sovvenzionati economicamente. Queste sono leggi nazionali, non pratiche di gruppi settari!”.

Perché i totalitarismi sono contrari alla libertà religiosa?

“I regimi totalitari non distinguono tra gruppi religiosi maggioritari o minoritari. Ma solo tra chi appoggia il regime e chi lo combatte. Lo vediamo in Cina, in Corea del Nord e, più recentemente, in Nicaragua dove la repressione contro la Chiesa cattolica dal 2018 è diventata feroce e la popolazione ne soffre moltissimo”.

Perché tanto odio contro i cristiani?

“Chi crede in Dio, chi ha una fede religiosa, è visto come un nemico da eliminare perché è portatore di un’idea di società diversa: pericolosamente democratica, libera, affidata alla volontà divina. I cristiani non sono solo dei pacifisti, ma anche e soprattutto dei pacificatori: rappresentano un ponte di pace e dialogo universale, cattolico appunto. Questo è insopportabile a tutti quei gruppi e istituzioni che strumentalizzano le sofferenze della società – povertà, disoccupazione, mancanza di istruzione – per il proprio tornaconto e per mantenere il potere sulle masse. Le comunità cristiane sono un antidoto alla violenza, all’estremismo, al fanatismo religioso, ai totalitarismi. Per questo sono perseguitate. Ma la loro missione di pace e pacificazione è quanto mai attuale e resta insostituibile. Per tale motivo la presenza cristiana deve essere ovunque tutelata”.

Milena Castigli

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