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Medici in fuga dal pronto soccorso: mille uscite all’anno. Sos sanità

Sanità senza medici. I camici bianchi che salvano la vita in pronto soccorso, sono pochi, stressati, usurati e scelgono spesso di lasciare. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Question Time alla Camera, ha risposto a un’interrogazione sulla carenza di medici. “Manca il personale sanitario perché da oltre dieci anni si è bloccato il turnover– afferma il titolare della Sanità-. Si è preferito strapagare esterni gettonisti invece di valorizzare la professione del Servizio sanitario nazionale. Manca un Ssn con la S in maiuscola perché alcune regioni non gestiscono al meglio i fondi. Mi si chiede cosa faremo. Ma quale governo si è preoccupato di sostenere il personale medico sanitario negli ultimi dieci anni? In quale legge di bilancio negli ultimi dieci anni c’è stato un aumento significativo delle retribuzioni per il personale medico sanitario? Abbiamo varato la prima legge di bilancio che invertirà questa tendenza”.

Organici carenti

Aggiunge Schillaci: “Le difficoltà di reclutamento, in particolare di medici ed infermieri, sono determinate dai vincoli di spesa esistenti. Ma anche dalla scarsa attrattività del sistema sanitario nazionale per i professionisti. Con la preoccupante conseguenza che spesso i concorsi espletati non consentono la copertura dei posti per la carenza di aspiranti. Soprattutto per alcune specialità. A riguardo, sin dall’insediamento di questo governo, ho promosso una serie di misure rivolte a potenziare gli organici delle strutture. Ma anche a migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti”. E nella Manovra ci saranno “apposite risorse per finanziare strumenti incentivanti da destinare al personale del Ssn“. In particolare, verrà considerata l’esigenza prioritaria di abbattere le liste d’attesa. E saranno dedicate specifiche risorse ai professionisti. Soprattutto quelli impiegati nei settori più critici da questo punto di vista al rinnovo dei contratti del comparto sanità. Oltreché al potenziamento dell’assistenza territoriale. Anche con riferimento a nuove assunzioni.

Medici d’emergenza

“In Italia oggi mancano nei pronto soccorso, secondo i nostri ultimi dati, circa 4 mila medici, ovvero il 40%. Negli ultimi 12 mesi noi abbiamo avuto l’uscita di un migliaio di colleghi e l’entrata di circa 500. Interessante il dato che emerge. L’uscita è per il 70% con dimissioni per pensionamento, scelta del privato o per la medicina generale. Il turnover tra giovani e ‘anziani’ è di 1 a 2. Ovvero due escono e solo un collega entra”. A fare il punto sulle carenze negli organici del Ssn è Fabio De Iaco. Il presidente della Simeu (Società italiana di medicina emergenza-urgenza) ha riunito a Roma oltre 140 direttori di pronto soccorso. Per l’evento “Accademia dei direttori Simeu 2023”. Allarme, dunque, per la condizione attuale dei dipartimenti di emergenza. Con la necessità di individuare delle soluzioni scientifiche. Dalla survey della Simeu, emerge un dato interessante sulle misure che le aziende sanitarie hanno messo in atto. Per sopperire alle uscite dei colleghi. “Abbiamo davanti una frammentazione estrema delle misure”, sottolinea De Iaco. “Nel 54% ci sono dei contratti atipici. Nel 48% delle aziende lavorano dei medici non d’emergenza pagati a prestazione- precisa-. Le cooperative dei ‘gettonisti’ sono usate nel 28% dei pronto soccorso. Ma con una grandissima differenza tra Nord (47%), Centro (19%) e Sud (10%)”.

 

Codici

Prosegue De Iaco: “Nel 32% dei pronto soccorso lavorano gli specializzandi. Il decreto ‘Bollette’ ha inserito questa possibilità. Ma è evidente che in molte aziende non sono stati fatti i bandi per accettare gli specializzandi. Ed è grave. Inoltre, soprattutto al Nord, ci sono ambulatori a bassa criticità che non sono gestiti da medici d’emergenza. Dove vengono dati codici verdi, gialli e rossi. Cinque notti al mese vengono considerate ‘lavoro usurante‘. Nell’82% dei pronto soccorso c’è almeno un medico che supera questo limite ogni mese. E che questo limite viene superato dal 45% di tutti i medici. Un livello di usura enorme“. 

Ufa

Intanto si è conclusa a Firenze PharmacON, la due giorni organizzata da Sifo sui servizi farmaceutici oncologici. Questa edizione, la quindicesima, ha visto al centro del convegno presentazioni di studi e dibattiti sul futuro dei nuovi farmaci in grado di lottare contro il cancro. Ma in particolare l’organizzazione delle cure, sempre più ritagliate attorno alla dimensione territoriale. Per effetto del Pnrr. Ma alla luce anche dell’esperienza pandemica che ha progressivamente messo in evidenza il bisogno di decongestionare le reti ospedaliere. Perno del cambiamento, dal lato organizzativo, sono le cosiddette Ufa, le unità farmaci antiblastici composte proprio dai professionisti che Sifo rappresenta.

Giacomo Galeazzi

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