Chikungunya: 252 casi nel Lazio, 50 a Roma Il Sistema di sorveglianza della Regione ha evidenziato i numeri della malattia e chiesto al Campidoglio chiarezza sul piano di disinfestazione

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Chikungunya

Non cessa, nel territorio del Lazio, l’allerta legata alla Chikungunya, la malattia provocata dalla puntura di un particolare tipo di zanzara monitorata costantemente dal Sistema di sorveglianza delle Malattie infettive della Regione Lazio. E, proprio dal dipartimento in questione, sono arrivati i nuovi numeri sulla diffusione del morbo, i quali parlano di “252 casi autoctoni registrati”, dei quali “197 sono residenti o riportano un soggiorno nel Comune di Anzio”. Nel frattempo, però, altri 50 casi sono stati segnalati all’interno del territorio urbano di Roma, i restanti 5 a Latina. Secondo quanto fatto sapere dalla Pisana, “le segnalazioni dei casi sospetti stanno diminuendo” ma resta comunque la necessità che i Comuni procedano “alle disinfestazioni dando comunicazione alla cittadinanza degli orari e dei giorni degli interventi che vanno ripetuti”.

Sollecito al Campidoglio

Questo anche perché, come spiegato ancora da Via Cristoforo Colombo, “la Regione Lazio è ancora in attesa di conoscere il numero delle disinfestazioni effettuate da Roma Capitale nelle aree indicate”. Nella stessa nota, è stato specificato nuovamente che “la prevenzione mediante l’azione di disinfestazione è fondamentale per evitare l’ulteriore diffondersi del virus”. Una notazione riferita al Campidoglio dal quale, secondo la Pisana, “non è stata data conoscenza dei luoghi dove si sono svolte le disinfestazioni. Avvertiamo scarsa disponibilità. Invece sarebbe importante che i cittadini avessero sott’occhio il calendario”.

Chikungunya, prevenzione necessaria

Continua a tenere banco, dunque, l’argomento Chikungunya nel Lazio. La malattia trasmessa dalle infette zanzare tigre Aedes albopictus, ha iniziato a far parlare di sé nei mesi estivi, dopo un intervallo di 10 anni (2007) dagli ultimi episodi . Nelle scorse settimane, l’allerta legata al virus aveva portato a valutare lo stop delle donazioni di sangue, con l’Ecdc a elencare una sorta di vademecum rivolto ai Paesi membri dell’Ue per un’efficace prevenzione. Tra le soluzioni proposte dall’agenzia europea, particolare attenzione era stata concentrata su eventuali misure per scongiurare il rischio di  trasmissione del virus attraverso campioni umani (sangue e plasma), proponendo l’esclusione di donazioni di sangue da chi torna da un viaggio in Italia nelle aree colpite, monitorare i donatori attraverso il test degli acidi nucleici Nat e interrompere temporaneamente le donazioni nelle aree colpite, in assenza di test autorizzati di screening sui donatori.

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