Editoriale

Le resistenze al cambiamento che ostacolano la modernità

Le commissioni affari costituzionali e lavoro sono riunite in Parlamento per definire proposte migliorative rispetto al DL PA bis. Ma apprendiamo che il Ministero della Università è poco incline a proposte che possano ricorrere a modalità moderne e flessibili che le tecnologie digitali mettono a disposizione allo scopo di ottenere elevata qualità di formazione per gli aspiranti docenti. Infatti il decreto prevede all’articolo 20 una serie di disposizioni in materia di reclutamento del personale scolastico ed accelleratorie dei concorsi PNRR per migliorare il sistema dell’educazione italiana con obbiettivi da raggiungere attraverso misure relative alla abilitazione degli insegnanti.

Sembrava scontato che si dovesse finalmente far ricorso alle tecnologie digitali per corsi on line tout court, ma non è così. Sotto sotto, negli ambienti dell’impiego pubblico, ogni occasione viene utilizzata per tenere in piedi modelli formativi obsoleti, segnando ancor più la distanza con i sistemi moderni di formazione affermatisi definitivamente con la emergenza pandemica. Questa esperienza pur limitante ci ha permesso di ottenere sul campo efficienza, risparmio di tempo e di denaro, produttività garantita dal digitale soprattutto nei sistemi di apprendimento. Per le persone adulte che fruiscono la formazione, sappiamo che sopportano grandi disagi nel conciliare famiglia, lavoro, formazione, e dunque semplificare ogni aspetto grazie ai mezzi messi a disposizione dalla modernità con minori costi in generale. Insomma diventa una grande occasione non a scapito della qualità dell’apprendimento, ed anzi si raggiunge più facilmente. Come il lavoro agile innalza la produttività, ed anche nell’apprendimento per via digitale, si realizzano gli stessi obiettivi. Ma allora perché tanta avversione? Credo che dietro le resistenze al cambiamento non ci sono motivazioni legate alla ricerca del buon risultato per l’acquisizione di abilità professionali come si vuol far credere, ma semplicemente il prevalere strutture di potere e di piccolo cabotaggio delle corporazioni con i loro sistemi e sottosistemi, aggravano ancor più i problemi che abbiamo anziché risolverli.

Prendiamo ad esempio l’esercito dei precari che orbita da troppi anni intorno alle istituzioni scolastiche con paghe da fame in costanza di disorganizzazione pagata dagli studenti. Sono 50-60 mila e se dovessero partecipare a corsi organizzati come nel passato, saranno costretti a passare per strettoie da cui non ne verrebbero fuori neanche nel 2033. Sindacati e forze politiche parlano sempre di loro, ma poi alla fine contano più le corporazioni che i loro interessi e quelli degli studenti. Ed allora almeno per loro stavolta si cambi verso e si usi l’online senza lacci e lacciuoli pretestuosi, e sicuramente potremo vedere la differenza.

Raffaele Bonanni

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