Stop alla cultura dello scarto. Le “buone abitudini” alimentano l’economia circolare

La lezione di Papa Francesco e le "buone pratiche" per contrastare il "paradosso dell'abbondanza". Recuperare gli alimenti è il modo per fermare il "furto alla mensa del povero"

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“Ridurre, riusare, riciclare sono i verbi dell’economia circolare”, ha evidenziato papa Francesco in un incontro in Vaticano sull’industria. Il primo passo dell’economia circolare è la lotta allo spreco alimentare. Conserve Italia recupera 50 mila tonnellate annue. E i  sottoprodotti vengono riutilizzati per zootecnia e produzione di energia.

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Economia sostenibile

Sono oltre 50.000 le tonnellate di sottoprodotti che vengono recuperate ogni anno negli stabilimenti del Gruppo cooperativo Conserve Italia. A fornire la stima è il re-Food Market della sostenibilità curato da Livia Pomodoro. All’interno di Ro-Guiltlessplasti  su progetto di Rossana Orlandi. E allestito al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologica “Leonardo Da Vinci” di Milano. Il lavoro di recupero va dalle buccette di pomodoro alle foglie del mais. Dai semi non conformi dei piselli ai ceci fuori calibro fino ai noccioli di pesche e albicocche. I sottoprodotti vengono riutilizzati per alimentazione zootecnica e produzione di energia. Il contrasto allo spreco alimentare e il sostegno all’economia circolare sono “buone pratiche“, afferma Pier Paolo Rosetti. Aggiunge il direttore generale di Conserve Italia: “Rafforziamo l’ impegno della nostra filiera cooperativa e sostenibile“.economia

Cultura dello scarto

Papa Francesco mette in guardia dallo spreco alimentare. Definito dal Pontefice uno dei segni nefasti della “cultura dello scarto”. Ad essere messo in pericolo è il destino stesso del pianeta. Aumentano, infatti, le disuguaglianze tra chi nel mondo ha troppo e chi invece troppo poco. L’agenzia dei vescovi, Sir ha raccolto gli interventi papali su questo tema. Dalle encicliche “Laudato si'” “Fratelli tutti” alle visite di Francesco alla sede della Fao. E alla conferenza promossa dalla Pontificia Accademia delle Scienze. “Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco. A partire da quello alimentare, che è tra i più deprecabili”, sottolinea Jorge Mario Bergoglio. Lo spreco e la perdita di cibo sono una questione morale. Ma anche fenomeni dannosi per il pianeta. A causa delle emissioni di gas serra. Dello spreco dell’acqua. E dei terreni utilizzati per produrre questi alimenti. Ciò si riflette soprattutto sulle popolazioni più povere il cui lavoro viene dissipato. E i cui mezzi di sostentamento vengono compromessi. Per il Papa lottare contro la piaga terribile della fame vuol dire anche combattere lo spreco.economia

Speculazione

“Lo spreco manifesta disinteresse per le cose. E indifferenza per chi ne è privo- evidenzia Francesco-. Lo spreco è l’espressione più cruda dello scarto. Oggi è scandaloso non accorgersi di quanto il cibo sia un bene prezioso. E di come tanto bene vada a finire male”. Sos, dunque, per lo spreco di cibo nei Paesi opulenti ai danni dei più poveri del pianeta. “Le risorse alimentari non di rado vengono lasciate in balìa della speculazione. Favorendo i conflitti e gli sprechi. E aumentano le file degli ultimi della terra che cercano un futuro fuori dai loro territori di origine”.  Di qui l’appello papale a cambiare rotta. “Di fronte all’aumento della domanda di alimenti è indispensabile che i frutti della terra siano disponibili per tutti”, esorta il Pontefice. No ai “modelli di consumo che sprecano tante risorse”. E “condividere impone una conversione”.

Economia condivisa

Altolà del Papa allo spreco quotidiano di alimenti. “C’è cibo per tutti. Ma non tutti possono mangiare“, sottolinea il Papa. Sono davanti ai nostri occhi “lo spreco. Lo scarto. Il consumo eccessivo. L’uso di alimenti per altri fini“. La mancanza di alimenti “non è qualcosa di naturale”. Non è un dato né ovvio né evidente. E’ dovuto a “una egoista e cattiva distribuzione delle risorse“. A una “mercantilizzazione degli alimenti”. I frutti della terra sono un dono per l’umanità, commodities di alcuni, generando in questo modo esclusione. Ma il consumismo “ci ha indotti ad abituarci al superfluo. . Sprecare alimenti è come rubare dalla mensa del povero. Si colui che ha fame”.

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