Chiesa Cattolica

Allarme della Santa Sede per la guerra in Sudan

È drammatica la situazione nella città del Sudan dove sono intrappolate poco meno di 1,5 milioni di persone tra abitanti e sfollati interni che vi si erano rifugiati. La guerra in Sudan ha ormai assunto una dimensione etnica specie nel Darfur. Dove i miliziani delle Forze di Supporto Rapido (RSF) sono accusati di uccidere civili in base alla loro etnia. Le ultime vittime in ordine di tempo, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, sono nove persone giustiziate in base alla loro etnia dalle RSF. Fuggivano dal conflitto in corso a El Fasher, la capitale del Nord Darfur, verso la città di Mellit. Da quasi un mese El Fasher, è devastata da feroci battaglie tra le Forze Armate sudanesi (SAF), appoggiate da alcuni movimenti armati loro alleati contro le RSF. I combattimenti hanno provocato un gran numero di vittime civili e gravi danni alle abitazioni e alle infrastrutture civili. L’RSF continuano l’offensiva per impadronirsi della città, e sono accusate di aver bombardato intenzionalmente aree popolate con artiglieria pesante. Costringendo i residenti alla fuga.

Foto di Yusuf Yassir su Unsplash

Violenze in Sudan

L’accanimento delle RSF nel cercare di prendere il controllo della città si spiega con il fatto che il Nord Darfur e la sua capitale, sono l’unica parte della più ampia regione del Darfur fuori dal controllo di RSF. Dalla fine dello scorso anno, le RSF hanno infatti preso il controllo di quattro dei cinque Stati della regione del Darfur. E cioè Darfur meridionale, occidentale, centrale e orientale La conquista di El-Fasher offrirebbe alla RSF la possibilità di attaccare le posizioni delle SAF nel nord del Sudan. E di rifornirsi attraverso la Libia con l’aiuto di mercenari russi. Le popolazioni locali e in particolare i Masalit sono accusate di parteggiare con l’’esercito regolare contro le RSF composte in prevalenza di arabi. Le popolazioni non arabe come i Masalit, gli Zaghawa e i Furs sono stati bersaglio di attacchi da parte della RSF e del suo precursore, i Janjaweed, per più di 20 anni.

Foto di STNGR LLC su Unsplash

Guerra civile

Quando nell’aprile 2023 è scoppiata la guerra tra le SAF comandate dal generale Abdel Fattah al-Burhan e le RSF capeggiate da di Mohamed Hamdan “Hemedti” Dagalo, queste ultime hannorinnovato i loro attacchi alle popolazione non arabe del Darfur. Alcuni dei gruppi armati presenti nell’area si sono uniti per respingere gli assalti degli uomini di Hemedti, formando la Darfur Joint. Si trattava all’inizio di un organismo neutrale incaricato di proteggere el-Fasher. Il governatore del Darfur Minni Minnawi, di etnia Zaghawa, si è messo alla guida dalla formazione che comprende il Minnawi’s Sudan Liberation Movement, il Justice and Equality Movement (JEM), la Sudanese Alliance, e il Gathering of Sudan Liberation Forces. Nel novembre 2023, Minnawi e il leader del JEM Gibril Ibrahim si sono schierati con le SAF. Entrambe le milizie sono impegnate nei combattimenti per il controllo el-Fasher. Altri tre gruppi (Sudanese Alliance, Gathering of Sudan Liberation Forces, Sudan Liberation Movement-Transitional Council) sono rimasti neutrali nel conflitto. Concentrandosi nella difesa dei civili di el-Fasher.

Giacomo Galeazzi

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