UNITI CONTRO LO SFRUTTAMENTO

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Rinchiusa nella stanza di un Bed and Breakfast, senza la possibilità di uscire se non controllata a vista, e costretta a prostituirsi giorno e notte. E’ la storia di una sedicenne proveniente da un piccolo paesino della Romania, che i genitori avevano affidato a un connazionale perché la accompagnasse in Italia. Qui – le avevano detto -avrebbe avuto la possibilità di trovare un lavoro onesto, un futuro migliore. Invece è finita nelle mani delle sue aguzzine che con minacce, ricatti e percosse l’hanno prima obbligata a fare foto erotiche, diffuse su internet per attirare nuovi clienti, e poi costretta a prostituirsi.

La giovane rumena è solo una delle persone che sono state vittime del traffico di esseri umani all’interno dell’Unione Europea. Un mercato fiorente, in costante crescita per via di una elevata domanda di sesso a cui rispondere. Se ne stanno accorgendo alcuni Paesi Ue che corrono ai ripari invertendo la rotta e iniziando a punire i clienti. Come la Francia, dove lo scorso aprile è entrata in vigore la nuova legge antiprostituzione, che diventa così il quinto Stato europeo a colpire la domanda dopo Svezia, Norvegia, Islanda e Regno Unito.

A prendere nuovamente posizione contro questa forma di schiavitù è stato il Vaticano.  Pochi giorni fa oltre 150 giudici, magistrati e operatori della giustizia si sono incontrati per un vertice contro il traffico delle persone e il crimine organizzato. I lavori, promossi dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, hanno portato alla stesura di un documento nel quale si afferma che “l’eliminazione della moderna schiavitù oggi è un imperativo morale per i 193 Stati membri delle Nazioni Unite”.

“Affermiamo che la moderna schiavitù, la tratta delle persone, il lavoro forzato, la prostituzione e il traffico di esseri umani sono crimini contro l’umanità e devono essere riconosciuti come tali. Altrettanto il crimine organizzato che mira direttamente o indirettamente a espandere la moderna schiavitù deve essere considerato un delitto di lesa umanità”. Inizia così il documento redatto a Casina Pio IV, teatro dell’incontro fortemente voluto da Papa Francesco che nella prima giornata di lavori ha pronunciato il suo intervento di fronte ai magistrati, ai quali ha ricordato che “farsi carico della propria vocazione significa anche sentirsi e proclamarsi liberi”.

“Giudici e pubblici ministeri liberi: da che cosa? Dalle pressioni dei governi; liberi dalle istituzioni private e, naturalmente, liberi dalle ‘strutture di peccato’ di cui parlava il mio predecessore san Giovanni Paolo II, in particolare liberi da quella ‘struttura di peccato’ che è la criminalità organizzata – ha detto il Pontefice – Io so che voi siete sottoposti a pressioni, sottoposti a minacce in tutto questo; e so che oggi essere giudici, essere pubblici ministeri significa rischiare la pelle, e questo merita un riconoscimento al coraggio di quelli che vogliono continuare ad essere liberi nell’esercizio delle loro funzione giuridica. Senza questa libertà, il potere giudiziario di una nazione si corrompe e genera corruzione. Tutti conosciamo la caricatura della giustizia, in questi casi: la giustizia con gli occhi bendati: le cade la benda e le tappa la bocca”.

Il documento – firmato anche dal Santo Padre – elenca dieci obiettivi volti a contrastare questi crimini, per colpire in modo più efficace le organizzazioni criminali, per sostenere e proteggere le vittime, con un focus particolare alla loro tutela legale, in modo da evitare respingimenti e rimpatri che potrebbero far tornare le vittime tra le grinfie degli sfruttatori.

Sanzionare i clienti, colpire i trafficanti e i mafiosi confiscando i loro beni. Questo il modus operandi indicato dal Papa. Una “prassi italiana” che, nelle intenzioni del Santo Padre, va seguita per la “riabilitazione e la compensazione delle vittime e per la riparazione della società”. Inoltre, nel documento, tutte le Nazioni vengono invitate a riconoscere come crimine contro l’umanità la prostituzione, così come già ratificato dal Protocollo di Palermo delle Nazioni Unite. I firmatari della Dichiarazione hanno inoltre sottolineato che la “sanzione per i clienti dei servizi sessuali deve costituire parte integrante della legislazione per un’efficace lotta contro la schiavitù e la tratta”. Per quello che riguarda le vittime i magistrati chiedono che venga garantito un “appoggio adeguato che includa l’assistenza civile e legale, una protezione sicura dei testimoni”, misure attuabili favorendo la collaborazione con programmi attivi a livello internazionale.

Secondo un rapporto della Commissione europea, il primo sul traffico degli esseri umani, sarebbero state 15.846 le vittime della tratta all’interno dell’Ue tra il 2013 e il 2014. Nel dossier dell’Europol, fra l’altro, non si fa riferimento solo alle donne e alla prostituzione ma anche all’impiego di uomini e minori nel lavoro nero.

Il meretricio resta la principale forma di schiavitù, riguardando il 67% delle vittime della tratta. Segue lo “sfruttamento del lavoro” (21%). A finire nel racket sono soprattutto donne (76%), ma uno su dieci è un bambino (15%). Uno schiaffo all’umanità.

Per alimentare il continuo e costante traffico di esseri umani vengono utilizzati diversi espedienti: matrimoni forzati, crimine organizzato, sfruttamento di persone con disabilità, attività nel contesto del fenomeno migratorio e del flusso dei richiedenti asilo. Fondamentale, in questo business abietto, il ruolo svolto dal web e dalle nuove tecnologie, sempre più utilizzati come mezzo di “reclutamento” delle vittime.

 

In tutto ciò le forze dell’ordine, anche attraverso un coordinamento internazionale, svolgono un ruolo fondamentale per cercare di arginare il fenomeno. Ma punire gli sfruttatori e liberare le vittime a volte non è sufficiente. Le ragazze che vengono salvate dalla strada sono spaventate, non hanno più fiducia nel prossimo e si portano dietro ferite profonde, non solo nel fisico ma anche a livello psicologico. Catene invisibili cui rischiano di restare legate per tutta la vita.

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