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Caleffi: “Papa a Venezia: l’arte come strumento di inclusione e dialogo”

“Il Papa a Venezia celebra l’arte, forma di cultura che non è un passatempo per ricchi, ma è nutrimento per tutti. Il Padiglione della Santa Sede nel carcere della Giudecca apre prospettive inedite sulle dinamiche sociali e artistiche, sfidando pregiudizi e convenzioni, riflettendo sulle strutture di potere nell’arte e nelle istituzioni”. Sono le parole di don Simone Caleffi, teologo e docente di teologia alla Lumsa che, in una profonda disamina a Interris.it, spiega qual è il significato spirituale e sociale della visita di Papa Francesco a Venezia.

Il Papa a Venezia: il programma

Il Pontefice ha scelto di visitare la città lagunare nella quinta domenica di Pasqua. Sei ore estremamente intense durante le quali, tra gli altri appuntamenti, spicca la visita alle detenute del carcere femminile della Giudecca, l’inaugurazione del padiglione della Santa Sede alla 60esima edizione della Biennale d’Arte, l’incontro con gli artisti dell’Esposizione Internazionale e la solenne celebrazione eucaristica in Piazza San Marco.

San Marco a Venezia. Foto di Daniel Corneschi su Unsplash

L’intervista a don Simone Caleffi

Qual è il significato spirituale e sociale della visita di Papa Francesco a Venezia, in particolare durante la Biennale d’Arte?

“Benché il Papa non sia né il parroco del mondo, né il vescovo dei vescovi, ma il vescovo di Roma, i suoi viaggi apostolici hanno lo stesso significato che ha la sua missione, la sua esistenza, il suo ufficio, ovvero confermare i fratelli nella fede”.

Quando sono storicamente iniziati i viaggi apostolici?

“A partire da san Paolo VI, anch’egli pellegrino a Venezia, nel 1972 (seguiranno Giovanni Paolo II nel 1985 e Benedetto XVI l’8 maggio 2011), inizia una nuova epoca, dati anche i nuovi mezzi di trasporto, che vedrà i Papi recarsi negli angoli più sperduti del mondo, affinché lo possano vedere, ne possano ascoltare la voce, anche coloro che avrebbero molta difficoltà a giungere fino a Roma. In realtà, anche Giovanni XXIII aveva cominciato a uscire dal Vaticano e da Roma con il treno, ma dopo di lui i Papi dovranno usare l’aereo o, in questo caso, l’elicottero, perché le mete avranno una distanza maggiore, rispetto alla visita del Papa bergamasco a Loreto a ad Assisi. In modo speciale, poi, il Papa ha anche il titolo di Primate d’Italia, ovvero il vescovo della prima sede della penisola, per cui ha un senso peculiare che Francesco si rechi a Venezia”.

Perché Papa Francesco ha scelto Venezia?

“Probabilmente dietro suggerimento dei suoi collaboratori, ha scelto di andarci proprio in occasione della 60° Esposizione Internazionale d’Arte. La Santa Sede, infatti, ha un padiglione allestito presso il Carcere femminile della Giudecca. Realizzato in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e a cura di Chiara Parisi e Bruno Racine, il Padiglione vaticano, che vanta la partecipazione speciale di Hans Ulrich Obrist, ospiterà opere di artisti di fama internazionale: Maurizio Cattelan, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Claire Fontaine, Sonia Gomes, Corita Kent, Marco Perego & Zoe Saldana e Claire Tabouret”.

Papa Francesco. Foto Imago/Image

Perché scegliere un carcere come location?

“La location è stata voluta in quell’istituto di pena in quanto il padiglione è dedicato al tema dei diritti umani e alla figura degli ultimi, locatari di mondi marginalizzati, dove i nostri occhi raramente arrivano. Si cerca di favorire la costruzione di una cultura dell’incontro, perno centrale del Magistero di Papa Francesco”.

Qual è l’aspetto spirituale e sociale della visita del Papa?

“Sul versante della spiritualità, il Papa va nella quinta domenica di Pasqua per celebrare l’Eucaristia pubblicamente e venerare privatamente le reliquie dell’evangelista Marco, di cui si è appena celebrata la festa liturgica. Per quanto riguarda il sociale, l’attenzione è rivolta, come già detto, alla fragilità ed alla povertà, nonché alla grande rilevanza che la Chiesa attribuisce ad ogni forma di cultura, che non è un passatempo per ricchi, ma è nutrimento per tutti”.

Quali pensa che saranno i temi principali che toccherà il Pontefice durante la sua visita a Venezia?

“Non ho la palla di vetro, ma il progetto della Santa Sede porta il titolo Con i miei occhi. Posso dunque immaginare che Papa Francesco inviterà la città e l’intero Paese a guardare oltre. Forse potrebbe pronunciare un monito (un po’ come già fece visitando il sud per quanto riguarda il crimine organizzato), affinché non rimaniamo nella pace ‘delle nostre tiepide case’ – avrebbe scritto Primo Levi – ma reagiamo, in coerenza con la volontà di Dio, nei confronti di quelle realtà che spesso fingiamo di non vedere o che non consideriamo. Non penso solo alle guerre, al terrorismo, alle ingiustizie, alle discriminazioni più appariscenti, ma – ricordando l’esperienza singolare di quando sono stato a trovare qualche detenuto e quelle comunitarie nelle quali ho portato i giovani della mia parrocchia ad animare la messa in carcere – penso proprio all’universo carcerario, un mondo che sta a cuore al Santo Padre, che proprio in un video indirizzato ai detenuti, ricorda che ‘il Signore dà sempre l’opportunità di fare un passo avanti” quando si vive lo smarrimento e non si sa dove andare. ‘C’è chi non vede la direzione e nemmeno la via, c’è gente con il ‘cuore parcheggiato’ da aiutare – dice nel video il Papa. ‘Tutti sbagliamo nella vita ma l’importante è non rimanere sbagliati’. E conclude: ‘Tante volte noi nella vita troviamo una mano che ci aiuta a sollevarci. Anche noi dobbiamo farlo con gli altri'”.

Come la visita del Papa influenzerà il dialogo tra fede e cultura, in un mondo segnato dalla “guerra mondiale a pezzi”?

“Il tema della Biennale 2024 è ‘Stranieri ovunque’. Sappiamo bene come l’attenzione al forestiero, oltre che un’urgenza biblica e dunque di ogni tempo per la Chiesa, sia peculiarmente un’urgenza del nostro tempo e di questo pontificato. La fede trasforma la cultura dal di dentro e le dischiude orizzonti impensati. Nella fede, ci riconosciamo tutti figli dello stesso Padre e, dunque, fratelli tra noi. Grazie alla fede, cadono tutte le barriere e i motivi di guerra, nonostante ci sia ancora qualcuno che parla di guerre di religione. La fede, quantomeno quella cristiana, include gli ‘altri’ in un ‘noi’. Per il cristiano nessuno è straniero, nessuno è nemico, ma apparteniamo tutti ad una stessa patria e ad una stessa famiglia”.

L’isola della Giudecca a Venezia. Foto di Benoit Debaix su Unsplash

In che modo il messaggio di Papa Francesco sulla pace, la giustizia e la cura dell’ambiente potrebbe risuonare in un contesto come la Biennale, caratterizzato spesso da temi di rilevanza sociale e politica?

“Nella scorsa edizione, tutto questo era molto evidente grazie al tema scelto per l’occasione. Il Cardinale José Tolentino de Mendonça, Commissario del Padiglione della Santa Sede, che nell’autunno del 2022 è stato nominato Prefetto del Dicastero vaticano per la Cultura e l’Educazione, aveva annunciato che il Padiglione Nazionale della Biennale 2023 sarebbe stato dedicato al tema dell’amicizia sociale, particolarmente caro a Papa Francesco, che ha presentato la Sua visione della ‘cultura dell’incontro’ nelle Sue Lettere Encicliche Laudato si’ (2015) e Fratelli tutti (2020)”.

Come si sviluppa il messaggio della “cultura dell’incontro” in questa edizione?

“Nella presente edizione, tale messaggio si sviluppa grazie al fatto che in un luogo normalmente chiuso, come un carcere, avverrà un’apertura fisica e concettuale, dove si parlerà di arte, di poesia, di umanità e del prendersi cura”.

Il padiglione della Santa Sede presenta a Venezia una realtà inedita. Quale?

“Il titolo ‘Con i miei occhi’ è tratto da un frammento di poesia che riprende un antico testo sacro e una poesia elisabettiana. ‘Non ti amo con i miei occhi’ (Shakespeare, Sonetto 141) risuona con il versetto del Libro di Giobbe ‘I miei occhi ti hanno veduto’ (42,5). Una dissolvenza incrociata, che sfuma in un’azione dove il vedere è sinonimo di toccare con lo sguardo, di abbracciare con l’occhio, di far dialogare la vista e la percezione. Nel Padiglione tutto è frutto di un’energia che sfida le convenzioni artistiche e quelle carcerarie, dove progetti pragmatici si intrecciano con la creatività di mondi solitamente paralleli, stranieri l’uno all’altro, in linea con l’urgenza del dialogo poliedrico proposto da papa Francesco. Parole e immagini si fondono grazie alle detenute, agli artisti e ai poeti che contribuiscono alla narrazione artistica e storica del luogo, dove la visita al padiglione è un percorso guidato dalle detenute-conferenziere. Questo progetto apre prospettive inedite sulle dinamiche sociali e artistiche, sfidando pregiudizi e convenzioni, riflettendo sulle strutture di potere nell’arte e nelle istituzioni”.

Milena Castigli

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