MILANO, EBREO ORTODOSSO ACCOLTELLATO DAVANTI AD UNA PIZZERIA KOSHER L'uomo è stato colpito sette volte: tre alla schiena, una all'avambraccio e tre al volto

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E’ ricoverato al Niguarda di Milano, ma non è in pericolo di vita, l’ebreo che nella serata di ieri è stato aggredito e poi accoltellato. L’israeliano Nathan Graff, genero del rabbino della comunità locale Hetzkia Levi – colpito sette volte tre alla schiena, un all’avambraccio e tre al volto – era vestito con la tradizionale kippah ed era per questo riconoscibile. Per questo motivo gli investigatori temono che si possa trattare di un attacco di matrice islamica o antisemita, ma ancora non ci sono elementi sufficienti per comprovare la tesi.

Secondo alcune ricostruzioni l’uomo che lo ha aggredito aveva il volto coperto da un mezzo passamontagna e lo ha attaccato davanti ad una pizzeria kosher. Ci sarebbero due testimoni oculari, una donna e una bambina che si trovavano lungo la strada, ma a dare l’allarme è stato un passante che ha cominciato a gridare. La polizia ha per il momento smentito il fatto che l’aggressore abbia gridato la frase: “Ti ammazzo”. Inoltre secondo le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, con molta probabilità l’uomo non avrebbe agito da solo. Infatti dopo aver accoltellato Graff sarebbe fuggito a bordo di un’automobile guidata da un presunto complice.

La prefettura di Milano ha deciso di intensificare la vigilanza nei pressi di alcuni obiettivi sensibili e in mattinata è stato convocato un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con il sindaco della città meneghina, Giuliano Pisapia. “Noi andremo avanti senza farci intimidire”, ha dichiarato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei), Renzo Gattegna. Inoltre in mattinata è arrivata anche la condanna di Abdel Hamid Shaari, presidente dell’Istituto Culturale Islamico di viale Jenner, che si è detto preoccupato per l’alto rischio di emulazione. “Come comunità chiunque viene aggredito ha la nostra solidarietà – ha detto Shaari -, se è ebreo ancora di più. La nostra è una condanna totale”.

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