La liturgia, splendore del mistero di Cristo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:05

Tutti i battesimati sono santi per il battesimo ricevuto” è fra i messaggi più dirompenti del Concilio Vaticano II, poiché non relega la via della santità ad un esiguo numero di persone, ma la estende a tutta l'umanità. “Il Concilio Vatiano II ci ha voluto richiamare alla universale vocazione alla santità” ricorda mons. Giovanni Di Napoli, segretario del Centro di Azione Liturgica che, dal 26 al 29 agosto, promuove la 70° Settimana liturgica nazionale a Messina sul tema Liturgia: chiamata per tutti alla santità battesimale. Per l'occasione, il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ha inviato a mons. Claudio Maniago, presidente del Centro, una lettera di ossequi e incoraggiamento.

“La sensibilità ecclesiale del Centro di Azione Liturgica e la sollecitudine pastorale dell'Arcidiocesi – ricorda Parolin – sono venute a convergere sull’esigenza di mettere la santità al centro della riflessione dell'annuale appuntamento”. Il prelato ha ricordato che il tema del meeting è desunto da San Paolo, Lettera agli Efesini (1,4) ed ha richiamato le parole di Papa Francesco in merito, con riferimento all'esortazione apostolica Gaudete et exsultate in pieno spirito di continuità con la costituzione dogmatica Lumen gentium: “Di recente Papa Francesco ha voluto richiamare all'attenzione di tutti i credenti questa fondamentale verità della fede e della vita cristiana, messa in luce dai Padri conciliari. Con l’obiettivo di far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità” scrive il cardinale. 

Via di santità

La liturgia come via della santità. Il card. Parolin ricorda le parole del Pontefice che, in un suo intervento, ha parlato di “liturgia viva in ragione della presenza viva di Colui che 'morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita'”. Nella lettera, il prelato ricorda le parole di Papa Francesco pronunciate nell'udienza generale del 22 novembre 2017: “il Santo Padre auspica che dalle celebrazioni e dalle riflessioni della Settimana maturi la consapevolezza che la liturgia è luogo privilegiato in cui la santità di Dio ci attira a sé con la sua bellezza, la sua verità e la sua bontà. Particolarmente nell'Eucaristia, lo Spirito Santo ci fa entrare nel mistero pasquale, donandoci di passare con Cristo dalla morte alla vita, ci rende partecipi della vitadivina che, accolta, trasfigura tutto il nostro essere mortale, rendendolo capace di amare come Lui,
offrendo la propria vita nel servizio dei fratelli – e aggiunge il discorso del Pontefice ai partecipanti all'assemblea plenaria della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti -. Perché la vita sia veramente una lode gradita a Dio, occorre infatti cambiare il cuore. A questa conversione è orientata la celebrazione cristiana, che è incontro di vita col 'Dio dei viventi' (Mt 22,32). La liturgia, infatti, è un'esperienza protesa alla conversione della vita tramite l'assimilazione del modo di pensare e di comportarsi del Signore, è vita che forma, […] tesoro vivente che non può essere ridotto a gusti, ricette e correnti, ma va accolto con docilità e promosso con amore, in quanto nutrimento insostituibile per la crescita organica del Popolo di Dio. La liturgia non è il campo del 'fai-da-te', ma l’epifania della comunione ecclesiale. Perciò, nelle preghiere e nei gesti risuona il 'noi' e non l'”io”; la comunità reale, non il soggetto ideale”.

Sulle orme del Concilio Vaticano II

Nella lettera, Parolin rimarca l'insegnamento fornito dal Concilio Vaticano II, per il quale le azioni liturgiche sono il segno della presenza di Cristo nella sua Chiesa. La liturgia come atto nobile di un'opera grande, “con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l’invoca come suo Signore e per mezzo di Lui rende il culto all’eterno Padre […]. Nella, liturgia – sottolinea Parolin, riprendendo la Sacrosanctum Concilium -, la santificazione dell'uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. I Padri conciliari insistono sul fatto che la liturgia, nel momento in cui celebra la santità, santifica quanti vi partecipano e in questo modo glorifica il Nome santo e ineffabile. La santità accolta e celebrata nella liturgia mostra la trascendenza di Dio, il Tre Volte Santo, l’Altissimo, l’Onnipotente, 'il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile' (1Tm 6,15-16), ma nella liturgia, in continuità con l’Incarnazione, la “Maestà divina” si offre nella vicinanza all’uomo. La liturgia, infatti, è l’attuazione sacramentale dell’Alleanza del Padre con gli uomini nel Figlio, Verbo fatto carne, per permettere agli uomini di vivere la sua stessa vita, rendendoli figli nel Figlio e tempio vivo dello Spirito. Nella liturgia, l’inaccessibile santità di Dio si rende prossimità tangibile nel Cristo e in Lui si presenta e si comunica con il volto della misericordia, dell’agape, l’amore gratuito che il Padre riversa nel cuore dei credenti mediante il dono dello Spirito”.

Missione della Chiesa

Nella parte finale della lettera, il cardinale Parolin ha, dunque, sottolineato il fine ultimo della liturgia: “diffondere nel Popolo di Dio lo splendore del mistero vivo del Signore“. Per farlo, è necessario prendere coscienza del suo “ruolo insostituibile per la Chiesa”. Per continuare su questo versante è necessaro – secondo il prelato – “aiutare le comunità a interiorizzare meglio la preghiera della Chiesa, ad amarla come esperienza di incontro col Signore e con i fratelli e, alla luce di ciò, a riscoprirne i contenuti e osservarne i riti. La liturgia sarà autentica, cioè in grado di formare e trasformare coloro che vi partecipano, se questi, pastori e laici, apprenderanno sempre meglio a coglierne il significato e il linguaggio simbolico, inclusa l’arte, il canto e la musica al servizio del mistero celebrato, comprendendovi anche il silenzio”.

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