Critiche al governo, 20 giornalisti stranieri banditi dal Sud Sudan La locale autorità per le Comunicazioni: "Incitavano l'odio inventando storie". Gli attivisti pro stampa: "Violata la legge"

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L’autorità per le Comunicazioni del Sud Sudan ha vietato a 20 giornalisti stranieri, accusati di aver diffuso notizie false, l’ingresso nel Paese africano. Secondo il presidente dell'”Agcom” locale, Elijah Alier, ha spiegato ai media che i reporter banditi aveva riportato “storie infondate e fantasiose“, potenzialmente in grado di incitare l’odio e la violenza.

Fomentare la violenza e diffondere l’odio tra la popolazione facendo disinformazione – ha detto Alier a Eye e Radio – sono cose inaccettabili in una società di leggi come la nostra. Alcuni di questi giornalisti non sono mai nemmeno venuti nel Sud Sudan. Bisogna avere rispetto per lo Stato, non ci si può limitare a etichettarlo in modo negativo”.

Al momento il nome dei 20 reporter coinvolti dalla restrizione non sono ancora stati divulgati. Alier ha chiarito che, in ogni caso, a oltre 200 giornalisti stranieri è consentito operare all’interno del Sud Sudan e ricordato che per lavorare nel Paese africano è necessario accreditarsi presso l’autorità per le Comunicazioni.

Ma la decisione non va giù agli attivisti per i diritti civili. L’Associazione per lo sviluppo dei media nel Sud Sudan considera il bando dannoso per il dialogo nazionale. “La legge istitutiva dell’Autorità – spiega il presidente dell’associazione, Alfred Taban – non dà a questo organismo il potere di negare il visto ai giornalisti che scrivono articoli critici nei confronti del governo. In passato il suo presidente ci ha assicurato che a tutte le persone che arrivano nel Sud Sudan, in particolare ai giornalisti, sarebbe stata assicurata la massima libertà di movimento“.

Nel Sud Sudan i rapporti tra governo e media sono particolarmente tesi. Numerosi giornalisti sono morti, mentre continuano a essere attaccati per aver compiuto sino in fondo il loro dovere.

 

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