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Avaz: in Camerun, una scuola a misura di famiglia

Sangmélima, nel sud del Camerun. Un luogo dove la crisi sociale diventa spinta per uno slancio di solidarietà che, da quasi quarant’anni, consente la creazione di progetti di sviluppo, cooperazione e azione solidale. Del resto, l’associazione Avaz (in origine acronimo di Associazione Volontari amici dello Zaire, poi rinominata in Associazione Volontari per lo Sviluppo dei Popoli) è stata creata con questo scopo. Nel 1985, quando i mezzi erano più limitati e la conoscenza non era a portata di rete. E, soprattutto, quando l’Africa appariva ancora come un continente lontano, dove l’impellenza dei bisogni impediva di scorgere le potenzialità di sviluppo, anche le più semplici, come quelle portate dalla scuola. Un terreno difficile ma estremamente fertile, nutrito dalla volontà di trasformare la solidarietà in qualcosa di concreto rispetto al semplice sostegno economico.

L’impegno di Avaz

La missione di solidarietà gratuita di Avaz ha preso forma come la creta modellata da abili mani. Fino all’ottenimento, nel 1999, dello status di Organismo Non Governativo per ben tre settori (Programmi di cooperazione a breve e medio periodo nei Paesi in via di sviluppo, Formazione in loco dei cittadini dei paesi in via di sviluppo, Attività di informazione). Travalicando, nel frattempo, i confini dell’ormai ex Zaire e impiantando la sua azione solidale appena al di qua del territorio di quella che, oggi, è la Repubblica del Congo. Perché a Sangmélima, in Camerun, non c’è solo uno slancio di generosità ma un impegno vero e proprio, sottoscritto nel 2008 e rinnovato, dieci anni dopo, per un ulteriore decennio. Segno evidente di come la solidarietà punti a mettere radici stabili, come motore sociale piuttosto che lenitivo.

Il Villaggio Fraternité

“Il Progetto del Villaggio Fraternité – ha spiegato a Interris.it Giorgio Cionfrini, responsabile del Sostegno a distanza di Avaz – nasce perché in Camerun non esistono scuole pubbliche. E, per dare la possibilità di usufruire della scuola anche a famiglie che non avrebbero i mezzi per sostenere i bambini, abbiamo creato questo centro di accoglienza. Su 285 bambini che frequentano l’istituto, circa una novantina sono sostenuti dall’Italia con il sostegno a distanza”.

Una modalità di fruizione che viene incontro alle esigenze dei meno abbienti, consentendo ai loro figli di avere le stesse possibilità di costruzione del proprio futuro. Più o meno quanto accaduto anche in altri contesti dell’Africa centro-settentrionale, ad esempio in Senegal: “Nel 2018, grazie all’aiuto del vescovo locale che ci ha messo a disposizione un terreno, abbiamo aperto una scuola in uno dei sobborghi più poveri di Dakar. Di fatto, con un progetto finanziato dalla Cei, siamo riusciti ad aprire un istituto”.

Da Dakar a Sangmélima

Dakar come Sangmélima, ma con tutte le caratteristiche (e le difficoltà) di una capitale: “Dakar è molto grande e, purtroppo, le scuole sono a pagamento. Anche lì è nata un’esigenza di poter offrire un’educazione scolastica anche a bambini che non potevano accedervi”. E, anche se la gestione dei progetti differisce (“In Senegal è stato portato avanti dalla diocesi locale”), l’obiettivo resta lo stesso: “In Camerun è l’associazione stessa a gestire la direzione della scuola. Abbiamo un volontario che sta lì da 12 anni come capoprogetto. E lui, assieme a una persona del posto, opera con continuità. Lo scopo è rendere autonomi studenti e famiglie”. Senza rifiutare un aiuto, qualora questo dovesse bussare: “L’associazione manda avanti il villaggio anche sul piano dell’accoglienza di eventuali volontari del Servizio civile che partono dall’Italia”.

Nuovi frutti

Come sempre accade, la generosità paga. E l’impegno solidale genera frutti spontanei, che portano i risultati prefissati a essere persino migliori: “Nel 99% dei casi – spiega Giorgio – il sostegno delle famiglie italiane termina con la scuola media. In casi sporadici però, e ce ne sono stai negli ultimi anni, alunni particolarmente brillanti e con voglia di proseguire gli studi sono stati sostenuti dalle famiglie italiane anche in quest’altro percorso. Pur non facendo parte del progetto originario, se ci viene richiesto e l’alunno è meritevole, lo facciamo con piacere”. Tasselli che incoraggiano nuovi progetti, non solo sul territorio africano: “Ne abbiamo anche in Italia, soprattutto nelle scuole, dove cerchiamo di trasmettere il messaggio del sostegno e della sostenibilità, sviluppando progetti di collaborazione e iniziative come la bottega di commercio ecosolidale a Roma”.

È chiaro che tutto inizia dalla volontà di chi si prodiga per gli altri. Perché una generosità senza impegno costante rischia di essere fine a sé stessa. L’obiettivo di Avaz, invece, è di impiantare fondamenta di elevazione sociale, fornendo lo strumento più utile, quello dell’istruzione: “Io ho cominciato perché, una decina di anni fa, avevo deciso che volevo fare qualcosa per gli altri. Ora che sono prossimo alla pensione spero di poter incrementare ancora di più il mio contributo”.

Damiano Mattana

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