PEDOFILIA IN MAROCCO, CIRCA 60 BAMBINI SONO VITTIME DI ABUSI OGNI GIORNO Presentato un dossier a Parigi con i dati raccolti dalle associazioni impegnate nei diritti dell'infanzia

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Marocco, abusi sui bambini

Mentre il Marocco si prepara ad ospitare la Cop22, la Conferenza mondiale sul Clima e l’Ambiente, il prossimo novembre, nella storica città di Marrakech, le Organizzazioni non governative impegnate nella tutela e sul tema dei diritti dell’infanzia hanno presentato un rapporto, a Parigi, che raccoglie i dati, drammatici, della situazione nel Paese per la condizione, appunto, dei minori.

Secondo la ricerca, divulgata in questi giorni sui quotidiani in lingua araba, circa 60 bambini sono abusati in media ogni giorno in Marocco. E il più delle volte le violenze avvengono in famiglia.

Le associazioni hanno raccolto autonomamente le informazioni, perlopiù sulla base dei casi delle notizie di cronaca o denunciati dalle famiglie delle vittime alle forze dell’ordine. Il dossier va oltre i dati raccolti e, con metodo statistico, ipotizza numeri possibili relativi alle violenze che restano nascoste, senza un iter giudiziario, in assenza di denuncia, per vergogna, nella maggioranza dei casi, o semplicemente per ignoranza.

La gravità della situazione era già emersa nel novembre 2015, quando una delle associazioni più attive contro la pedofilia, Cocasse, aveva rivelato che nello stesso anno c’erano stati 935 denunce per abusi sui minori, di cui il 55 percento in ambito familiare. Cifre in netto aumento rispetto ai dati degli anni precedenti: 850 nel 2014 e 768 nel 2013.

Le vittime più frequenti sono i maschi, 635 contro 300 bambine, almeno nei casi denunciati. In particolare, nella fascia d’età tra i 5 e i 14 anni. Il turismo sessuale gioca un terribile ruolo. Marrakech, Agadir, Essaouira e Tangeri sono meta per gli orchi di numerosi Paesi. Soltanto di recente la legislazione locale ha inserito come reato perseguibile con la reclusione l’abuso sessuale sui minori, anche in assenza di vera violenza sessuale, sanzionandolo all’articolo 485 del Codice penale.

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