CONFINDUSTRIA GIOVANI, GAY: “LA GUERRA DELLA CRISI E’ FINITA” Iniziato il tradizionale convegno di Santa Margherita Ligure. Il presidente: "Il referendum non può diventare un congresso di partito"

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marco gay

“Se in tanti hanno paragonato questi anni di crisi a una guerra oggi forse possiamo dire: la guerra è finita”. Parola di Marco Gay, presidente di Confindustria giovani. Per il tradizionale convegno di Santa Margherita Ligure come immagine simbolo è stato scelto il muro di Berlino. “Oggi quel muro sta crollando” spiega Gay a proposito della fase di “stagnazione economica, sociale e politica”. E parlando di passi avanti, come l’eliminazione dell’articolo 18, e altre riforme, ha sottolineato: “Diciamoci la verità: solo qualche anno fa ci sarebbe sembrato impossibile”.

Quella del referendum, secondo Gay, “è l’occasione che non possiamo perdere”. “Oggi non è il tempo di chi pensa di trasformare una riforma in un congresso di partito è il tempo di andare avanti. Lo vogliamo dire chiaro i prossimi quattro mesi non si possono trasformare in campagna elettorale infinita che tiene in ostaggio i provvedimenti per le imprese, il lavoro, i giovani”.

I candidati sindaco, ha proseguito, avremmo voluto vederli competere di più sulle “risposte a domande concrete”, dalle imprese ai servizi pubblici, “e meno su liste escluse e riammesse, battaglie legali per far fuori i candidati, dichiarazioni di stampa avventate che hanno fatto crollare aziende quotate. E, non a caso, il risultato è stato ancora una volta il calo dei votanti. Un vero peccato, perché le città sono cosa pubblica e non interessi di parte. Scommessa della crescita”.

Nel corso del convegno è stato anche letto un messaggio di Sergio Mattarella. “Il contesto in cui ci troviamo, di forte cambiamento, imposto anche dal rapido progresso tecnologico e dall’affermazione del’economia digitale – ha detto il capo dello Stato – richiede uno sforzo aggiuntivo da parte di tutti, individui, imprese, società civile e istituzioni per cogliere pienamente le nuove possibilità”. Mattarella, sottolinea come il momento richieda “un cambio di paradigma culturale, un atteggiamento alacre, la volontà di dare un contributo facendo la propria parte”.

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