BRASILE, DA OTTOBRE 641 CASI DI MICROCEFALIA COLLEGATI AL VIRUS ZIKA Nel frattempo la Fda ha assicurato che continuerà a sviluppare screening per i donatori di sangue e test diagnostici per identificare la presenza o infezione recente dal virus

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Mentre le aziende farmaceutiche continuano a cercare un possibile vaccino contro lo Zika, il virus continua a diffondersi senza sosta. E con lui anche le patologie collegate. In Brasile dallo scorso ottobre, mese in cui è esplosa lepidemia, sono stati registrati 641 casi di microcefalia alla nascita. Il dato è stato fornito dal ministero della Salute carioca e mostra un incremento del 10% rispetto alle statistiche diffuse la settimana scorsa. Inoltre le autorità competenti stanno eseguendo degli accertamenti su altri 4.222 possibili casi. L’unico dato certo fino ad ora è che prima dell’esplosione dell’epidemia di Zika – con una stima di circa 1,5 milioni di persone infettate – è che il Brasile registrava circa 150 casi di microcefalia in media all’anno.

Nel frattempo, la Food and drug administration (Fda), ossia l’agenzia statunitense che regola i farmaci, ha vietato la donazione di cornee, valvole cardiache, ossa, pelle, staminali, cordone ombelicale, gameti e altri tessuti che arrivano da persone che abbiano contratto il virus Zika, o che siano stati in posti dove è riscontrata la presenza del virus o che abbiano avuto rapporti sessuali con persone con alti fattori di rischio nei sei mesi precedenti, o che siano stati esposti ad uno di questi fattori durante la gravidanza.

Un’ulteriore misura di sicurezza, dopo quella dello stop delle donazioni di sangue, che è contenuta in nelle nuove linee guida che dovranno essere adottate per ridurre il rischio di trasmissione del virus da cellule, tessuti e prodotti ricavati da cellule e tessunti umani, sia di donatori viventi che deceduti. Nel frattempo la Fda ha assicurato che continuerà a sviluppare screening per i donatori di sangue e test diagnostici per identificare la presenza o infezione recente dal virus.

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