Dai geni della Vedova Nera un possibile vaccino contro la malaria Nature pubblica gli studi di Sarah Bordenstein e Seth Bordenstein dell'università di Vanderbil

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Un virus che nel suo dna ha i geni di uno dei ragni più velenosi, la Vedova Nera, potrebbe diventare un vaccino contro la malaria. E’ questa la strada aperta dalla scoperta del primo virus che, nel corso della sua evoluzione, è riuscito a impadronirsi di geni tipici di esseri profondamente diversi e a sfruttarli per penetrare nei batteri. La scoperta, pubblicata su Nature Communications, si deve a Sarah Bordenstein e Seth Bordenstein dell’universita’ americana Vanderbilt.

Virus come questi potrebbero diventare una nuova arma per combattere insetti infestanti o pericolosi per l’uomo, come la zanzara anofele che diffonde la malaria. Il virus, che si chiama Wo, infatti, infetta un batterio chiamato Wolbachia, che a sua volta infetta ragni e insetti. Sfrutta i geni che controllano le tossine del veleno della vedova nera per distruggere i batteri che infetta.

“La scoperta apre scenari interessanti”, ha detto la microbiologa Bianca Colonna, dell’università La Sapienza di Roma. Potrebbe infatti offrire un metodo per modificare geneticamente un batterio e per combattere insetti infestanti o dannosi per l’uomo. L’aspetto interessante, ha aggiunto, è che “il virus ha assimilato geni legati a tossine in grado di distruggere le cellule che lo ospitano, ma si potrebbero introdurre anche altri geni”. Si può immaginare quindi che si inseriscano geni nel virus che, una volta introdotti nella zanzara anofele, “producano sostanze in grado di uccidere la zanzara o di impedire lo sviluppo del parassita responsabile della malaria, il plasmodio“.

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