Ue: a rischio gli obiettivi di riciclo plastica

Il Covid ha fatto rinascere l'usa e getta. Nell’Europarlamento al voto la riduzione delle emissioni.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:57
Fonte: ANSA

La Corte dei Conti europea, in un rapporto sull’azione Ue per ridurre i rifiuti di plastici, ha concluso che l’Ue potrebbe non raggiungere gli obiettivi di riciclo degli imballaggi in plastica, che l’Ue si è data appena due anni fa, tranne che non riesca a operare una decisa “inversione di tendenza”. Il responsabile del rapporto, Samo Jereb, ha sostenuto che i target del 50% di riciclo degli imballaggi entro il 2025 e del 55% entro il 2030, arrivati nel 2018 dopo un dibattito lampo durato solo 8 mesi , “sono una sfida difficilissima”. Ha poi puntualizzato che il Covid ha contribuito in tal senso, “facendo rinascere l’usa e getta” e dando dimostrazione che “la plastica continuerà ad essere un pilastro delle nostre vite, ma anche in problema ambientale sempre più grave”.

Un problema che viene da più lontano

Gli Stati hanno comunicano, oggi, all‘Ue che riciclano il 42% degli imballaggi in plastica, ma che un terzo è export verso Paesi non-Ue. Però, l’effetto combinato delle norme del 2018, più stringenti sul conteggio delle quantità riciclate, e della Convenzione di Basilea che dall’anno prossimo fisserà paletti alle esportazioni di rifiuti a partire dall’anno prossimo, riducono la percentuale dal 42% di oggi a circa il 30%. E la conseguenza è che si allontanano gli obiettivi fissati per il 2025 e il2030.

Il rischio del traffico illegale di rifiuti

Jereb informa che “in alcuni Paesi dell’Ue i rifiuti spariscono”. Come emerge dal rapporto, il 13 % di tutti i rifiuti non pericolosi scompare dal mercato legale e per quelli pericolosi, la percentuale sale addirittura al 33%. Il responsabile di tale rapporto poi conclude dicendo: “L’entità della sfida per gli Stati membri non dovrebbe essere sottovalutata”.
Il portavoce della Commissione europea per il Green Deal, Vivian Loonela, riconosce che indubbiamente “sono necessari sforzi significativi”. Per cui l’attuazione della strategia per la plastica del 2018 “rimane una priorità”.

Cosa accadrà nel 2021

La Commissione, l’anno prossimo, proporrà definizioni comuni di concetti come bioplastiche, materiali biodegradabili e compostabili. Mentre sono già state previste modifiche normative sui requisiti degli imballaggi, il cui varo è previsto nel 2021. Inoltre, c’è la ‘tassa’ sulla plastica, approvata dai leader europei nel vertice fiume di luglio per coprire una piccola parte (6 miliardi) degli interessi che dovranno essere pagati sui soldi che la Commissione raccoglierà sui mercati per finanziare il Recovery Fund.
È previsto un contributo nazionale da 80centesimi per ogni chilo di plastica non riciclata, che dovrà essere ratificato da tutti i Parlamenti degli Stati membri prima di poter entrare in vigore. Anche i sistemi a peso possono avere le loro controindicazioni. Difatti, grazie ai regimi nazionali di questo tipo, nell’Ue il peso medio di una bottiglia da mezzo litro in Pet è diminuito dai 24 grammi nel 1990 a 9,5 grammi nel 2013. C’è da dire però che, in alcuni casi, imballaggi più leggeri sono meno riciclabili perché utilizzano plastiche differenti per ottenere le stesse proprietà di un solo materiale più resistente.

Nell’Europarlamento

È confronto all’ultimo voto, nell’Europarlamento, sulla legge per il clima, che renderà vincolanti il target emissioni zero al 2050 e aumenterà l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030.
Tra gli eurodeputati c’è chi sostiene un taglio del 55% e chi vorrebbe, invece, arrivare al 60%, per avere una posizione più forte in sede di negoziato con il Consiglio. I risultati delle votazioni sui principali emendamenti dovrebbero essere resi noti domani, mentre il risultato definitivo del voto finale sull’intero testo potrebbe giungere solo giovedì mattina a causa delle procedure di conteggio dei voti espressi dagli europarlamentari non presenti in aula.

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