68 ANNI FA LA FIRMA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

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La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato italiano. Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre del 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, il 27 dicembre dello stesso anno, fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298 (edizione straordinaria) nello stesso giorno. Entrò in vigore il 1º gennaio del 1948. Della Carta Costituzionale vi sono tre copie originali, una delle quali è conservata presso l’archivio storico del Quirinale.

L’iter per la stesura della Carta inizia con il referendum che sancì la nascita della Repubblica Italiana il 2 giugno 1946. Dopo sei anni dall’inizio del secondo conflitto mondiale, e venti anni dall’inizio della dittatura, quel giorno si svolsero contemporaneamente il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente, con la partecipazione dell’89% degli aventi diritto. L’Assemblea fu eletta con un sistema proporzionale; furono assegnati 556 seggi, distribuiti in 31 collegi elettorali.

I partiti del Comitato di Liberazione Nazionale cessarono di considerarsi uguali, e si poté constatare la loro rappresentatività. Dominarono le elezioni tre grandi formazioni: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi; il Partito Socialista, 20,7% dei voti e 115 seggi; il Partito Comunista, 18,9% e 104 seggi. La tradizione liberale, protagonista della politica italiana nel periodo precedente la dittatura fascista, ottenne 41 deputati, con il 6,8% dei consensi; il Partito repubblicano, anch’esso d’ispirazione liberale ma con un approccio differente nei temi sociali, 23 seggi, pari al 4,4%. Mentre il Partito d’Azione, nonostante un ruolo di primo piano nella lotta partigiana, ebbe solo l’1,5% corrispondente a 7 seggi.

Giorgio La Pira sintetizzò le due concezioni costituzionali e politiche alternative dalle quali si intendeva differenziare la nascente Carta, distinguendone una “atomista, individualista, di tipo occidentale, rousseauiana” ed una “statalista, di tipo hegeliano”. Si pensò di differenziarla nel principio che per il pieno sviluppo della persona umana, a cui la costituzione doveva tendere; era necessario non soltanto affermare i diritti individuali e sociali, ma affermare anche l’esistenza dei diritti delle comunità intermedie, dalla famiglia alla comunità internazionale.

I lavori dovevano terminare il 25 febbraio del ’47, ma la Costituente verrà sciolta il 31 gennaio del ’48, dopo aver adottato la legge fondamentale con 458 voti favorevoli contro 62 contrari. La Costituzione italiana è una costituzione scritta, rigida, lunga, votata, compromissoria, democratica e programmatica. Ciò significa che le disposizioni aventi forza di legge in contrasto con la Costituzione, che è fonte di gerarchia del diritto, vengono rimosse. E’ necessario un procedimento parlamentare aggravato per la riforma o la revisione dei suoi contenuti (non bastando la normale maggioranza, ma la maggioranza qualificata dei componenti di ciascuna camera, e prevedendo per la revisione due successive deliberazioni a intervallo non minore di tre mesi l’una dall’altra).

La Costituzione è lunga, cioè contiene disposizioni in molti settori del vivere civile, non limitandosi a indicare le norme sulle fonti del diritto. In ogni caso, il disposto costituzionale presenta per larga parte carattere programmatico. E’ votata perché rappresenta un patto tra i componenti del popolo italiano. Compromissoria perché frutto di una particolare collaborazione tra tutte le forze politiche uscenti dalla seconda guerra mondiale. Democratica perché è dato particolare rilievo alla sovranità popolare, ai sindacati e ai partiti politici. Programmatica perché rappresenta un programma, cioè attribuisce alle forze politiche il compito di rendere effettivi gli obiettivi fissati attraverso provvedimenti legislativi non contrastanti con le disposizioni costituzionali.

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