Torino, identificata la mummia della regina Nefertari al Museo Egizio

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Identificata la mummia di Nefertari. E’ l’annuncio di un gruppo di archeologi internazionali che ritiene che nel museo Museo Egizio di Torino sarebbero conservate le gambe di una delle donne più celebri dell’Antico Egitto, la moglie preferita del faraone Ramses II. Secondo lo studio, pubblicato su Plos One, le gambe della leggendaria regina sono conservate in una teca. Per identificare i suoi resti sono state fatte analisi chimiche, antropologiche, genetiche e datazione al radiocarbonio. Gli archeologi ritengono i resti sono quelle di una donna adulta di circa 40 anni (gli storici concordano sul fatto che Nefertari morì proprio a quell’età). Inoltre, i materiali utilizzati per imbalsamare le gambe sono in linea con i metodi usati nella mummificazione del XIII secolo a.C.

Alla moglie preferita del faraone Ramses II, venne dedicata una tomba splendidamente decorata nella Valle delle Regine. E anche se saccheggiata in tempi antichi, quando fu scoperta nel 1904 dall’archeologo italiano Ernesto Schiaparelli, conteneva ancora diversi resti che furono inviati al Museo Egizio di Torino, incluse parti di un paio di gambe mummificate (tibie e femori). Ma lo studio per scoprire se quelle gambe potevano effettivamente rappresentare tutto ciò che restava di una delle regine più leggendarie d’Egitto è stato intrapreso solo recentemente.

Le origini di Nefertari sono sconosciute, benché sia molto probabile che appartenesse, per nascita, all’aristocrazia. Presumibilmente fu una discendente del faraone Ay, come ci indica un pomello con iscritto il nome dello stesso re ritrovato nella tomba della regina. I numerosi decenni intercorsi tra il regno di Ay e quello di Ramses portano a escludere decisamente che Nefertari potesse essere figlia dell’anziano faraone Ay (morto nel 1319 a.C.) ma una nipote o bisnipote. Probabilmente nacque nella città di Akhmim, come testimoniano diverse statue. Il fratello, Amonmose, ricoprì la carica di sindaco di Tebe.

Nefertari andò in moglie a Ramses II e gli diede figli prima che questi ascendesse al trono (1279 a.C.): quattro principi e due principesse. Amon-her-khepshef, il primogenito, fu principe ereditario e comandante delle truppe. Pareherwenemef servì nell’esercito di suo padre. Il principe Meriatum divenne sommo sacerdote di Ra a Eliopoli. Il principe Meryre, quarto maschio, è menzionato sulla facciata del “Tempio minore” di Abu Simbel. Anche le due principesse Merytamon e Henuttawy, ritenute figlie di Nefertari, compaiono sulla facciata del medesimo tempio.

Insieme alla regina Tiy, fu la sola grande sposa reale ad essere deificata in vita. Ad Abu Simbel, a fianco del suo imponente tempio, Ramses II fece erigere anche un piccolo tempio dedicato ad Hathor e Nefertari. Il suo altissimo status è confermato dalle pitture che la rappresentano della stessa grandezza del sovrano. Negli scavi di Ḫattuša, la capitale ittita, sono state rinvenute copie delle lettere, scritte in alfabeto cuneiforme, riportanti la corrispondenza tra Nefertari e la regina Puduheba, moglie del sovrano ittita Hattušili III. Nelle lettere la grande donna egizia funge da diplomatica per la pacificazione tra i due regni.

Un altro indice di rilevanza sociale è rappresentato dagli appellativi con i quali venne denominata la regina: “signora di grazia”, “dolce d’amore”, “colei per cui splende il sole”. Ancora più importante è il titolo di “sovrana di tutte le terre“, esatto analogo femminile dell’appellativo “sovrano di tutte le terre” riservato al faraone, che non compare normalmente nella titolatura delle regine.

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