ORLANDO: “NON CONFONDERE CAPORALATO CON MIGRAZIONE” Il ministro della giustizia ha annunciato che il governo sta portando avanti un provvedimento che vedrà luce entro la fine dell'anno

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“Così come non bisogna confondere il caporalato con il lavoro nero e con lo sfruttamento del lavoro, non dobbiamo neanche confondere il caporalato con il fenomeno migratorio, perché il caporalato, come abbiamo visto, riguarda anche molti italiani e riguarda anche in modo consistente cittadini dell’Unione Europea”. E’ quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che a Foggia ha presenziato un vertice in prefettura sulla lotta al caporalato.

“Le persone impiegate in agricoltura, in molte delle aree interessate dal caporalato, sono appartenenti – ha detto – a Paesi dell’Unione Europea. Quindi, l’idea che, se si regola meglio il fenomeno migratorio questo cancella il caporalato, è un’idea sbagliata. Questa piaga ha una sua autonomia e come tale va affrontata con le specificità di questo tipo di fenomeno, tant’è, ahimè, il caporalato esisteva anche quando il fenomeno migratorio non c’era. Questa è una distorsione del processo produttivo in agricoltura e come tale deve essere affrontato”.

Da Foggia, il ministro della Giustizia ha annunciato che “il governo sta portando avanti un provvedimento che vedrà luce entro la fine dell’anno e che affronterà alcuni dei nodi che hanno portato alla crescita e allo sviluppo di questa inaccettabile piaga”.

“Nell’incontro di questa mattina – ha proseguito Orlando – abbiamo cercato di fare una sorta di prova del nove sulla adeguatezza di questa normativa e devo dire che sono emersi dei problemi che riguardano, diciamo così, temi non affrontati dalla legge, che non potevano essere affrontati dalla legge, ma la legge ha comunque raccolto un consenso ampio, in particolar modo per quello che riguarda direttamente le mie competenze, la normativa penale repressiva – ha aggiunto Orlando -. Ha raccolto un consenso molto ampio che mi fa dire che abbiamo lavorato bene, peraltro il confronto che oggi si è sviluppato è soltanto la coda del confronto che si è sviluppato a livello nazionale con tutte le forze sociali, sia quelle imprenditoriali che la rappresentanza del mondo del lavoro e che ha visto uno sforzo comune che ci porterà ad uno strumento di legge che non ha l’ambizione di cancellare i problemi dell’agricoltura, ma ha l’ambizione di cancellare una inaccettabile piaga che è incompatibile con la civiltà del nostro paese”.

“Non parliamo di sfruttamento del lavoro, non parliamo di lavoro nero, parliamo di qualcosa – ha concluso il Guardasigilli – che riguarda, secondo alcune Procure, la riduzione in schiavitù. Stiamo parlando di un passo all’indietro di secoli, non di un ritardo di qualche decennio”.

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