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Il Cristo “snodabile” di Burgos. Storia di un miracolo

Grandi protagonisti della religiosità popolare durante il tempo di quaresima sono i crocifissi lignei che, in occasione della Settimana Santa vengono spostati dalle loro cappelle per venir mostrati al pubblico e portati in solenne processione per le strade e le piazze delle città tra canti e preghiere, litanie e giaculatorie. Questi crocifissi vengono spesso vestiti con tessuti di altissima fattura e adornati con speciali composizioni floreali.

Uno dei paesi in cui le liturgie della Settimana Santa sono particolarmente vive e partecipate è la Spagna dove le liturgie animate dalla pietà popolare sono ormai diventate patrimonio religioso ma anche culturale, essendo queste tradizioni un richiamo folcloristico per turisti e curiosi anche al di là del coinvolgimento religioso e della pietà personale.

Tra i molti Cristos protagonisti della Semana Santa c’è una particolare scultura lignea a cui la tradizione attribuisce numerosi miracoli e prodigi e la cui stessa origine è avvolta da un misterioso episodio. Si tratta del noto “Cristo di Burgos”, conosciuto anche come Cristo di Sant’Agostino, custodito in una cappella della Cattedrale di Burgos (situata nella regione di Castilla y León), una cattedrale gotica che l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità. I documenti attestano l’esistenza di una devozione a questo crocifisso già nel 1399. La sua fama si estese incredibilmente in tutto il paese durante il Medioevo, superando persino quella di Santiago di Compostela. Si tratta di una delle statue raffiguranti il Cristo, più famose e preziose, per le sue caratteristiche e datazione, di tutto il paese iberico.

Da San Andrés alla Cattedrale

Fin dal suo ritrovamento il Cristo è stato custodito nel convento agostiniano di San Andrés ma durante l’invasione napoleonica del 1808 i monaci decisero di metterla in salvo portandola nella chiesa di San Nicolas per un tempo. Fu nel 1836 che gli agostiniani – cacciati dal loro convento – decisero di trasferire la preziosa reliquia nella Cattedrale della città. Attualmente si trova inserita in una retablo neogotico risalente alla fine del XIX secolo, opera dell’architetto e restauratore spagnolo Vicente Lampérez y Romea.

Un’opera d’arte medievale

La statua – di altezza naturale, in legno di pino ricoperto di pelle di bovino – risale al XIV secolo e il suo autore è ignoto. I tratti sono estremamente realistici e mostrano un uomo stremato dal dolore. La parte inferiore del corpo è ricoperta da una particolare veste di velluto, una specie di gonna, che i canonici della cattedrale cambiano periodicamente in base al colore del tempo liturgico. Ai piedi del crocifisso sono collocate tre uova di struzzo (originalmente erano cinque), probabilmente arrivate dall’Africa e donate da un commerciante nel XII secolo. La particolarità di questa statua è la possibilità di movimento del collo, delle braccia delle gambe e persino delle dita grazie a delle articolazioni, ricoperte di lana e pelle. Queste articolazioni si rendevano necessarie per le liturgie che nel medioevo venivano celebrate il venerdì santo. Recenti studi hanno dimostrato che capelli, la barba e denti sono naturali e, secondo la tradizione, sono cresciuti miracolosamente lungo gli anni. La leggenda attribuisce poi la statua allo stesso Nicodemo.

Le origini miracolose secondo la leggenda

Storia e leggenda si mescolano soprattutto riguardo all’origine della statua. La leggenda – risalente al XV secolo – narra infatti che un mercante spagnolo in partenza per le Fiandre ottenne l’assicurazione di una preghiera da parte dei monaci agostiniani della sua Burgos ai quali promise di portare dei doni. Tuttavia dimenticò la promessa fatta e nonostante gli affari fossero andati bene non onorò la parola data. Durante uno dei suoi successivi viaggi, dopo tre giorni di tempesta in alto mare e temendo di perdere la vita, il commerciante chiese perdono per le sue colpe promettendo di espiarle a cambio di aver salva la vita. Improvvisamente vide una teca comparire sulle onde, questa conteneva la preziosa statua che il navigante decise di donare ai monaci agostiniani. Narra inoltre la leggenda che al momento del suo ingresso nella Cattedrale di Burgos, le campane iniziarono miracolosamente a suonare. Molti sono i miracoli attribuiti al crocifisso, numerosissimi gli ex-voto che i fedeli hanno donato negli anni per grazia ricevuta.

Da Burgos al mondo…

Il Cristo di Burgos ispirò numerose repliche in Spagna e nel mondo, specie in Sud America e nelle Filippine dove gli agostiniani spagnoli portarono la devozione. La più nota e antica delle repliche si trova a Sevilla, mentre i dipinti ispirati a questo crocifisso arrivarono anche in Italia.

Santi e reali ai piedi del crocifisso

Tra i vari aneddoti e racconti che vengono tramandati sul Cristo di Burgos c’è l’episodio della visita di Isabel la Cattolica, regina di Castiglia, (1451-1504). La regina volle prendere con sé uno dei chiodi come reliquia per la sua devozione personale ma quando un monaco agostiniano tolse il chiodo, il braccio di Gesù (essendo articolato) cadde a penzoloni e cominciò a dondolare. La regina si impressionò molto tanto che svenne dallo spavento. Inoltre si attesta che altri reali passarono a rendere omaggio a questo prezioso crocifisso, come ad esempio Filippo II, Anna d’Austria e Carlo III. Molti anche i santi che pregarono innanzi al Cristo di Burgos, tra loro: santa Teresa di Gesù, san Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio.

Miguel Cuartero Samperi

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