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Ludopatia: l’invisibile catastrofe sociale e sanitaria

Sos ludopatia. L’Ipsico (Istituto di psicologia e psicoterapia comportamentale e cognitiva)  inquadra scientificamente il fenomeno. L’istituto è stato fondato nel 1993 e si occupa di clinica e formazione. Le sue ricerche riguardano l’ambito della psicologia, della psichiatria e della psicoterapia cognitivo-comportamentale. Attualmente è sede della scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia cognitivo-comportamentale per medici e psicologi. Secondo l’Ipsico la generazione e il mantenimento del comportamento ludopatico “passa attraverso una prima fase di ricerca e sperimentazione volontaria dello stimolo”. Ossia il cosiddetto gioco informale o ricreativo. In questo modo la vittima della ludopatia sperimenta l’effetto gratificante ed eccitante. Una reazione che. contemporaneamente, può essere percepita come sedativa e inibente di pensieri negativi e ansie esistenziali. Producendo a volte un aumento dell’autostima e socializzazione.

Costo sociale

Il gioco d’azzardo consuma le vite. “Considerava la slot come un’amica, ma anche una nemica. Gli suscitava forza e speranza qualche giorno, rabbia e frustrazione qualche altro. E poi viveva con addosso quelle emozioni. Se vinceva, si sentiva trattato bene dal mondo, era accomodante e affettuoso con tutti. Se perdeva, si sentiva tradito e quelli erano i giorni peggiori”, racconta Federica ai volontari del Gruppo Abele. Suo marito Giovanni è un giocatore d’azzardo patologico. Ha perso moltissimi soldi nelle sale slot e nel gambling online. Ha vissuto una condizione comune a tanti giocatori: umanizzava le macchinette. Le vedeva insomma come persone, capaci di provare e scambiare emozioni. Gli esperti che studiano il fenomeno lo chiamano antropomorfismo. “La cura della ludopatia è una risorsa per la collettività, sia a livello sanitario che economico- evidenziano gli operatori dei centri anti-dipendenze-. Chi ne è affetto ha infatti anche un costo sociale che tutti condividiamo”.

Emergenza ludopatia

Il termine ludopatia fa riferimento alla condizione di dipendenza dal gioco d’azzardo. Nei testi di ambito medico-psichiatrico e psicologico compare come sinonimo non preferenziale di gioco d’azzardo patologico. Quest’ultima definizione, anche nella forma abbreviata dell’acronimo G.A.P., è il termine tecnico. “Il gioco d’azzardo patologico si fonda molto su questa dinamica- spiegano all’associazione di volontariato fondata da don Luigi Ciotti-. Tra il giocatore e lo strumento del gioco si crea un rapporto di fiducia, che la vincita potenziale alimenta. Nei luoghi dedicati all’azzardo si vedono persone accarezzare o prendere a pugni le slot. Guardandole come amanti traditi”. Quando Giovanni ha faticosamente intrapreso un percorso per uscire dalla sua dipendenza, ha subito parlato al Gruppo Abele di questo morboso “affetto”. E di come, spinto nell’illusione della ricchezza, si sentisse “potenzialmente ricco”.

La trappola delle slot

Ma le slot non ricambiano l’affetto. Sono pensate per fregarci e sfruttano un metodo sottile. All’inizio lasciano vincere: piccole somme in modo frequente. Poi, quando l’adrenalina del gioco va fuori controllo, le perdite diventano travolgenti. “In termini tecnici, parliamo di rinforzo positivo intermittente”, puntualizzano i volontari-. Il nostro lavoro con Giovanni e con tante altre persone nella sua condizione è innanzitutto un lavoro di pazienza. Perché ammettere di aver mandato in fumo i risparmi di vent’anni non è per niente facile. E perché, un attimo dopo, c’è da ricostruire tutt’intorno un terreno di fiducia. Del giocatore nei confronti del mondo ma soprattutto di amici e parenti nei suoi confronti”. Il craving è il “desiderio impulsivo per una sostanza psicoattiva. Per un cibo. O per qualunque altro oggetto-comportamento gratificante”. Questo desiderio impulsivo sostiene il comportamento dipendente e la compulsione, finalizzati a fruire dell’oggetto di desiderio.

Ludopatia distruttiva

Il gioco d’azzardo in Italia si mangia ogni anno oltre 100 miliardi di euro. Distrugge vite, famiglie, rapporti. Non solo da un punto di vista economico. “Offriamo ascolto e sostegno psicologico a chi non sa come affrontare il problema. Accompagniamo le famiglie, spesso segnate da episodi di grave conflittualità. Incontriamo ragazze e ragazzi sia nelle scuole che nei loro luoghi informali di ritrovo. precisano al Gruppo Abele-. Non è solo un problema personale, ma di salute pubblica. Chiediamo norme che la tutelino”. Il craving, secondo lo studio Ipsico, è stimolato da fattori associati con l’oggetto della dipendenza (ad esempio il gioco nella ludopatia). Elementi capaci di svolgere un ruolo “trigger”, cioè “grilletto”. Ossia innescano un meccanismo di condizionamento. Ciò accade quando un soggetto dipendente incontra uno stimolo trigger. Ad esempio quando vede l’insegna di una agenzia di scommesse. Per associazione d’idee, infatti, si attiva il desiderio della gratificazione e dunque la compulsione a giocare. Gli scienziati hanno individuato diverse tipologie di craving associandole a tratti temperamentali o di personalità.

Giacomo Galeazzi

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