LOTTA ALLA JIHAD, L’IRAQ CERCA IL SOSTEGNO DELL’UNIONE EUROPEA Il presidente del Governatorato di Ninawa: "Mosul sarà presto liberata. Migliaia di persone vivono nel terrore"

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“Mosul sarà presto liberata dall’Isis, ne sono sicuro. Ma abbiamo bisogno dell’aiuto dell’Europa”. Lo ha detto Bashar Hameed Mahmood Al-Kiki, Presidente del Governatorato di Ninawa, la Regione in cui si trova Mosul, città che dal giugno del 2014 è nelle mani dei miliziani dello Stato Islamico. Insieme con un gruppo di donne imprenditrici irachene e studiosi è arrivato a Palermo per partecipare a un convegno internazionale, organizzato dal Comune. Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio del Governatorato di Ninawa e i rappresentanti del Comune di Mosul, rifugiati a Erbil, hanno fatto la loro prima visita ufficiale a Bruxelles insieme alle autorità regionali curde. L’incontro di alto livello si è svolto nell’ambito di “Key People”, un progetto di cooperazione finanziato dall’Ue e gestito da Mediter. L’iniziativa intende promuovere l’inclusione sociale e l’imprenditorialità mediante il sostegno alla leadership femminile, per rispondere efficacemente ai rischi di emarginazione economica, politica e culturale del Nord dell’Iraq.

“La visita a Bruxelles è servita per presentare al Parlamento europeo i risultati del progetto”, spiega Al-Kiki all’Adnkronos. Ma è inevitabile parlare dell’Isis e della situazione, tragica, di Mosul. Dopo l’incursione della coalizione Usa che ha ucciso ieri quasi 200 miliziani Isis. “Ci sono migliaia di persone bloccate che stanno vivendo sotto l’occupazione dell’Isis a Mosul – dice il Presidente del Governatorato Niniwa – Noi viviamo dove non c’è l’occupazione dell’Isis. Le zone limitrofe di Mosul sono state liberate grazie ai militari iracheni ai peshmerga”. Bashar Al-Kiki si dice “certo” che “Mosul sarà liberata, come sta accadendo nelle altre parti dell’Iraq liberata dall’Isis”. “Ecco perché abbiamo fatto questa visita all’Unione europea- dice – per chiedere un aiuto, non solo finanziario, ma anche un aiuto militare in Iraq, a Mosul e loro ci hanno promesso diverse cose importanti. Cose buone”. Di più non vuole rivelare. Ma aggiunge: “L’Europa ci deve aiutare sul versante militare per la liberazione dall’Isis, solo allora potremo parlare di rilancio”.

Alla domanda su come si vive nel terrore dell’Isis, Ahmed replica: “Viviamo con il terrorismo, ci stiamo difendendo e stiamo lavorando contro gli attentati, ci aiutano i peshmerga, i militari iracheni, stanno facendo di tutto per battere l’Isis. Grazie loro è stato liberato almeno il 40 per cento del governatorato di Niniwa”.

E le donne? “Purtroppo, a causa della presenza dell’Isis, le donne stanno vivendo un momento molto difficile. Sono oltre 1.600 le donne violentate nella nostra regione dai terroristi dell’Isis. E’ una situazione terribile. Non solo. Le donne di affari sono molto penalizzate, vivono una situazione terribile. Per questo chiediamo aiuto con questo progetto per le donne”, spiega Bashar Al-Kiki. Che propone un gemellaggio con Palermo. “Questa è una città molto accogliente – spiega – e l’abbiamo amata subito. Apprezziamo quello che sta facendo il sindaco Leoluca Orlando per l’accoglienza”.

E’ ancora Al-Kiki a spiegare che “quella parte di territorio del Governatorato del Ninawa è stato liberato dall’Isis, grazie anche all’esercito iracheno e ai peshmerga”. “Ma il pericolo dell’Isis non finirà con la liberazione di Mosul, abbiamo bisogno di sviluppo”.

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