TRE ANNI DI MISERICORDIA CON PAPA FRANCESCO

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porta santa bangui papa

Il Pontificato di Papa Francesco compie tre anni in pieno Giubileo della Misericordia. Ma che volto ha per Bergoglio quest’aspetto della vita cristiana? Padre Antonio Spadaro, tra le persone a lui più vicine, Direttore de La Civiltà Cattolica, ha parlato di diplomazia della misericordia e di misericordia come processo politico. Come tradurre però una categoria dello Spirito in Politica? A ben vedere sembra un ossimoro, tuttavia è proprio qui che il Santo Padre ci insegna a intendere il segno dei tempi, incarnando un’intelligenza geopolitica concreta e positiva, guidando le relazioni tra gli Stati da una posizione di “vantaggio”, quella della misericordia, appunto.

“Bergoglio non considera mai nulla e nessuno come perduto”, afferma Padre Spadaro spiegando gli intendimenti di Francesco: riapre i margini del determinismo e la Chiesa diventa così concretamente madre dei popoli, anche di quelli tradizionalmente additati come nemici. Bergoglio non manca di darci segni plastici del “suo” sentire: così è da leggere l’apertura della prima Porta Santa a Bangui, in Centrafrica, sconvolta da una strage di Cristiani avvenuta pochi giorni prima dell’inizio del Giubileo, facendo diventare la città “capitale spirituale del mondo”- come aveva dichiarato.
Sì, perchè Dio parla proprio lì, nella storia e negli eventi sia belli che brutti, ed è in quelli brutti che il suo respiro accarezza, cura, risana.

Il Papa parte dunque, va a toccare le ferite della Chiesa, non si presta a chi vuole mettere Cristiani contro Musulmani, buoni contro cattivi. No, quello è il regno dell’interesse, l’ottica del clash of civilizations ma la Chiesa è chiamata a ben altro, come ci dimostra Francesco. Così intraprende i suoi viaggi apostolici: con benevolenza, col cuore di chi non dà torto o ragione, ma di chi va incontro con apertura, con un’empatia intelligente che lo fa amare anche dai non credenti. Volendo ripercorrere alcune tappe delle sue relazioni internazionali non si può che rimanere colpiti per tanti passi compiuti: con la sua apparente semplicità, riceve il Presidente iraniano Rohani: “spero nella pace”, aveva detto Bergoglio alla fine dell’incontro, “le chiedo di pregare per me” aveva chiosato Rohani; rilascia la prima intervista storica sulla Cina e sul popolo cinese: “la Cina è una terra benedetta in molti modi e la Chiesa cattolica ha tra i suoi compiti il rispetto di tutte le civiltà. La Chiesa ha un grande potenziale nel ricevere cultura”, aveva dichiarato; primo Papa latino-americano della storia, favorisce la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana dopo 54 anni; e poi l’incontro col Patriarca ortodosso Kirill: “con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che si incontrano per «parlare a viva voce», da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese”, si legge nella dichiarazione congiunta.

Si fa definire Papa delle periferie, a rimarcare quanto la Chiesa sia dei deboli, degli ultimi, quelli che lui va a visitare, a toccare: anziani, malati, Paesi disagiati: questi gli interlocutori di Francesco, questo il suo servizio. Così facendo il Papa sta svuotando la retorica del Cristianesimo inteso come impero, seppure del bene: non vi è più un potere buono, perchè sempre di potere si tratterebbe e porterebbe sempre a uno scontro con un nemico. No, vi è disponibilità, incontro, servizio o diaconia per dirla in termini ecclesiastici.

In questo scenario non vi è neppure spazio per una profezia di fine del mondo: come spiega Lucio Caraccio nell’editoriale dell’ultimo numero di Limes, “la geopolitica di Francesco scruta i segni oscuri dei tempi non per rassegnarvisi, ma per intenderli e, per quanto possibile, sovvertirli. La terza guerra mondiale non si sarà. Se non la vorremo”.
Interessante come Francesco sia così diventato interlocutore di un mondo, quello delle relazioni internazionali, che con lui sono appunto relazioni prima di tutto: tra persone, tra mondi e modi di interpretare. Come ci riesce? Semplicemente abbracciando lo spirito profondo della fede cristiana: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Gv 13, 34) e ancora: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt 5, 44). A Papa Francesco, da buon sacerdote, interessano le persone: ecco il suo schiaffo gentile ai politici che si lasciano guidare da strategie poco lungimiranti, dimenticando di avere a che fare con uomini.

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