LOTTA CONTRO LA DESERTIFICAZIONE: AL VIA UNA TECNICA PER RECUPERARE LE ACQUE PIOVANE Questa tecnica è stata sviluppata per le regioni del Maghreb grazie al progetto Wadis-Mar

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La desertificazione è una piaga che colpisce quasi il 40% del nostro pianeta, una porzione nella quale vive un terzo della popolazione mondiale. Rendere disponibile acqua per l’agricoltura nelle zone aride è la sfida di questo millennio e il recupero delle rare, ma violenti, piogge delle zone desertiche attraverso la ricarica artificiale dei serbatoi naturali del sottosuolo sembra essere l’unica soluzione per arginare il problema.

Questa tecnica è stata sviluppata per le regioni del Maghreb grazie al progetto Wadis-Mar, presentato di recente a Cagliari in un convegno. Finanziato dall’Ue, al progetto hanno lavorato insieme il Nucleo di ricerca sulla desertificazione dell’Università di Sassari, l’ Universitat de Barcelona, l’Observatoire du Sahara et du Sahel di Tunisi, l’Institut des Régions Arides di Médenine, in Tunisia, e l’Agence Nationale des Ressources Hydrauliques di Algeri.

Il progetto si basa sul principio di “sottrarre al deserto e all’evaporazione i milioni di metri cubi di acqua piovana che ogni anno, nel giro di due o tre settimane, alimenta in maniera tumultuosa, violenta e repentina i ‘wadi’, corsi d’acqua periodici ed effimeri, tipici delle zone aride”.

Il professor Giorgio Ghiglieri, docente di Idrogeologia dell’Università di Cagliari e coordinatore del progetto, ha proposto la ricarica artificiale degli acquiferi, cioè dei serbatoi d’acqua naturali: nelle due aree in cui è stato realizzato Wadis-Mar, tenendo conto delle esperienze maturate dalla tradizione locale, dopo aver studiato la composizione idrogeologica del territorio, è passato all’analisi del possibile utilizzo di alcune acque sotterranee per i diversi usi, quindi non solo irriguo ma anche potabile. Attraverso un grande sforzo di ricerca multidisciplinare sono stati individuati due acquiferi in cui realizzare gli interventi di ricarica artificiale.

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