LIBANO, DOPPIO ATTACCO KAMIKAZE A BEIRUT: 43 MORTI E 200 FERITI L'attentato è stato rivendicato dall'Isis: "Colpiti sciiti e apostati". Uccise anche diverse donne

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Beirut torna a tremare, ma stavolta non è la guerra civile a spargere morte è distruzione, bensì la furia sanguinaria dell’Isis. La scorsa notte due attacchi kamikaze hanno scosso la periferia meridionale della città, roccaforte di Hezbollah provocando la morte di almeno 43 persone, in larga parte civili, tra cui anche diverse donne e circa 200 feriti. Gli attentati, i più gravi degli ultimi 8 anni, sono stati subito rivendicati dal sedicente Stato Islamico. Il governo libanese ha decretato un giorno di lutto nazionale e la chiusura delle scuole “in solidarieta’ con le vittime del terrorismo”. Nella suo messaggio, rilanciato dal Site, il sito di monitoraggio dell’estremismo islamico, il gruppo jihadista afferma che “soldati del Califfato” hanno compiuto l’attentato a Beirut contro un “raggruppamento di sciiti” e “apostati”.

La prima esplosione si è registrata poco dopo le 18 (le 17 in Italia) in un affollato vicolo del quartiere di Burj al Barajne, tra l’omonimo campo profughi palestinese e la zona controllata dalle milizie sciite filo-iraniane. Nel comunicato pubblicato dal Site, l’Isis afferma che il primo kamikaze era a bordo di una moto bomba. La seconda esplosione – causata da un attentatore suicida a piedi secondo le parole dei jihadisti – è avvenuta dopo circa due minuti, a meno di cento metri di distanza, in via Hussayinia, all’incrocio di Ayn Sikke, poco lontano da un affollato caffè popolare e il retro dell’ospedale Rasul al Aaazam, gestito da Hezbollah.

L’esercito libanese ha confermato che si è trattato di due attentatori suicidi e che è stato ritrovato il corpo di un terzo kamikaze che non è riuscito a farsi saltare in aria. Del terzo attentatore non fa riferimento il comunicato attribuito all’Isis. Le immagini diffuse dalla tv al Manar del movimento sciita, la prima a raggiungere il luogo della strage, hanno mostrato edifici in fiamme, facciate dei fatiscenti palazzi sventrate, gente nel panico, corpi a terra e soccorritori con in braccio vittime sanguinanti. Sui social network è stata persino pubblicata la foto, la cui autenticità non è stata confermata dalle autorità, della testa staccata dal corpo di “uno degli attentatori”. Bisogna risalire al maggio 2007 per rintracciare un bilancio altrettanto grave consumatosi però a causa di un duplice attentato a Beirut e Tripoli, nel nord, nel giro di poche ore. A terra rimasero allora 48 persone.

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