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Disabilità e guerra: allarme-fragili a Gaza. Appello Acs

Gaza, non lasciare soli i più fragili. La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre chiede alla comunità internazionale di aiutare ad evacuare la piccola comunità cristiana di Gaza. E tutte le persone che loro assistono. “Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato come si stia lavorando per cercare di portare via i tanti cristiani bloccati a Gaza. Ci associamo al suo impegno consapevoli che rischiano di trasformarsi in altri ostaggi nelle mani dei gruppi jihadisti”, commenta il direttore di Acs-Italia Alessandro Monteduro.  La fondazione pontificia Acs chiede di mettere in salvo la piccola comunità cristiana che è a Gaza. Attualmente sono tutti insieme all’interno della parrocchia della Sacra Famiglia. 600 cristiani dei quali 150 cattolici. Postando su X una fotografia della messa, Acs commenta: “Immagini che toccano il cuore. La piccola comunità cattolica di Gaza, nonostante i bombardamenti e l’ordine di evacuazione, si riunisce nell’unica parrocchia cattolica. Per pregare e invocare un miracolo: la pace. Per favore, pregate per loro. Dovrebbero essere evacuati”.

Alessandro Monteduro, Direttore ACS Italia (Foto: @acs_italia)

Compound Gaza

La solidarietà oltre ogni barriera. Hanno malattie genetiche gravi, diverse disabilità, già nella vita normale per loro è tutto molto complicato. Ora sono come in trappola. I trenta bambini curati dalle suore di Madre Teresa a Gaza sono attualmente nel compound della parrocchia della Sacra Famiglia. E non possono essere trasportati facilmente, “ci vorrebbero tante ambulanze attrezzate quanti sono i bimbi malati“, spiegano all’Ansa fonti del luogo. Nella stesa condizione sono anche una trentina di adulti, ospiti in una seconda casa delle Missionarie della Carità. Questi piccoli in difficoltà sono nel cuore di Papa Francesco che ha chiamato, ancora una volta, la parrocchia di Gaza. Il parroco, padre Gabriel Romanelli si trova a Betlemme perché non è riuscito a rientrare nella Striscia dopo lo scoppio della guerra. E ha raccontato a Tv2000 che Papa Francesco, dopo diversi tentativi, è riuscito a parlare con il viceparroco che è a Gaza, padre Youssef Asaad.

Angeli di Gaza

Il Pontefice ha chiesto notizie. Si è informato su come stavano. E soprattutto ha chiesto dei tanti bambini, soprattutto musulmani, assistiti dalle suore di Madre Teresa. E ha assicurato che sta facendo tutto il possibile per questa situazione. Le suore di Madre Teresa, lo scorso febbraio, avevano celebrato i cinquant’anni della loro presenza in questo angolo così tormentato del pianeta. “Sono gli angeli di Gaza“, aveva detto in quell’occasione il parroco Romanelli. Le Missionarie della Carità in questi cinque decenni hanno visto scontri, distruzioni, difficoltà di ogni genere. E sono andate avanti. Per questi bambini e per gli adulti più fragili che assistono nella Striscia. Loro riescono anche a muoversi normalmente fino ai campi profughi. Ma ora la situazione è di un gravità senza precedenti.

Foto © VaticanMedia

Innocenti da salvare

I bambini da loro assistiti non possono rispondere all’ordine di evacuazione intimato dal governo di Israele. Neanche volendo. Perché le loro condizioni di salute sono gravissime, spiegano dalla parrocchia cattolica di Gaza, al di là della guerra. Vivono con le suore. Le loro famiglie già prima avevano deciso, infatti, che non potevano farsene carico. La Santa Sede guarda quindi con particolare preoccupazione alla situazione. Il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin ha chiamato il primo ministro di Palestina Mohammad Shtayyeh per manifestare “dolore per quanto accade a Gaza“. Ha evidenziato anche che “i civili, gli ospedali e i luoghi di culto non devono essere coinvolti nel conflitto”. Un appello è arrivato anche dai Capi e Patriarchi di tutte le Chiese di Gerusalemme. Affinché vengano “salvate vite innocenti“.

Allarme-civili

“Abbiamo lasciato la scuola e siamo venute a stare nella parrocchia della Sacra Famiglia. Qui forse siamo più al sicuro. Tutti i cristiani di Gaza praticamente hanno trovato rifugio qui”. A dirlo all’agenzia dei vescovi Sir è suor Nabila Saleh. Preside della scuola delle Rosary’s Sisters, la più grande della Striscia. La decisione di abbandonare la scuola è arrivata dopo che Israele ha lanciato l’ultimatum agli abitanti di Gaza City. Affinché lascino la città per motivi di sicurezza. Alcuni degli sfollati ospitati nella scuola si sono spostati invece verso il valico di Rafah ancora chiuso. Gaza è già crollata con i bombardamenti aerei. E adesso con l’operazione di terra sarà la fine. Anche quartieri residenziali sono stati tirati giù. Purtroppo gli oltre 1.500 morti sono civili, non si tratta di esponenti di Hamas. E i palestinesi, nonostante gli inviti piovuti dal cielo tramite volantini di andare a sud, non vogliono lasciare le loro case. ‘Vogliamo morire qui’, mi dicono. Non sanno dove andare. E pensano che morirebbero anche altrove“. A parlare è Meri Calvelli, cooperante della Ong italiana “Associazione di Cooperazione e Solidarietà in Palestina”. E direttrice del Centro Italo-palestinese di Scambio Culturale Vik (dal nome di Vittorio Arrigoni)

Giacomo Galeazzi

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