STRAGE DI ORLANDO, L’ISIS RIVENDICA: “MATEEN UNO DI NOI”

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strage orlando

“Era uno di noi”. L’Isis rivendica (ma sarebbe meglio dire “si appropria”) della strage di Orlando nel quale 50 persone sono morte e altre 53 sono rimaste ferite. Secondo quanto affermato dal Daesh, in un un comunicato inviato all’agenzia Amaq e diffuso da Site, il killer Omar Mateen “era un combattente dell’Isis”. Ma, al netto delle simpatie jihadiste dell’uomo, sull’effettiva appartenenza all’organizzazione terroristica guidata da Abu Bakr al Baghdadi certezze non esistono.

In passato, fra l’altro, l’Fbi, si era occupata per due volte di Omar Mateen, ma in entrambi i casi aveva chiuso le indagini. Ron Hopper, agente speciale del Federal Bureau of Investigation, ha riferito che Mateen fu interrogato due volte nel 2013 in seguito a “commenti incendiari con i colleghi” che potevano far pensare a legami con terroristi, si legge sul Washington Post.

L’inchiesta, ha spiegato Hopper, fu chiusa perché non fu possibile verificare i dettagli dei suoi commenti. L’anno seguente, l’Fbi verificò possibili legami fra Mateen e Moner Mohammad Abusalha, il primo cittadino americano a commettere un attentato suicida in Siria, che viveva come lui a Fort Pierce, in Florida. “Avevamo stabilito che il contatto era stato minimo e che al momento non rappresentava una relazione importante o una minaccia”, ha detto Hopper.

Mateen lavorava per una delle maggiori compagnie di sicurezza del mondo, la G4S, malgrado la testimonianza di un ex collega lo descriva come mentalmente instabile. Con un numero di dipendenti pari alla popolazione di Washington, la G4S lavora con le forze di sicurezza americane per i pattugliamenti di confine, ha fornito servizi di sicurezza alle Olimpiadi di Londra e ha partecipato agli sforzi per spegnere i recenti incendi in Canada.

Mateen lavorava per la compagnia da quasi 9 anni. Era stato impiegato come guardiano in una struttura carceraria minorile e nella sicurezza di un elegante resort con campi da golf a Port St. Lucie, in Florida. Secondo un suo ex collega, Mateen era chiaramente instabile ma la compagnia non era intervenuta in alcun modo nei suoi confronti.

Daniel Gilroy, ex poliziotto, ha raccontato a Florida today di aver lavorato con Mateen al golf resort PGA Village, ma di essersi dimesso dopo che G4s non era intervenuta di fronte ai commenti omofobi e razzisti del suo collega. “Me ne sono andato perché tutto quello che diceva (Mateen) era tossico. La compagnia non faceva niente, quell’uomo era pazzo e instabile, parlava di uccidere delle persone”. Non solo, Mateen cominciò a perseguitare Gilroy, con chiamate e sms continui.

Un comunicato diffuso da John Kenning, chief executive regionale per il Nord America della G4S, ha confermato che Mateen lavorava per la compagnia dal 10 settembre 2007, espresso condoglianze per le vittime e la disponibilità a collaborare alle indagini. Basata in Gran Bretagna, la G4S conta 623mila dipendenti in 110 paesi e ha lavorato spesso come contractor per la sicurezza americana. Secondo il suo sito web, ogni dipendente deve superare uno screening psicologico e dei propri precedenti.

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