AMMINISTRATIVE, BINDI: “L’ANTIMAFIA NON DA’ PATENTI DI CANDIDABILITA'” La presidente della commissione parlamentare: "Non possiamo vagliare 150mila persone, faremo una relazione più complessiva"

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“Chiariamolo una volta per tutte. La Commissione non ha mai preteso di dare patenti di candidabilità a nessuno” e “il termine impresentabili io non l’ho mai usato. La nostra funzione è informare i cittadini sulla qualità del personale politico che devono andare a scegliere”. Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, in un’intervista al Corriere della Sera.

Alla domanda se Bertolaso debba fare un passo indietro, secondo le regole dell’Antimafia, Bindi ha risposto: “Il nostro Codice chiede di non candidare chi è rinviato a giudizio, ma questa è responsabilità dei partiti. Bertolaso non ha bisogno dell’Antimafia per far conoscere ai romani la sua posizione, perché si è fatto la fotografia in tv dalla Annunziata e ha detto che si dimetterà in caso di condanna. Il problema semmai può esistere per l’oscuro consigliere del piccolo Comune, visto che le amministrazioni locali sono il varco più importante con cui le mafie arrivano a condizionare la politica”.

L’Antimafia, in ogni caso, non ha gli strumenti per vagliare 150mila candidati, quindi  darà il suo contributo “non attraverso le liste, ma con una relazione più complessiva”. “Qualcuno avrà anche criticato il nostro lavoro – ha osservato -, ma prima i partiti facevano a gara nel respingere i controlli, ora fanno a gara a chiederli”. A Roma “mi auguro che quel che hanno annunciato Giachetti, Marchini e la Meloni venga seguito da tutti i candidati. Non credo che la Raggi voglia essere da meno e consiglio a Bertolaso di fare altrettanto”.

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