Fedeltà uguale felicità

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bernardL’estate può aiutarci a stare più vicini, per la possibilità di vivere la bellezza della natura insieme alla persona che amiamo. Si dice poi che le vacanze grazie ai viaggi facilitino gli incontri con nuove persone, con le quali si crea un’empatia. Ma ci chiediamo: cosa succede dopo? L’estate può diventare la più triste stagione dell’anno: tante speranze, e poi una delusione ancora più grande.

Così, quasi senza che ne accorgiamo, le vacanze si iscrivono nel dibattito sulla famiglia provocato dal Sinodo voluto da Papa Francesco. In realtà parliamo del rapporto delicato ed essenziale tra amore e le più profonde speranze umane. L’arco della felicità che può cominciare un bel giorno destate, con un innamoramento vorrebbe – e dovrebbe – avere un’opportunità di sviluppo positivo. Purtroppo molto spesso viene rotto, troppo presto.

In un monastero, molto frequentato dai turisti proprio in estate, un monaco-guida spiegando gli affreschi sulla parete del chiostro riesce a suscitare un interesse straordinario dei visitatori raccontando dell’investitura del novizio rappresentato sull’affresco. E sviluppando un’analogia apparentemente strana tra la professione monastica e il matrimonio.

Il coinvolgimento definitivo di un candidato alla vita di una comunità monastica (la professione solenne) non accade infatti che solo dopo qualche anno di prova. Anzi, la tradizione monastica richiedeva una prova assai dura per verificare la vocazione. Entrare in monastero è, toutes les proportions gardées, sposalizio di una comunità reale. Soprattutto nella tradizione benedettina, il candidato vuol vivere con essa fino alla sua morte, nel bene e nel male, nonostante le difficoltà e le limitazioni dei confratelli. Nel momento della “professione”, lo dichiara pubblicamente davanti alla Chiesa. Ovviamente manca la dimensione di intimità coniugale, ma la sfida di vita sotto lo stesso tetto 24 ore al giorno non è più piccola. Anzi: ci sono tanti caratteri, tante differenze di età, cultura, sensibilità. Sembra una cosa impossibile, eppure nei secoli troviamo tanti esempi che dimostrano che invece si può.

La base per riuscire? L’onestà reciproca e la preparazione (o piuttosto la formazione) giusta. Ci vuole qualche anno per maturare una tale decisione definitiva – sicuramente senza garanzia del successo – e il candidato durante la sua formazione deve ricevere anche i mezzi per mantenere la sua fedeltà.

Se guardiamo come ci si prepara oggi al matrimonio molto spesso vediamo una tendenza opposta: non si dice tutto, si nascondono le difficoltà creando l’illusione che per amore tutto sia facile. E quando invece arriva la prima crisi, il rapporto finisce subito, lasciando dolore e frustrazione, ed eventualmente, in una prospettiva più lunga, indifferenza.

Un legame così importante come il matrimonio richiede una preparazione e una formazione molto seria. Se la professione monastica, pur non essendo un sacramento della Chiesa, prepara su tanti livelli formativi, tanto di più dovrebbe farlo che si accinge alle nozze. Per conoscersi veramente, ci vogliono tante prove. Si deve arrivare fino alla base delle motivazioni, per cercare quei punti di riferimento che in caso delle difficoltà “tengano” il connubio. Non invano in una delle pericopi evangeliche per matrimonio si legge la parabola sulla casa costruita sulla roccia. La nostra società, come dicono alcuni “liquida”, esige la forza e la stabilità della roccia. San Benedetto richiede dai suoi monaci proprio il voto di stabilità. E questo costa tanto: pazienza, perseveranza e soprattutto l’umiltà di dimenticare se stesso e pensare al bene della persona che amiamo.

I viaggi di vacanze, non solo estivi, possono anche includere vari monasteri. Tanti hanno le foresterie dove si può passare qualche giorno. Forse vale la pena osservare questa forma di vita dove, certo, ci possono essere le infedeltà, ma ci sono anche tantissimi esempi di persone fedeli e felici.

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