Folla alla camera ardente per l'ultimo saluto a Mario

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:32

Ultimo saluto bagnato (per la pioggia, certo, ma anche per la tanta commozione evidente nei volti dei presenti) per il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, 35 anni, ucciso a coltellate mentre era in servizio la notte tra il 25 e 26 luglio scorsi in pieno centro storico, a Roma, e deceduto poco dopo il suo arrivo in ospedale.

Folla in silenzio

Una folla composta si è radunata in Piazza del Monte di Pietà dove è stata allestita la camera ardente. Fino alle 20.30 sarà possibile rendere omaggio al 35enne nella cappella di piazza Monte di Pietà, a pochi passi dalla caserma dei carabinieri di piazza Farnese dove da anni Rega prestava servizio. Tra i primi a rendergli omaggio, oltre a parenti e colleghi, Salvatore Di Sarno, il sindaco di Somma Vesuviana, sua città natale in provincia di Napoli. Qui saranno celebrati i funerali lunedì mattina. Verso le 15:30 è arrivata la moglie. Me lo hanno ammazzato”, erano state le sue prime, strazianti, parole alla notizia dell'assassinio del marito. I due si erano sposati da un mese. Disperato e pieno di rabbia il commento a caldo del cugino del vice brigadiere. “Bastardi maledetti… vi ammazzo”, aveva scritto sui social alla notizia del fermo dei due americani. Ma oggi è il momento del silenzio e della preghiera: nessun rumore ma solo partecipazione commossa: in tanti hanno in mano dei fiori, altri si fanno il segno della croce, tutti si chiedono come sia stato possibile morire così. Alle 18,30 è attesa la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che portarà una corona di fiori. “A Roma Capitale mancano ancora 2000 agenti e forse non saranno nemmeno sufficienti” aveva commentato all'indomani dell'omicidio la sindaca intervistata su Agorà. “Abbiamo necessità di aumentare le forze di polizia. Non ci occupiamo di sicurezza, ma facciamo anche questo, dando supporto a tutte le forze dell'ordine. I numeri che ci restituisce la questura non parlano di un'assenza di sicurezza in questa città, poi fatti come questo ci gettano nel baratro”.
 

 

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