Papa Francesco in visita a Labaro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:13

La preghiera ed evitare di sparlare degli altri. Sono queste le due medicine indicate da Papa Francesco, in occasione della sua visita pastorale nella parrocchia di san Crispino da Viterbo, nel settore Nord della diocesi. Ad accoglierlo, un cartellone giallo e blu su cui campeggia la scritta “Benvenuto Papa Francesco”, e una comunità raccolta in un clima di grande festa, insieme al Vicario Generale della Diocesi, don Angelo De Donatis, a mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare per il Settore Nord, al parroco Don Luciano Cacciamani e ad altri sacerdoti della comunità. 

L'incontro con i bambini del catechismo e dell'oratorio

A Laparo, Papa Francesco ha incontrato i ragazzi del catechismo e i ragazzi del dopocresima e dell'oratorio. I bambini più piccoli hanno preparato un canto per il Papa e una letterina, mentre i più grandi gli hanno rivolto alcune domande. Il Pontefice prendendo spunto dalle domande dei ragazzi, si sofferma sul tema del male. Chiede ai bambini se il diavolo esista o sia solo “un racconto”. Una volta sgombrati i dubbi, spiega loro che il diavolo è un bugiardo: “Nel Vangelo lo si chiama il padre della menzogna“. E aggiunge: “come difendersi? Con la preghiera”. Il pontefice descive ai bambini presenti questa differenza tra il diavolo bugiardo, che “fa l'opposto di quello che dicono i Comandamenti” e Gesù che invece è “buono, veritiero”. Ed aggiunge che è necessario rivolgersi anche a Maria: “La Madre di Dio. E' lei che ha portato Gesù da noi”. Su cosa provasse a stare tra loro ha risposto: “Io, quando sono con i bambini, con i ragazzi, sento gioia perché vedo che Gesù è tra voi, che voi avete aperto il cuore a Gesù e Gesù viene da voi, perchè se abbiamo il cuore chiuso, Gesù non può entrare“. Ed aggiunge anche: “La Cresima è il sacramento che vi dà la forza, la forza per lottare, per andare avanti, per vincere nella vita. Non è il sacramento dell’addio alla parrocchia“. 

Il saluto ai genitori e ai bambini battezzati e battezzandi

Il Pontefice ha poi conosciuto i genitori e i loro bambini battezzati o battezzandi e gli ha ricordato che il battesimo “è un primo passo per tutta la vita cristiana“: “Dio entra nel cuore dei bambini – afferma – ed è come un sigillo che non se ne andrà mai, è il Signore, la sua presenza”. Il Papa chiede ai genitori di accompagnare sempre i figli: “Accanto, ma un po' a distanza, ché si sentano liberi“. E aggiunge anche: “Questa è la saggezza che tutti voi avete. Lasciarli crescere, che si sentano ognuno una persona, ma con la sicurezza di essere protetti”.  

L'abbraccio ai più fragili

Francesco, ha poi incontrato un gruppo di persone senza dimora e indigenti, italiani e stranieri assistiti dalla Caritas Parrocchiale e dalla Comunità di Sant'Egidio. Rivolgendo ad essi la sua riflessione, ha sottolineato che: “Quando siamo soli, siamo deboli. E tante volte, da soli finiremmo sconfitti. Invece, quando siamo insieme diventiamo forti, forti per resistere, forti per andare avanti, forti per vincere nella vita. E’ la fortezza dell’insieme”. Ed ancora, esortando i presenti: “Insieme. Mai soli. Sempre insieme.”.

L'incoraggiamento rivolto ai malati

Riguardo invece ai malati e ai disabili, ha affermato che: “Quando venivo qui, prima di entrare – ha detto – ho sentito una voce interiore che mi diceva: “Adesso ti portano dal sindacato” – “Ma quale sindacato?” – “Il tuo! Quello degli anziani!”. Questo è il sindacato degli anziani, ma siamo tutti insieme, anche gli ammalati”. Il Pontefice poi ribadito la ricchezza dell'ultimo periodo della vita e l'importanza di offrire con generosità la saggezza acquisita negli anni, che “è un dono del Signore”: “Agli anziani io direi che la vecchiaia non è una cosa brutta. La vecchiaia, quando si vive bene, è come il buon vino, che con gli anni diventa più buono. Ma non è per averla per noi, è per darla, per offrirla, offrire la saggezza, per questo è importante che i giovani parlino con con gli anziani”.

L'omelia del Santo Padre

Nella sua riflessione il Santo Padre ha esortato i fedeli a chiedersi: “Come io mi comporto con la gente? Come è il mio cuore con la gente? Sono un'ipocrita?”: “L'abitudine di parlare male degli altri – ha evidenziato – porta alle guerre: nel quartiere, nel posto di lavoro, nella scuola. Se pensi che qualcuno faccia qualcosa di cattivo, diglielo apertamente, non dietro alla schiena. Il chiacchiericcio non risolve nulla e ti porta alla guerra”. 
“Prima di sparlare degli altri prendi uno specchio e guardati, ti vergognerai dei tuoi difetti e penserai meno a quelli degli altri”, ha suggerito ancora Papa Bergoglio che ai parrocchiani di Labaro ha offerto anche due suggerimenti pratici: “Sparlare –ha spiegato – è un'abitudine che il diavolo mette in noi, contro la quale però abbiamo due medicine. La prima è la preghiera. Se ti viene di spellare un altro allora prega per lui. La seconda è ugualmente pratica: se ti senti di dire contro qualcuno morditi la lingua. Così si gonfia e non potrai parlare. Mi raccomando, tutti i giorni controllate la dentiera perché sia pronta a fare la seconda medicina”. “Sparlare – ha poi concluso – è l'inizio di tante inimicizie”.

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