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Cure di base in Uganda. Progetto-Katwe di Sant’Egidio

In soccorso dell’Uganda. Un presidio medico che offre cure mediche di base a chi non può accedere all’assistenza sanitaria. A realizzarlo nel popoloso quartiere di Katwe a Kampala in Uganda è Sant’Egidio. Nel paese africano la comunità è già presente con una “scuola della pace” dedicata ai bambini spesso costretti a mendicare durante la settimana ma che devono poter studiare e giocare come gli altri. Il presidio medico non intende sostituire il sistema sanitario. “Grazie all’impegno di volontari porta in questo quartiere povero e marginale le cure di base – spiegano i promotori dell’iniziativa benefica-. I primi beneficiari sono i bambini e le loro madri. Molti di loro sono mal nutriti, con gravi conseguenze per la salute e la crescita. In particolare per i più piccoli tra i 6 mesi e i 2 anni anche un banale raffreddore può avere effetti gravi. Per le madri il presidio è anche un’ opportunità per chiedere consigli su come proteggere al meglio i bambini”.

Foto di Antoine Plüss su Unsplash

Solidarietà in Uganda

In Uganda è attivo anche il progetto “Scale” per aumentare la copertura dei servizi di prevenzione e trattamento della tubercolosi nella regione di Karamoja. Il piano è stato realizzato con il contributo della Fondation Assistance Internationale (FAI). Intanto l’impegno di Cuamm procede a ritmo serrato in cinque distretti della regione, che è la più povera dell’Uganda. In strutture sanitarie e comunità locali vengono portate avanti attività di prevenzione, screening e follow-up che permettono di diagnosticare un maggior numero di casi e ridurre la perdita di pazienti in trattamento. Nell’ultimo anno sono stati coinvolti più di 3.400 operatori sanitari di villaggio, prendendo in carico 7.936 pazienti affetti da tubercolosi. E riportando in trattamento 1.407 pazienti che avevano sospeso le cure. Sempre nell’ultimo anno sono state attivate 78 cliniche mobili che hanno permesso di sensibilizzare e testare 7.931 persone nelle aree più remote della Karamoja meridionale. Sono state condotte sessioni di formazione “on the job” in 73 strutture sanitarie di terzo livello e 36 strutture di secondo livello. Nell’ambito del progetto si sta lavorando anche per migliorare il trattamento di pazienti affetti da tubercolosi multi resistente ai farmaci (Tb Mdr).

Un villaggio ugandese (© David Mark da Pixabay)

Cooperazione

Intanto anche la cooperazione internazionale dell’azienda ospedaliero-universitaria di Siena punta sulla formazione nell’Africa più bisognosa di sostegno. Si sono svolti 15 giorni di formazione del personale sanitario in ambito neonatale al Ruaraka Uhai Neema Hospital, il nosocomio istituito dalla organizzazione non governativa “World Friends“. Oltreché al North Kinangop Catholic Hospital. L’impegno per la formazione rientra nel progetto del ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale che punta a creare una rete sanitaria in Uganda, Kenya e Tanzania. All’iniziativa multinazionale aderisce il Csg, il centro di salute globale della Regione Toscana. In questo ambito l’Aou senese era già stata coinvolta nel 2021 per la valutazione e la fattibilità del progetto. Attraverso una prima missione di supervisione con un relativo studio di fattibilità. L’aiuto italiano ed europeo è fondamentale in un momento di grave crisi economica e sociale dell’Uganda. Il governo del Kenya ha deciso di concedere il permesso alla compagnia nazionale ugandese del petrolio (Unoc) di importare direttamente carburante dal porto di Mombasa all’Uganda attraverso i suoi oleodotti. Mettendo fine ad una faida tra i due paesi che è anche approdata al tribunale dell’Africa Orientale e ha danneggiato i legami diplomatici tra Nairobi e Kampala. Il ministro dell’Energia del Kenya, David Chirchir, ha confermato che sono in corso i lavori per il rilascio del permesso che consentirà alla Unoc di importare carburante direttamente attraverso la Kenya pipeline company (Kpc). Dopo il divieto d’accesso del Kenya al porto di Mombasa, l’Uganda si era rivolta alla vicina Tanzania e il parlamento ugandese, nei confronti del Kenya, aveva parlato di “cartelli che influenzano arbitrariamente i prezzi del carburante“.

Don Oreste Benzi in Uganda. Foto: Apg23

Testimonianza cristiana

I missionari cattolici svolgono un ruolo significativo nel paese africano. Il Santuario dei Martiri di Munyonyo, in Uganda, è stato elevato da papa Francesco a Basilica Minore.  Era stato l’arcidiocesi di Kampala a chiederlo in quanto “luogo privilegiato per l’incontro con Dio dove molti cristiani possano sperimentare il perdono del Signore attraverso il sacramento della Riconciliazione“. La basilica è dedicata ai 22 servitori, paggi e funzionari del re di Buganda, convertiti al cattolicesimo, messi a morte nel XIX secolo per aver rifiutato di abiurare la loro fede. la sua costruzione è iniziata nel 2015, proprio nel luogo dell’esecuzione. Papa Francesco ha benedetto la prima pietra il 27 novembre 2015 durante il suo viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. Quella di Munyonyo è la terza Basilica Minore dell’Uganda, dopo quella della Beata Vergine Maria di Londonga (1961) e il santuario di Namugongo (1993). E la 23° in Africa. Al titolo di Basilica Minore sono associati speciali privilegi ecclesiastici concessi dal Papa. Viene solitamente assegnato ad alcune chiese per la loro antichità, il valore storico o architettonico. O per il loro significato come luogo di culto. “Il decreto Domus Ecclesiae della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti contiene le norme per la concessione del titolo di Basilica Minore. E stabilisce che una Basilica deve distinguersi come centro di liturgia e di pastorale”, riferisce Vatican News. Papa Francesco evidenzia il “profondo insegnamento dei martiri ugandesi”. Perché “il dono dello Spirito Santo ci è stato dato per essere condiviso col prossimo”.

 

Giacomo Galeazzi

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