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Indonesia, si risveglia il vulcano Merapi: colonna di cenere su Yogyakarta

Allerta massima nella città di Yogyakarta, in Indonesia, dove in mattinata il vulcano Merapi è tornato a dar segni di attività. Due distinte eruzioni hanno generato un’altissima colonna di fumo e cenere, alta perlomeno sei chilometri, che ha costretto le autorità locali a diramare l’ordine ai residenti di tenersi a distanza perlomeno di un raggio di tre chilometri dal vulcano. Circa sette minuti di eruzione, sufficienti a sconsigliare alle compagnie aeree di passare troppo vicino alla bocca di fuoco o, perlomeno, di prestare massima attenzione nell’attraversare spazi di volo nei pressi del cratere. Al momento, tuttavia, non sembra vi siano i presupposti per un’allerta maggiore a quella della prudenza.

Un vulcano pericoloso

Lo stato di quasi costante attività del vulcano fa sì che il Merapi sia uno dei più sorvegliati del mondo, come del resto gli altri numerosi crateri presenti nell’arcipelago indonesiano. L’ultima grande eruzione risale al 2010, quando le autorità furono costrette a evacuare 280 mila persone, senza poter evitare la morte di altre 358, perlopiù a causa dei flussi piroclastici. Addirittura 1.300 restarono vittime della furia della montagna nel 1930. In generale, si tratta di uno dei vulcani più attivi del mondo e fra quelli ritenuti più pericolosi, per via delle sue improvvise eruzioni pliniane e anche per la sua prossimità a una zona densamente abitata. Basti pensare che la sola città di Yogyakarta, dalla quale dista di pochissimi chilometri, conta quasi tre milioni e mezzo di abitanti.

Il Merapi e la Cintura di fuoco

L’intensa attività eruttiva è ripresa con l’esplosione del 2010, una delle più violente dell’ultimo secolo, per poi riavviarsi con regolarità a partire dal 2012. Il Merapi rappresenta uno dei coni vulcanici più interessati da monitoraggio, peraltro situato nell’area del pianeta più soggetta ad attività vulcanica. Proprio in quest’area, nelle vicinanze del Merapi, si registrò la più violenta eruzione avvenuta in tempi storici, quella del Krakatoa, avvenuta il 27 agosto 1883, alla quale corrispose peraltro il più forte rumore mai udito dall’uomo.

DM

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