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Ecco come cambia l’assistenza: il nuovo identikit dei collaboratori familiari

L’assistenza cambia volto. E con essa il welfare. Sono considerati lavoratori domestici, non soltanto coloro che sono addetti alle ordinarie incombenze familiari. Il lavoro domestico è storicamente visto come un’attività prettamente femminile. Tanto che nel linguaggio comune si tende a declinare al femminile “le colf” e “le badanti”. Tuttavia, come sottolineato dall’ Osservatorio DOMINA, negli ultimi anni è aumentata la componente maschile in questo settore. In particolare nelle province del Sud come, per esempio, Palermo e Messina. Dove circa il 30% dei collaboratori familiari (colf) sono uomini. L’Osservatorio Nazionale DOMINA sul Lavoro Domestico è un centro studi e raccolta dati per monitorare e studiare le attività, i fenomeni e i trend del settore a livello nazionale e locale. È stato istituito nel 2019 da DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro domestico (Firmataria del CCNL di categoria), che tutela le famiglie nella gestione dei rapporti professionali con i lavoratori. L’Associazione ha deciso negli ultimi anni di dare valore al proprio patrimonio informativo creando un Osservatorio statistico per monitorare la struttura occupazionale, il peso delle retribuzioni dei lavoratori sui bilanci familiari, l’incidenza del settore sul PIL, le differenze regionali, il confronto con dati e politiche nazionali ed europee e aspetti trasversali legati al lavoro domestico.

Osservatorio

In Italia, i dati INPS certificano l’evoluzione del lavoro domestico maschile negli ultimi anni. Il trend dei lavoratori domestici maschi risulta in declino costante dal 2013 al 2019. Nel 2020, però, si registra un importante aumento. Raggiungendo nel 2021 un’incidenza del 15,3% sul totale. L’andamento subisce nuovamente una diminuzione nel 2022, tornando ai livelli del 2014. Ecco chi sono questi lavoratori? Dai dati dell’Osservatorio DOMINA sul lavoro domestico emerge come si tratti principalmente di addetti alle pulizie, giovani e stranieri. In numero assoluto sono oltre 121 mila i lavoratori domestici maschi presenti, ovvero il 13,6% dei domestici totali. Nell’80% dei casi di tratta di lavoratori stranieri. Il progetto dell’Osservatorio nasce proprio per mappare l’evoluzione del settore al fine di contribuire dinamicamente alla valutazione delle trasformazioni sociali, economiche e normative del lavoro domestico e alla progettazione di politiche fiscali e di welfare che possano tutelare. E sostenere la famiglia datore di lavoro domestico nel compito di cura.

Cambia l’assistenza

Lorenzo Gasparrini è il segretario generale di DOMINA. E spiega: “Sebbene il lavoro domestico sia tuttora in gran parte gestito da donne – in Italia come nel resto del mondo – la componente maschile è tutt’altro che marginale, soprattutto in alcune realtà territoriali. È importante quindi tenerne conto quando si affronta il tema. ‘I colf’ e ‘i badanti’ sono figure professionali con caratteristiche molto diverse rispetto a quelle femminili, e necessitano quindi di servizi e tutele particolari“. Per analizzare queste evoluzioni l’Osservatorio Domina offre un servizio unico in Italia, che viene utilizzato per studi e ricerche a carattere sociologico, giornalistico e storico. Studiare l’evoluzione del welfare familiare permette di pianificare interventi a sostegno della fragilità. Soprattutto in quei nuclei nei quali si sommano più criticità. Tracciare l’identik di queste figure professionali, infatti, consente di conoscere e rafforzare la rete di assistenza domiciliare.   

Monitoraggio-assistenza

L’incidenza maschile nel comparto domestico, mediamente dell’13,6% a livello nazionale, raggiunge il 23,1% in Sicilia, il 17% in Calabria e quasi il 19% Campania. In particolare l’obiettivo dell’Osservatorio è quello di trasferire le conoscenze della ricerca alla pianificazione di politiche di lungo periodo e di strategie di sensibilizzazione. Attraverso attività di informazione, formazione, monitoraggio e ricerca. Tra i lavoratori domestici rilevati dall’Osservatorio Domina è prevalente la mansione di colf rispetto a quella di badante, dove invece le donne hanno un’incidenza maggiore. La retribuzione annua media è più bassa rispetto a quella delle lavoratrici femminili. Probabilmente anche per la minore presenza di badanti, che svolgono più ore. E quindi hanno una retribuzione maggiore. Un ulteriore elemento di riflessione è dato dalla distribuzione per classe d’età. Secondo i dati INPS elaborati dall’Osservatorio DOMINA, l’età media dei lavoratori maschi è di 44,0 anni contro i 50,5 anni della componente femminile.

Incidenza

Ad essere particolarmente interessante è l’aspetto territoriale di questo fenomeno. In quasi tutte le Regioni gli uomini sono impiegati prevalentemente come colf. Sono in controtendenza Sardegna, Basilicata e Molise, dove gli uomini svolgono soprattutto mansioni di cura alla persona. La prima provincia con la maggiore incidenza di domestici maschi è Palermo (28,2%), dove i domestici maschi sono quasi 4 mila. E rappresentano il 3% del totale dei lavoratori maschi. Principalmente questi lavoratori sono impiegati come Colf (82,1%). In questo caso si tratta nella maggior parte dei casi di addetti alla pulizia con cittadinanza straniera. L’ incidenza supera il 22% in altre 4 province del Sud: Messina (27,1%), Napoli (23,4%), Catania (22,7%) e Reggio Calabria (22,3%). In queste prime 5 province lavorano più di 14 mila addetti domestici. Ovvero l’11,6% di tutti i lavoratori domestici maschi.

Operatori

È interessante sottolineare come, negli ultimi due anni, nella provincia di Bergamo i lavoratori domestici maschi siano aumentati notevolmente. Tanto da diventare la sesta provincia d’Italia per incidenza di lavoratori domestici maschi. Inoltre questo settore nel Bergamasco, è dominato per il 92,5% da stranieri. Se nel 2019 erano circa mille i lavoratori maschi, nel 2022 sono 2.700. In molte altre province, invece, il lavoro domestico maschile è quasi inesistente: Rovigo, con solo 150 operatori maschi, è la provincia con l’incidenza più bassa di lavoro maschile nel settore domestico. Lo stesso ad Udine dove su oltre 9 mila lavoratori domestici solo 525 sono di genere maschile. La presenza di colf di genere maschile in queste province a bassa incidenza di lavoratori domestici “maschi” non è predominante. Sembra che sia presente meno personale maschile, ma più specializzato verso l’assistenza personale. Anche l’incidenza di stranieri tende a diminuire annullandosi quasi ad Oristano (7,7% lavoratori domestici maschi stranieri).

 

 

Giacomo Galeazzi

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