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Alpini e non vedenti in montagna insieme: l’esperienza inclusiva a Bassano del Grappa

Il disabile ha bisogno di sentire che c’è qualcuno che crede in lui e che lo guarda con gli stessi occhi con cui si guarda chi non ha i suoi problemi. Purtroppo però, non sempre questa è la realtà e spesso ci si trova difronte a dei no, a delle porte chiuse, alla filastrocca del “tu non puoi perché sei cosi”. Si tratta di pregiudizi, di luoghi comuni che possono infondere nella persona disabile tanta sofferenza e insicurezza.

L’intervista

A Bassano del Grappa c’è un gruppo di alpini che crede nelle potenzialità dei disabili e dal 2011 ha dato vita al progetto “Insieme si può”, rivolto alle persone con problemi visivi. Interris.it ha intervistato Aldo Primon, alpino guida per non vedenti e ideatore del gruppo.

Aldo, come è nata questa iniziativa?

“Io come tanti colleghi alpini volevamo trovare un modo per fare del bene. Ognuno di noi lo faceva per conto proprio, ma sentivamo il desiderio di unirci e indirizzare le nostre azioni verso qualcuno di preciso. Poi, tutto è iniziato per caso nel 2010 quando abbiamo accolto un appello apparso sul Giornale di Vicenza in cui una ragazza non vedente, Silvana Valente, campionessa mondiale di tandem, chiedeva se qualcuno la potesse aiutare per uscire e svolgere attività motoria. Da questa semplice richiesta abbiamo subito capito che c’era molto da fare per le persone con problemi visivi e così abbiamo iniziato questa meravigliosa avventura”. 

Cosa proponete?

“Un sabato al mese organizziamo un’attività diversa a seconda anche della stagione. Durante la primavera e l’estate si tratta generalmente di escursioni sul Monte Grappa e sull’Altopiano di Asiago, luoghi scrigno di indicibili sofferenze e ogni volta documentiamo e curiamo la descrizione storica e geografica del posto e la inoltriamo anche in formato audio per permettere alle persone non vedenti di prepararsi. Inoltre, abbiamo proposto uscite di nordic walking, l’esperienza al velodromo per chi ama il brivido della velocità in pista con il tandem e il mese scorso abbiamo affrontato l’ebrezza del rafting lungo il fiume Brenta. La nostra uscita non è una semplice gita, ma ci dotiamo a turno di borsone e pinza per raccogliere i rifiuti lasciati sui sentieri dagli incivili, e che smaltiamo correttamente grazie alla collaborazione con Etra Spa, che gestisce i rifiuti nella nostra zona”. 

Ci sono delle uscite che avete fatto e che sono state un grande traguardo?

“Sì e si tratta di attività più difficili perché presupponevano la vista per essere interpretate fino in fondo. Noi però siamo riusciti a trovare un modo per spiegarle e per farle assaporare. Si tratta di partecipazioni a concerti e a spettacoli teatrali, oppure a visite a musei, o le giornate sensoriali in parchi in cui abbiamo sperimentato la conduzione di una persona cieca esclusivamente attraverso la voce, descrivendo luoghi e colori. Abbiamo proposto anche uscite in orti botanici in cui abbiamo avuto modo di odorare essenze, di spiegare le piante attraverso le mani e di assaggiare frutti cercando di scoprirne la provenienza e la maturazione. Per una persona non vedente si tratta di esperienze capaci di suscitare molte emozioni nuove”.

Come viene gestita l’uscita?

“Con i nostri pulmini e vetture passiamo a prendere i non vedenti nei punti di incontro che solitamente sono le stazioni di Padova, di Vicenza e di Bassano. Ogni non vedente ha un accompagnatore che lo aiuta durante tutta la giornata e ogni volta siamo tra le ottanta e le novanta persone. A conclusione di qualsiasi evento, c’è il nostro “terzo tempo” durante il quale assaggiamo i dolci portati da casa e cantiamo accompagnati dall’immancabile chitarra”.

Trovate qualche problema nel portare a termine quella che per voi è una “missione”?

“Purtroppo sì, perché dopo più di dieci anni da quando abbiamo iniziato ancora ci troviamo ad affrontare lo stesso ostacolo. Il nostro più grande desiderio è quello di raggiungere più persone possibile, ma ad oggi ancora non abbiamo alcun aiuto dalle sedi locali dell’unione ciechi, che non ci forniscono i nominativi degli iscritti per una questione di privacy. Negli anni ci siamo accorti che tanti non vedenti anche della zona non ci conoscevano e quando vengono a contatto con noi è per un semplice passaparola. Fortunatamente il bene fa rumore e un poco alla volta siamo riusciti a coinvolgere persone provenienti non solo dalla nostra provincia, ma anche dalle altre del Veneto e in alcune occasioni ci raggiungono anche persone da Trieste, Genova, Perugia e Mantova”. 

Quale è lo scoglio più alto da affrontare per chi non ha la vista?

“Sicuramente è il panico per qualcosa che non ha mai potuto vedere e che dunque non sa immaginarsi. Per questo motivo attraverso le nostre attività vogliamo che i non vedenti possano avvertire la fiducia che tutti noi riponiamo in loro e li facciamo provare a fare tante cose diverse che da soli non farebbero mai. Ancora dopo tanti anni non c’è nulla di più gratificante dello stupore ingenuo e soddisfatto di chi prende atto che ce l’ha fatta”. 

Elena Padovan

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