TEST NUCLEARE A PYONGYANG, OBAMA: “FORTE IMPEGNO LA SICUREZZA DI SEUL E TOKYO” Secondo il presidente degli Stati Uniti il test effettuato dalla Corea del Nord costituisce "l'ennesima violazione dei suoi obblighi e impegni internazionali"

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barack obama

Dopo l’annuncio del recente test nucleare effettuato dalla Corea del Nord che ha messo in allarme il mondo intero, il presidente americano, Barack Obama, ha chiamato il presidente della Corea del Sud, Park Geun-Hye, e il premier giapponese, Shinzo Abe, riaffermando “l’irremovibile impegno” degli Usa per la sicurezza dei due Paesi e sottolineando la necessità di “una risposta internazionale forte e unitaria al comportamento incosciente della Corea del Nord”

La Casa Biancha ha fatto sapere che il presidente Usa, nella telefonata con Park e Abe ha condannato il test nucleare condotto da Pyongyang, e insieme a loro ha sottolineato come “tali azioni costituiscano l’ennesima violazione dei suoi obblighi ed impegni sulla base del diritto internazionale, compresi quelli contenuti in diverse risoluzioni delle Nazioni Unite”. Anche il segretario di stato, John Kerry – secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano – ha parlato con i ministri degli Esteri sudcoreano e giapponese, ribadendo la necessità e l’urgenza di lavorare “a una risposta unitaria a livello internazionale alle provocazioni della Corea del Nord”.

Inoltre si Obama che Park hanno concordato sulla necessità di imporre “sanzioni più incisive e complete” alla Corea del Nord e, durante la conversazione telefonica della durata di circa 20 minuti, il presidente statunitense ha dichiarato che “coopererà strettamente con il Sud a questo scopo”, ha comunicato il portavoce della presidenza sudcoreana. “I due leader hanno convenuto inoltre sul fatto che il Nord dovrà pagare un prezzo appropriato per l’ultimo test nucleare ed hanno promesso di collaborare strettamente in vista dell’adozione di una risoluzione forte da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha aggiunto la presidenza sudcoreana. Park ha definito il test “una grave provocazione” ed ha richiesto una risposta “forte” della comunità internazionale.

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