Emilia: barricate in strada contro 12 profughe, prefetto costretto a cedere

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In Emilia vince la paura. A farne le spese dodici donne profughe che avrebbero dovuto essere ospitate nella cittadina di Gorino. Per impedire l’arrivo decine di residenti, anche della vicina Goro, sono scesi in strada erigendo persino barricate per ostacolare il pullman che le trasportava. Alla fine il prefetto di Ferrara, Michele Tortora, ha dovuto cedere.

La resa

“L’ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda – ha detto – ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone. Questo fenomeno o si gestisce insieme con buonsenso oppure non si gestisce”. L’ufficiale del governo non ha, però, nascosto il suo rammarico per la mancata accoglienza. “Il mio primo pensiero – ha proseguito – dopo quello che è successo va alle 12 donne oggetto di contestazione. Non oso pensare a quello che hanno passato nella traversata del Mediterraneo, al viaggio in pullman fino a Bologna e poi fino a Gorino e posso immaginare cosa possono aver provato quando si sono trovate davanti quelle barricate. E’ stato un episodio tristissimo. Mi avrebbe fatto piacere che i cittadini di Gorino avessero visto di cosa si trattava, se avessero avuto cognizione dei termini del problema forse le cose sarebbero andare diversamente”. E se quella di Gorino non può considerarsi una sconfitta dello Stato nello stesso tempo “non è una vittoria“.

Delusione

Chi non riesce a nascondere la delusione è Angelino Alfano. “Di fronte a 12 donne, delle quali una incinta, organizzare blocchi stradali non fa onore al nostro Paese – ha sottolineato il ministro dell’Interno -. Poi certo tutto può essere gestito meglio, possiamo trovare tutte le scuse che vogliamo, ma quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell’Italia”. Il nostro Paese, ha aggiunto, “sono i ragazzi di Napoli che aiutano i soccorritori sul molo quando arrivano i migranti, o il medico di Lampedusa Pietro Bartolo che non guarda a orari”. Dopo la strage di Lampedusa, secondo il ministro, “l’Italia poteva scegliere se girarsi dall’altra parte o essere un paese coraggioso. E noi abbiamo scelto di essere l’Italia della fatica e del coraggio. Anche sapendo che così facendo si sarebbero persi voti”.

La vicenda

La protesta era iniziata dopo la decisione di requisire parzialmente l’ostello bar Amore-Natura, da destinare alle donne. “Tenuto conto della saturazione delle strutture già funzionanti – aveva spiegato la Prefettura in una nota nell’annunciare la misura – è stata decisa la requisizione per ospitare le donne, cui si dovranno aggiungere a breve altre sette persone, per un totale di 18 di un gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara“. Il prefetto Tortora aveva spiegato che la requisizione avrebbe avuto “carattere eccezionale straordinario” e aveva rivolto un appello “ad amministrazioni pubbliche, associazioni di volontariato e strutture ecclesiastiche affinché offrano ogni collaborazione”, anche per “ulteriori esigenze verosimili”.

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